di Sofia Augello Classe IV D, Liceo Classico Tommaso Fazello, articolo partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”
Buon compleanno, Terme di Sciacca!

Quello che sembrerebbe un augurio, si rivela in realtà un’amara constatazione: il triste anniversario di un patrimonio perduto.
Di solito il compleanno è un momento di festa, che celebra un nuovo anno di “vita”.
Per le Terme di Sciacca, però, non si può dire la stessa cosa: il 6 marzo 2026 rappresenta un altro anno di “non vita”.
Sono trascorsi undici anni dalla chiusura dello stabilimento e dell’intero complesso termale di Sciacca. Undici anni di silenzi, cancelli chiusi e promesse non mantenute.
E anche quest’anno la domanda permane: quando le terme riapriranno?
Dalle origini alla chiusura
Le Terme di Sciacca affondano le loro radici nell’antichità. La leggenda racconta che fu Dedalo, in fuga da Creta, a scoprire i vapori caldi del Monte Cronio. Nei secoli, Greci, Romani e Arabi hanno sfruttato le sorgenti di acque termali per le loro proprietà curative.
Lo storico Tommaso Fazello le citava nel suo libro “De rebus Siculis decades duae”, sottolineando la fama curativa delle sorgenti. Nei suoi scritti raccontava come molte persone si recassero alle terme dopo aver tentato altre cure senza successo, trovando sollievo grazie ai vapori e ai bagni caldi.
Per lungo tempo le terme sono state un punto di riferimento per il turismo e per l’economia locale, attirando visitatori da tutta la Sicilia.
Poi, nel 2015, la chiusura disposta dalla Regione Siciliana per problemi economici e gestionali ha portato al degrado turistico della città.
Patrimonio non dimenticato
Oggi lo stabilimento termale si presenta in uno stato totale di abbandono, ma le persone non dimenticano e custodiscono con il ricordo quello che era uno dei patrimoni più importanti di Sciacca.
Un ex fisioterapista delle terme, Luigi Caruso, racconta: “Ogni giorno vedevamo miglioramenti concreti nei nostri pazienti, soprattutto anziani e persone con problemi articolari. Era incredibile vedere ritornare ogni anno intere famiglie”.
E la guida turistica Carmela Ferraro aggiunge: “I turisti continuano a chiedere delle terme, ma trovano soltanto silenzio e degrado. La città ha perso una parte importante della sua identità”
Le testimonianze non parlano di ricordi personali, ma di una parte di Sciacca che ad oggi non esiste più. Dietro ad un cancello chiuso, ci sono anche vite cambiate e progetti interrotti.
Le conseguenze della chiusura
Parte dell’ecosistema termale erano le stufe di San Calogero, antiche grotte dove i vapori erano usati per trattamenti particolari, e le Piscine del parco termale, ripiene di acqua sulfurea.

Oggi le stufe possono essere visitate solo in occasioni particolari, mentre le piscine sono inaccessibili e oggetto di assoluto degrado.

Le piscine chiuse rappresentano un’occasione persa per insegnare ai giovani il valore salutare e ricreativo dello sport. L’abbandono ha portato anche a episodi di vandalismo: alcuni giovani sono stati denunciati per atti vandalici e accesso non autorizzato.
La chiusura dell’intero complesso termale ha causato gravi danni economici come la perdita di posti di lavoro, calo di presenze turistiche e difficoltà per tante attività commerciali.
L’ex bagnino, Antonio Greco, afferma: “La chiusura ci ha lasciati senza lavoro e senza prospettive”.
Ma il danno più grande non si misura solo in numeri, ma in identità e comunità. Sciacca è sempre stata conosciuta come città termale, oggi quel titolo resta scritto nelle guide turistiche ma non nella realtà quotidiana: la chiusura ha alimentato il senso di vuoto e abbandono nei cittadini di Sciacca, che ad oggi non intravedono delle prospettive floride per il loro futuro.
I vantaggi di una riapertura
La riapertura delle terme non rappresenterebbe solo un ritorno economico, ma anche un recupero di identità e fiducia. Sciacca potrebbe diventare punto di riferimento per turisti tutto l’anno, offrendo opportunità di lavoro a giovani e famiglie. Restituire le terme alla comunità significherebbe dare energia e speranza a tutti quei cittadini che custodiscono con la memoria lo splendore dello terme.

Infine il ripristino dello stabilimento potrebbe anche permettere di realizzare progetti culturali e formativi: visite guidate, percorsi educativi sulle proprietà terapeutiche delle acque, eventi artistici e sportivi collegati al benessere.
La voce della città
Il 6 marzo viene commemorato ogni anno con manifestazioni e cortei: migliaia di persone, commercianti, studenti e associazioni sono scesi in piazza due anni or sono per chiedere alla Regione di riaprire le Terme. Durante il corteo, molti commentavano la chiusura definendola una ricchezza sprecata.
Altri dicevano: “Hanno chiuso tutto come se ci fosse stato un terremoto”.
Il corteo del 6 marzo 2024 è stato non soltanto una commemorazione, ma la dimostrazione di quanto la comunità del territorio di Sciacca non sia disposta a dimenticare e a rinunciare a un patrimonio così prezioso.
Memoria o futuro
Anche il tentativo dell’ex presidente Nello Musumeci di affidare la gestione ai privati è stato vano. Infine, Renato Schifani, attuale presidente della Regione siciliana, ha dichiarato:“Le Terme di Acireale e Sciacca sono chiuse da troppi anni, ma oggi la Regione è pronta a voltare pagina. Rispetto al passato, quando il precedente bando per riqualificarle non ha avuto successo a causa di ostacoli burocratici e gestionali, questa volta il contesto è completamente diverso”.
Recentemente, è stato sostenuto che la riapertura delle Terme potrebbe anche richiedere la realizzazione di un parcheggio nell’area dell’ex ospedale, pensato per migliorare l’accessibilità al complesso termale e dopo che sarà rilanciato. Il tema dei parcheggi dimostra che la riapertura delle Terme non riguarda solo l’aspetto immobiliare del complesso termale, ma l’intero sistema che dovrebbe accoglierlo: servizi, viabilità e organizzazione del territorio.
Buon compleanno, terme di Sciacca!
Nella speranza che questo sia l’ultimo triste anniversario della vostra chiusura. Sciacca aspetta risposte concrete. Una città che perde le proprie risorse rischia di perdere non solo i vantaggi economici, ma la propria identità e storia.
E allora ci si chiede: le Terme torneranno a vivere o resteranno solo memoria?
Sofia Augello Classe IV D, Liceo Classico Tommaso Fazello, articolo partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”.