Sulla problematica Sanita’ pubblica, assai sentita a livello nazionale, regionale e territoriale, condividiamo con i nostri lettori questo articolo pubblicati su Italia Oggi a firma di Carlo Valentini, che affronta l’argomento del ricorso ai medici stranieri, che era stato oggetto di una domanda rivolta da ServireSciacca al commissario straordinario ASP di Agrigento, dr. Zappia, in occasione dell’ultima sua conferenza stampa; Zappia aveva escluso in quel momento la possibilità di farvi ricorso come alternativa alla ormai cronica carenza di personale medico sul nostro territorio.

Caccia al medico. Per assumerlo. Di fronte a un’emergenza che riguarda la salute sarebbe opportuna una direttiva nazionale, cioè il problema andrebbe affrontato in un quadro complessivo. Invece, complice le competenze regionali sulla sanità, ognuno va per suo conto, e non manca la fantasia. L’Italia diventa una nazione-arlecchino e verrebbe quasi da sorridere per alcune singolari iniziative se il problema non fosse invece tremendamente serio perché se gli ospedali si fermano si rischia la vita.

Manca il personale sanitario (in un Paese ad alta disoccupazione giovanile) e, come avviene per il gas, si va all’estero per cercare di turare le falle. A Ravenna, per esempio, sono andati in missione in Albania, India e Tunisia. Hanno offerto viaggio, alloggio per due anni, appoggio per l’eventuale ricongiungimento familiare e corso di lingua, oltre ovviamente all’assunzione a tempo indeterminato. In 35 hanno già accettato. In questo caso si tratta di infermieri specializzati nella cura degli anziani. Spiega Antonio Buzzi, presidente di Federsolidarietà Emilia-Romagna, che ha guidato la missione: «Abbiamo cercato nelle zone che garantivano una formazione analoga a quella italiana. Non è stato facile superare gli ostacoli burocratici ma ce l’abbiamo fatta».

Anche la Puglia ricorre all’Albania. I primi quattro medici sono stati dirottati all’Asl di Taranto, che era sul punto di chiudere l’ospedale Giannuzzi di Manduria. Il primo medico ha già preso servizio al pronto soccorso. Gli altri stanno arrivando. Alla fine, in tutta la regione, potrebbero essere un centinaio. Ma l’Asl ha deciso pure di pubblicare un bando di gara europeo per la ricerca di figure professionali in grado di coprire le carenze di tutti i presìdi sanitari.

In Calabria invece sono andati a Cuba e hanno trovato 500 medici disposti a trasferirsi. Memore del fatto he durante la pandemia 50 medici cubani arrivarono in Italia a dare una mano, il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha siglato un accoro col governo cubano. La società statale Comercializadora de servicios medicos cubanos, che si occupa di intermediazione di personale sanitario, selezionerà i medici da mandare in Italia, con un contratto triennale. La Regione si farà carico dei costi di viaggio Italia-Cuba (due all’anno), delle spese di alloggio e dei costi di formazione prima di inviarli in corsia. Dopo questo primo accordo ne potrebbero arrivare altri poiché in Calabria mancano 2.400 medici. Dice il presidente Occhiuto, che è anche commissario alla sanità, nominato dal governo per far fronte alla crisi e ai costi del comparto: «Si è arrivati al reclutamento dei medici di Cuba perché la sanità calabrese è al collasso. Il problema del reclutamento dei medici è comune a tutte le regioni, di più ce l’ha la Calabria, che ha un sistema sanitario poco attrattivo, in cui molti concorsi a tempo indeterminato – e ne stiamo bandendo tanti – sono andati deserti. Abbiamo assunto tutti gli specializzandi ma non bastano, per cui rischiavo di dover chiudere presìdi ospedalieri e reparti di pronto soccorso. Io non posso stare con le mani in mano: una sola vita salvata grazie a qualche medico in più in ospedale vale più di mille polemiche. Faremo altri concorsi a tempo indeterminato, e cercheremo di inserite incentivi affinchè questi possano essere più attrattivi. Il nostro obiettivo è quello di assumere il più possibile medici italiani e calabresi: i cubani non toglieranno un solo posto di lavoro ai nostri camici bianchi. Ma nel frattempo c’è da governare l’emergenza, e c’è da garantire il diritto alla salute ai cittadini. Vorrei aggiungere che questi medici di Cuba non guadagneranno più dei loro colleghi italiani: anzi, il costo aziendale medio per un medico nel nostro Paese è di 6700 euro al mese, assai maggiore di quello che pagheremo noi alla società statale del governo cubano. L’alternativa sarebbe stata quella che stanno praticando tante Regioni, e purtroppo anche la Calabria negli ultimi mesi, vale a dire far ricorso a società di lavoro interinale che forniscono medici al costo a volte anche di 1000 euro al giorno, quindi 30mila euro al mese. È una situazione inaccettabile. Ho deciso che gli ospedali debbano rimanere aperti comunque, e sono contento di aver stipulato questo accordo».

