di Yuma Cirrone, classe 4 A SAS I.I.S.S. Don Michele Arena, articolo partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”
A Sciacca la scuola non è solo un luogo di studio, ma anche di crescita personale grazie anche alla presenza del convitto “A.Vetrano”, annesso all’omonimo I.I.S.S. istituito nel 1963 e ubicato in via Lido C/da Tonnara.

Aperto al territorio dall’anno scorso, inserito nel contesto scolastico rappresenta una risorsa importante: offre agli studenti residenti lontano da Sciacca un ambiente educativo dove acquisire autonomia, rispetto delle regole e capacità di convivenza, circondati sempre dalla disponibilità e dalla professionalità degli educatori, che fungono da collante tra la scuola e le famiglie .
Per capire davvero cosa significhi questa esperienza, ho raccolto la testimonianza di un mio compagno di scuola, che frequenta l’istituto nautico del “Don Michele Arena” e vive ogni giorno la realtà del convitto.
Vivere a Sciacca non è come vivere in un posto qualunque. Da fuori, questa città appare come un mosaico incantato: sembra rimasta ferma a un tempo antico, profuma di ceramica, eppure ogni giorno sfida chi la abita a trovarci dentro una scintilla di nuovo.

Questa duplicità viene fuori anche attraverso la storia di un mio compagno di scuola. Lui non torna a casa dopo le lezioni; la sua vita si intreccia con le pareti del convitto, una realtà che lui stesso definisce “vecchia” nelle abitudini, ma incredibilmente moderna nel modo in cui ti insegna a diventare grande.

Il suo racconto inizia con un senso di smarrimento che molti di noi, forse, non potrebbero capire.
“Sinceramente all’inizio mi sentivo strano,” mi ha confidato, “perché era la mia prima volta a rimanere tanto tempo lontano da casa.

In più, dovevo abituarmi a stare con ragazzi che non avevo mai conosciuto prima”.
Immaginate cosa significhi dividere i propri spazi, i propri silenzi e le proprie paure con degli estranei. Eppure, proprio lì, tra i banchi dello studio pomeridiano e le cene condivise, lui ha imparato che il rispetto per le regole comuni è ciò che tiene in piedi una comunità. Essere un cittadino attivo, per lui, ha iniziato a significare prendersi cura del proprio piccolo mondo in un convitto.
Una routine che sa di vita
Ma non c’è solo rigore. Le sue giornate sono un equilibrio sottile tra dovere e quella libertà tipica dei ragazzi della nostra età.
Mi racconta che non ci si annoia mai:
“Le mie giornate cambiano di continuo, perché cerchiamo di fare sempre cose nuove. Di solito, dopo aver pranzato, facciamo i compiti e poi usciamo. Da uno o due mesi, durante le belle giornate, andiamo a pescare; altrimenti giochiamo a ping pong o a calciobalilla nella sala ricreativa”.
In questo piccolo mondo, anche le figure istituzionali cambiano volto. Gli educatori, per lui, non sono semplici controllori, ma una vera ancora di salvezza:
“Ormai sono la nostra seconda famiglia. Passano molto tempo con noi e quando abbiamo bisogno, che sia per un aiuto con i compiti o per un passaggio se usciamo, non dicono mai di no e ci aiutano in tutti i modi”.
Mentre lo ascolto, capisco che Sciacca gli è entrata dentro attraverso l’odore del mare e il calore delle persone che ha conosciuto in convitto.
Oggi, quel ragazzo che si sentiva “strano” e lontano da casa ha trovato una nuova dimensione:
“Col passare del tempo ho iniziato a stare bene. Ho legato tanto con gli altri ragazzi, arrivando a considerarne alcuni quasi come secondi fratelli”.
Sciacca può sembrare una “realtà vecchia” a chi la guarda distrattamente, ma attraverso gli occhi del mio compagno è un laboratorio a cielo aperto che nasconde risorse meravigliose come la realtà del Convitto. È nuova ogni volta che il sole tramonta sulle barche, nuova ogni volta che nasce un’amicizia che sembrava impossibile.
Lui è un ragazzo fortunato, perché in questo angolo di Sicilia sta imparando la lezione più importante: non serve andare lontano per trovare il mondo… basta saperlo guardare con occhi diversi.
Yuma Cirrone, classe 4 A SAS I.I.S.S. Don Michele Arena, partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”