Negli anni che furono, Novembre era un mese piovoso, ragion per cui si aspettava l’11, festa di San Martino, per avere qualche giorno di buon tempo…appunto “l’estate di San Martino”. Ma con le temperature in rialzo degli ultimi anni, anche il buon Santo di Tours che divise il suo mantello a metà per darlo a un poverello, avrebbe cambiato abitudini e sarebbe andato in giro in canottiera, non con un mantello. Ma la festa quando arriva , arriva.

E per noi tradizionalisti, non possono mancare i dolci tipici di questa giornata: le sfince/i. Saranno maschili o femminili? per non fare nascere un altro casus belli come per le arancine/i…sorvoliamo. Già da qualche giorno, i nostri pasticcieri hanno cominciato a produrle. Farle in casa? Ormai ben pochi di noi si cimentano a impastare e soprattutto a friggere. Eppure , abbiamo sia l’impastatrice che la friggitrice in bella mostra in cucina. Ma vabbè!

E’ molto più pratico e comodo comprarle nelle pasticcerie o nei panifici. A palline o a ciambelle, ricoperte di zucchero o di miele, farcite con ricotta o crema al cioccolato o tutte e due, normali o fradicie…sempre buonissime. Non c’è San Martino senza sfinci.

Poi ci sono quelle impastate con la ricotta( per noi siciliani la ricotta di pecora è tutto), di cui vi do la ricetta, perchè, contrariamente a tutte le altre, non hanno bisogno di lievitazione e si possono fare in pochi minuti. Risultato garantito! Ingredienti per 20 sfincette: farina gr.250 ,ricotta di pecora gr.600 , 3 cucchiai di zucchero, una bustina di vanillina, 3 uova, una bustina di lievito vanigliato. Esecuzione: unire le uova intere alla ricotta, quindi la farina e lo zucchero. In ultimo la vanillina e il lievito. Friggere in olio di arachide in piccole cucchiaiate. Spolverizzare con zucchero velo.

E’ anche il tempo del vino novello. dal ribollire dei tini, va l’aspro odor dei vini, l’anime a rallegrar”. Anche questo aspetto della famosa lirica carducciana ha fatto il suo tempo, come si suol dire. Il vino è diventato il protagonista quotidiano delle nostre tavole e siamo diventati tutti intenditori. Sappiamo distinguere un Merlot da un Nero d’Avola e uno Chardonnet da un Grillo. Le nostre anime sono sempre allegre, con un bicchiere di vino in mano , davanti a un pub o a un bistrot. Eppure, quanto è bello, ancora oggi, recitare questi versi mai dimenticati, così dolci. La poesia San Martino è tra le più celebri e amate di tutta la letteratura italiana e per quelli della mia generazione significa davvero tanto, ancora oggi. “la nebbia agli irti colli piovigginando sale” è ben lontana dai nostri paesaggi limpidi e assolati, eppure quell’atmosfera autunnale carducciana ci è rimasta nel cuore, come gli ” esuli pensieri nel vespero migrar”

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