di Margaret Bono, Classe 5^ I dell’IISS Calogero Amato Vetrano, articolo partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”

Rita Atria, nata nel cuore di una famiglia mafiosa, sembrava destinata a un futuro già scritto.

E invece, a soli 17 anni, ha trovato il coraggio di spezzare quel destino, scegliendo di schierarsi sul fronte della giustizia contro la paura.

Fin da bambina vive immersa in un mondo fatto di silenzi e violenza. La mafia è parte della sua quotidianità, fino a quando la sua vita viene segnata da due tragedie: prima l’uccisione del padre, poi quella del fratello.

Due ferite profonde che cambiano per sempre il suo modo di guardare la realtà.

In seguito si trasferisce a Sciacca, per frequentare l’Istituto Alberghiero, ove Rita prova a essere una ragazza come le altre. Studia, ride, sogna.

E dentro di lei cresce una consapevolezza nuova: quel mondo violento nel quale è cresciuta non è inevitabile.

Dopo la morte del fratello, compie la scelta più difficile: rompere il silenzio. Insieme alla cognata Piera Aiello decide di collaborare con la giustizia.

Così una mattina, quando scende dall’autobus che l’ha portata a Sciacca, invece di andare a scuola si dirige verso la caserma dei Carabinieri.

Le sue parole arrivano al magistrato Paolo Borsellino, che la incontra per lei diventa pian piano una guida, quasi un padre. Lui la chiama “la picciridda”.

Ma il coraggio ha un prezzo altissimo. Rita è costretta a lasciare tutto e trasferirsi a Roma sotto protezione. Vive sola, lontana dalla sua terra e dalla sua famiglia, che la rinnega.

Eppure non torna indietro: continua a credere nella giustizia.

Poi, il 19 luglio 1992, arriva e le arriva il colpo più straziante. Nella Strage di via D’Amelio viene ucciso Paolo Borsellino. Per Rita è come perdere un padre, l’ultimo punto fermo della sua vita.

Solo una settimana dopo, il 26 luglio, Rita muore a Roma. Aveva appena 17 anni.

La sua morte resta ancora oggi avvolta nel mistero di un’anima che ha saputo vincere la paura ma non è riuscita a reggere il peso della disperazione e dello sconforto.

Ma la sua voce non si è spenta. Rita Atria è diventata il simbolo di chi sceglie di ribellarsi, anche quando tutto sembra già scritto e deciso.

Nel suo diario ha lasciato parole che ancora oggi colpiscono:

“Se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo”.

Margaret Bono, Classe 5^ I dell’IISS Calogero Amato Vetrano, articolo partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”