di Selene Spucches, Classe 5d, Liceo Scientifico Enrico Fermi, articolo partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”

C’è una pagina della storia di Sciacca che non sempre trova spazio nei racconti sulla città, eppure per decenni ha segnato la vita di intere famiglie: quella del corallo.

Un capitolo fatto di mare aperto, fatica e speranze, che merita di essere ricordato.

Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, nel Canale di Sicilia vennero scoperti importanti banchi di corallo rosso.

La notizia si diffuse rapidamente anche a Sciacca, dove molti pescatori decisero di tentare questa nuova attività. Non era solo una scelta di lavoro, ma una scommessa sul futuro. Il corallo rappresentava una possibilità di guadagno maggiore rispetto alla pesca tradizionale, in un’epoca in cui il mare era spesso l’unica risorsa.

Le barche partivano per giorni, a volte settimane. Il recupero del corallo richiedeva esperienza e coraggio.

Non mancavano i rischi: il mare in quelle zone poteva essere imprevedibile e le attrezzature erano rudimentali. Eppure, quando il raccolto era buono, il rientro in porto diventava un momento di festa. Quel materiale rosso, così richiesto per gioielli e ornamenti, entrò presto nei circuiti commerciali del Mediterraneo.

Attorno al corallo si sviluppò anche un immaginario popolare. Considerato portafortuna, veniva regalato ai bambini come protezione e usato contro il malocchio. Ancora oggi, in molte case siciliane, il corallo conserva questo valore simbolico.

Come accade spesso con le risorse naturali, però, l’abbondanza non durò per sempre. I banchi si impoverirono e la pesca del corallo divenne via via meno conveniente.

Molti pescatori tornarono alle attività di sempre, lasciando dietro di sé il ricordo di una stagione intensa e irripetibile.

 

Oggi la storia del corallo di Sciacca resta soprattutto nella memoria locale, nei racconti tramandati, in qualche oggetto conservato in famiglia e nelle vetrine delle nostre gioiellerie.

È una storia che parla di identità marinara, di adattamento e di dignità del lavoro. Raccontarla significa ricordare un pezzo di ciò che ha reso Sciacca la città che è.

Selene Spucches, Classe 5D, Liceo Scientifico Enrico Fermi, articolo partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”