Luca Zaia ha invece preferito l’Ucraina e la Sicilia. Per quanto riguarda l’Ucraina, ne ha chiesto 250 sulla base del provvedimento del governo che consente: «l’esercizio temporaneo delle qualifiche professionali sanitarie e di operatore sociosanitario ai professionisti residenti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022 che intendano esercitare nel territorio nazionale, presso strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche e private». L’ostacolo è però che gli uomini, in genere, non riescono a emigrare perché arruolati. Dice Foad Aodi, presidente dell’Associazione medici stranieri in Italia: «La maggioranza delle richieste per i professionisti ucraini arrivano da strutture di Veneto, Puglia e Calabria. Il contingente è di 2mila sanitari, composto per il 95% da donne, poiché gli uomini dai 18 ai 60 anni non possono lasciare l’Ucraina». La carenza di personale in Veneto è aggravata anche dai 4500 tra medici e infermieri sospesi per non essersi vaccinati. Zaia ha perciò anche firmato un accordo con l’università di Messina per assumere gli specializzandi del terzo anno. Sarà quindi anche l’isola il bacino a cui attingere per riempire gli organici. In pratica gli specializzandi finiranno il loro ciclo di studi accanto ai pazienti del Veneto. L’intesa prevede infatti che «l’università di Messina riconosce che le attività formative pratiche svolte dal medico specializzando nell’azienda sanitaria del Veneto presso cui verrà assunto costituiscono parte integrante e sostanziale dell’intero ciclo di studi». Commenta Zaia: «Da tempo sostengo l’abolizione del numero chiuso: la selezione deve avvenire sul campo e non con una serie di test, effettuati in maniera asettica e per nulla obiettiva. Non possiamo continuare a selezionare i nuovi medici pensando che dei ragazzi di 18 anni siano scelti e valutati con dei test. È bene che abbiano invece la possibilità di iniziare il loro percorso di studi, di capire cosa significhi lavorare in corsia e in una sala operatoria». In Sicilia non tutti hanno gradito l’accordo Veneto-Messina poiché in regione manca il 50% del personale e la Regione ha chiesto una proroga dei contratti legati all’emergenza Covid. Insomma, c’è il rischio di bisticciarsi i pochi medici a disposizione.

In Sardegna hanno appena scelto, più tradizionalmente, il personale in affitto. Medici e infermieri li fornirà la società Mst Group. Il conto è salato. Per ogni turno di 12 ore «sarà riconosciuto un compenso di 943 euro alla società Mst mentre ad ogni professionista andranno 700 euro».

Per salvare la sanità si varca il confine (o si ricorre al dispendioso affitto). Il fatto è che l’emergenza sembra destinata a peggiorare: entro il 2024, tra pensionamenti e dimissioni volontarie, si potrebbe raggiungere un calo di circa 40 mila camici bianchi e 6.318 medici di base”.

CARLO VALENTINI

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