Lui è Paolo, un bel bambino palermitano. Nasce il 19 gennaio 1940 nel quartiere della Kalsa o dei “Tribunali”. Una famiglia felice. Diego e Maria Pia insegnano a lui, Adele, Salvatore e Rita l’amore e la coerenza. Credere, e battersi, per le proprie idee. Paolo è un ragazzino intelligentissimo, sorprende tutti. Un pò timido, ma quando indossa i calzoncini e la maglietta rosanero per tirare quattro calci in quel campetto alla Kalsa si trasforma.

A lui e Giovanni, che incontra in una partita, piace il gioco di squadra. Babbìanu. Tu cosa farai da grande, gli chiede Giovanni. Forse il giornalista o il giudice. Qualcosa che abbia a che fare con la giustizia, con la verità. Siamo d’accordo, un sorriso sulle labbra di Giovanni, basta ‘che cosi tuorti, con le cose storte. Calcio, sogni, studio. Le scuole dell’obbligo, poi il liceo classico. Paolo è direttore del giornale studentesco “Agorà” ma l’11 settembre 1958 sceglie Giurisprudenza, numero di matricola 2301. Un giorno, è coinvolto in una rissa tra studenti di destra e di sinistra, lo portano in tribunale. Io non ho fatto nulla di illegale, signor giudice. Cesare Terranova lo guarda, gli stringe la mano e lo manda a casa. Il 27 giugno 1962 si laurea con 110 e lode con una tesi su “Il fine dell’azione delittuosa”. Diego muore, Paolo piange il papà, un attimo dopo deve trovare una soluzione per la loro farmacia, Rita non si è ancora laureata. Decidono di darla in gestione, un affitto bassissimo. Non ci sono altre entrate, Paolo fatica a mantenere la sua famiglia. Rinunce, sacrifici, ma va avanti come un treno. È il 1963, una lettera arriva a casa Borsellino, Paolo ha vinto il concorso, è il più giovane magistrato d’Italia. Rita si è laureata, il primo stipendio di Paolo è utilizzato per pagarle la tassa. Sono gli anni della felicità, Paolo conosce Agnese, si innamorano. Lei fa parte della Palermo dorata, il padre è il presidente del tribunale, l’amore è più forte. Si sposano, arrivano Lucia, Manfredi, Fiammetta.

Paolo è pretore ad Enna, Mazara del Vallo, Monreale, parte in treno quando a Palermo è ancora buio, ritorna la sera. Lo chiamano all’ufficio Istruzione a Palermo, c’è anche Giovanni, il compagno di quel campetto della Kalsa, non si separeranno più. Il 23 maggio 1992 Giovanni va via da questo mondo, il 19 luglio Paolo lo raggiunge. “La lotta alla mafia, primo problema della nostra terra bellissima e disgraziata” aveva detto il 23 maggio davanti alle fiaccole dei giovani palermitani “non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale morale, anche religioso che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà, che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Grazie di cuore da tutti noi, dottor Borsellino, ci ha resi orgogliosi di essere Italiani.

scritto da PIERO GURRIERI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.