“Noi siamo al nostro meglio quando serviamo gli altri. Essere civili è questo

Quest’anno per augurare a me stessa ed a tutte le nostre lettrici e ai nostri lettori uno strepitoso 2024, vorrei prendere spunto da un fondamentale insegnamento della celebre antropologa americana Margareth Mead (1901-1978): “Noi siamo al nostro meglio quando serviamo gli altri. Essere civili è questo.”

Anni fa, uno studente chiese all’antropologa Margaret Mead quale riteneva che fosse il primo segno di civiltà in una cultura. Lo studente si aspettava che Mead parlasse di ami, pentole di terracotta o macine di pietra. Ma non fu così. La Mead disse che il primo segno di civiltà in una cultura antica era un femore rotto e poi guarito. Spiegò che nel regno animale, se ti rompi una gamba, muori. Non puoi scappare dal pericolo, andare al fiume a bere qualcosa o cercare cibo. Sei carne per bestie predatrici che si aggirano intorno a te. Nessun animale sopravvive a una gamba rotta abbastanza a lungo perché l’osso guarisca.

Un femore rotto che è guarito è la prova che qualcuno si è preso il tempo di stare con colui che è caduto, ne ha bendato la ferita, lo ha portato in un luogo sicuro e lo ha aiutato a riprendersi. Mead disse che aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto preciso in cui la civiltà inizia. “Noi siamo al nostro meglio quando serviamo gli altri. Essere civili è questo”.

La pioniera degli studi di genere ci dimostra che all’alba dell’umano, la civiltà inizia dalla cura degli altri e la pratica della cura è un segno di civiltà.

La lezione della Mead, si sposa a pennello con l’obiettivo del giornale civico di opinione e informazione “Servire-Sciacca” ed è per questa motivazione che da circa un anno, seguendo anche lo spirito del principio di sussidiarietà, nei piccolissimi ritagli di tempo libero, mi dedico al giornale.

Se prendersi cura di qualcuno segna l’inizio della civiltà allora io aggiungerei che anche prendersi cura di qualcosa è un segno di civiltà: prendersi a cuore i grandi temi sociali che riguardano le fasce più deboli e la città, attivare le coscienze, prendere consapevolezza del nostro inestimabile patrimonio materiale e immateriale affinché sia tutelato e valorizzato.

Il mio più grande augurio non solo per il 2024 è che ognuno di noi faccia del bene a qualcuno o qualcosa. Sono già tanti che lo fanno anche in silenzio, bisogna continuare a fare del bene e farlo bene. Prendiamoci cura della nostra città, amiamola, rispettiamola, siamo noi i primi grandi ambasciatori della nostra Sciacca.

Buon 2024

Filena

Di FILENA RIZZUTO

Sono esperta in comunicazione internazionale e mi occupo di ospitalità di lusso.In questi anni ho capito che in vacanza la vera ricchezza è scoprire le cose semplici e genuine del paese in cui si è ospiti. Per questo adoro condividere le tradizioni, la bellezza e il buon cibo e racconto piccole storie che fanno grande la nostra storia, provando a stuzzicare il piacere della scoperta di Sciacca e delle "cose" di Sicilia.

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