
Una serata intensa, carica di poesia e di riflessione quella andata in scena ieri sera nella rassegna estiva del Circolo di Cultura a Sciacca, in occasione del monologo “L’ultimo viaggio di Ulisse”, scritto ed interpretato dal maestro Pippo Graffeo, e dedicato alla memoria dell’artista Cosimo Barna.
La liricità di Graffeo, con la forza delle parole magistralmente accompagnate dalle musiche originali dell’esperto Accursio Sclafani, ha catapultato tutti noi spettatori verso un’ambientazione lontana nel tempo e nello spazio, la nave di Ulisse che intraprende il viaggio per oltrepassare le Colonne D’Ercole (come raccontato da Dante nella Divina Commedia), ossia quello stretto di Gibilterra che era considerato il limite oltre il quale gli uomini non potevano spingersi per divieto divino,, un viaggio che si sarebbe rivelato fatale per l’eroe e per tutti i suoi compagni.
Eppure, il protagonista di questo racconto di Graffeo non è il mitico protagonista dell’Odissea: Pippo infatti ha voluto dar voce ad un marinaio qualunque, un “ultimo”, fortemente legato alla sua “Maruzza” e a tutti gli affetti familiari, a cui non sarebbe mai stata destinata la fama di eroe, ma che tuttavia di fronte alla ormai inevitabile morte, si rivela capace di innalzare la sua dignità di uomo.
Così trasforma le sue ultime parole in una dolce poesia, che continuerà a vivere nonostante la sua morte corporale.

Arriva qui anche una potente riflessione sui limiti dell’uomo. Se qualcosa di superiore (e nella rappresentazione si trattava di Dio), impone a noi uomini un certo limite, vale davvero la pena andare incontro ad immani sofferenze pur di soddisfare la propria sete di “canuscenza”, superando con tracotanza il limite di ciò che appartiene solo a Dio?
La risposta è personale e non è sicuramente semplice. Ed è una dimostrazione di come quella di Graffeo non sia solo una semplice interpretazione, ma una vera e propria lirica, intrisa di dilemmi morali e filosofici.
Una peculiarità, tipica delle interpretazioni di Graffeo, è l’uso della lingua siciliana, quella marinaresca in particolare, che ha conferito al mito greco una valenza universale e simbolica.
Che resta da dire? Spero che opere di questo genere possano arrivare anche ad un altro pubblico, quello dei giovani, ieri presenti in minima parte. Perché spettacoli come questo non raccontano soltanto dei miti, ma ci permettono di interrogarci sul senso stesso dei limiti e della dignità dell’uomo.