Ho mutuato il titolo dalla notissima trasmissione radiofonica sul calcio per tentare di raccontarvi le 3 ore e 45 minuti della riunione di insediamento del nuovo consiglio comunale (inizio ore 8:12 e fine alle 23:48) con uno stile simil giornalismo calcistico, facendo sintesi dell’essenziale e con l’aggiunta di un pò di “colore”. Insomma, vorrei provare a fare il vostro “inviato speciale” nell’aula consiliare Falcone-Borsellino, dove si gioca una partita fondamentale per il rilancio città, che avrà la durata 5 anni.

A questa “prima” di campionato ti accorgi subito, visivamente, che le squadre in campo evidenziano una realtà eccessivamente sbilanciata sul versante maschile: 24 consiglieri comunali + sindaco + 5 assessori non consiglieri fanno 30, e le donne sono solo 5!                                               C’è qualcosa che non va nella politica sciacchitana, non credete?

Passiamo al colore delle maglie: se non ci fossero Carmela Santangelo e Valeria Gulotta con il loro vestito rosso, l’aula consiliare sarebbe estremamente incolore, con sfumature di vestiario che oscillano prevalentemente tra il blu e il nero, salvo qualche vibrazione verso il grigio.

Anche le altre tre signore hanno preferito l’eleganza più classica del nero, accoppiato con il bianco.

E’ già iniziata la contesa “cravatta sì – cravatta no”, dei 25 nostri maschietti protagonisti della partita la cravatta l’hanno messa in 14, tutti invece rimangono fedeli alla giacca. Il più “casual” è per me Raimondo Bruccoleri, mentre sulla consigliera più elegante mi astengo per evidenti motivi di opportunità.

Sullo sfondo dell’aula conferiscono solennità al contesto il gonfalone del Comune e due agenti della polizia municipale in alta uniforme.

Fischio di inizio con soli 12 minuti di ritardo e a presiedere c’è, inizialmente, il consigliere comunale più votato, quel Calogero Bono che svolge il suo compito in modo perfetto.

Porge il suo indirizzo di saluto con consumata capacità, evidenziando innanzitutto il profilo particolare di questo consiglio comunale, nel quale chi ha vinto le elezioni come sindaco non ha la maggioranza in aula consiliare: il tutto si traduce in 8 consiglieri comunali di “minoranza” appartenenti alla coalizione che ha espresso il sindaco Termine, 15 consiglieri comunali di “maggioranza” appartenenti alla coalizione che sosteneva il candidato Messina perdente al ballottaggio e 1 consigliere rappresentante della coalizione (Mangiacavallo) esclusa al primo turno. Ma, soprattutto, le parole di Calogero Bono introducono quello che sarà il “leit motiv” della serata: occorre riportare la miglior politica all’interno del consiglio comunale, occorre responsabilità, occorre spirito di composizione, occorre trovare la giusta sintesi per lavorare insieme (minoranza amministrativa e maggioranza consiliare), occorre occuparsi di tematiche importanti quali terme, ospedale, attività produttive e sviluppo economico, tematiche sociali, il tutto per il bene di Sciacca e degli sciacchitani.

la “maggioranza” + 2 seduti al tavolo della presidenza
La “minoranza”, tranne l’ultimo in alto a sinistra

Si passa al giuramento di tutti i consiglieri comunali che, con voce più o meno emozionata, leggono la formula e sottoscrivono il proprio impegno: “Giuro di adempiere alle mie funzioni con scrupolo e coscienza nell’interesse del Comune e in armonia agli interessi della Repubblica e della Regione. Quando il consigliere Isidoro Maniscalco dice adempìre invece di adempiere c’è qualche sommesso mormorio, ma in realtà adempìre è sinonimo di adempiere.

Si va avanti velocemente con la formale verifica delle condizioni di candidabilità ed elegibilità, dell’assenza di cause di incompatibilità per i 24  eletti e si prende atto che non ci sono surroghe da fare (quanto meno al momento i due assessori Patti e Gulotta rimangono anche consiglieri comunali).

Si arriva così al momento politicamente più atteso della serata, quello dell’elezione del Presidente e della discussione generale che la precede. Qui nelle parole e anche nei contenuti la seduta corre il rischio di indirizzarsi in una direzione di dichiarata contrapposizione tra le parti in causa, che tuttavia poco dopo sarà non solo corretta ma addirittura trasformata in un clima tutto “zucchero e miele” sullo stile del “volemose bene”.

La prima a prendere la parola è Daniela Campione di Mizzica, che legge un documento che accomuna la posizione degli 8 consiglieri della “minoranza”: in buona sostanza non ritengono di considerare un atto politico di condivisione il fatto che la “maggioranza” abbia scelto di proporre il nome del solo Ignazio Messina per la carica di presidente, ritenendo tra l’altro la scelta del candidato sindaco sconfitto e che ha preannunciato ricorso al TAR poco opportuna, avrebbero voluto più nomi tra cui scegliere insieme, ragion per cui si asterranno.

Seguono gli interventi nell’ordine di Bivona, Blo, Ambrogio, Modica, Curreri, Brucculeri, Mandracchia, Leonte, La Barbera e Maglienti. Le argomentazioni della “maggioranza”, che passano soprattutto attraverso le parole di Ignazio Bivona, fanno tra l’altro riferimento alla piena legittimità della candidatura a presidente di Ignazio Messina, al fatto che non è affatto  una proposta divisiva anzi…, al fatto di esser tutti consapevoli della necessità di lavorare insieme nell’interesse della città in un clima di pacificazione. Da parte della “minoranza” si stemperano i toni e si fa sintesi in modo semplice verso l’altra parte dell’aula: siete in maggioranza, avete i numeri, eleggete pure Ignazio Messina, la collaborazione o pacificazione che dir si voglia la realizzeremo sul campo delle tematiche concrete per la città.

Quando il presidente Bono chiede al sindaco se vuole intervenire nella discussione, Fabio Termine per due volte non lo sente, ma al terzo invito comprende che può dire la sua e quando lo fa non entra correttamente nell’argomento Messina SI-Messina NO, ma valorizza quelle che lui definisce le “belle parole” che ha ascoltato nel dibattito, in primis quelle di Ignazio Bivona quando ha detto che occorre una rottura con il modo di far politica del passato e che lui per primo non vuole più assumere comportamenti di puro schieramento. Per Fabio Termine in questa consiliatura sarà indispensabile la collaborazione leale in aula e nelle commissioni pur nel rispetto delle posizioni, sarà necessaria una declinazione diversa e più moderna della parola “opposizione”, perché non è intenzione di questa giunta lavorare da soli, e si dichiara certo che chiunque ricoprirà la carica di presidente lo farà con imparzialità e super pertes.

L’esito della votazione evidenzia la compattezza della “maggioranza”: Ignazio Messina viene eletto con 15 voti, 1 voto va a Carmela Santangelo, 8 gli astenuti della “minoranza”. Il voto alla Santangelo potrebbe essere del consigliere eletto dalla coalizione del candidato sindaco Mangiacavallo, oppure di un solo componente la maggioranza non allineato.

Ignazio Messina prende posto sulla poltrona di presidente dell’aula consiliare e le sue prime parole nel nuovo ruolo sono improntate a quel modulo di gioco della “pacificazione” che ha questo punto le squadre in campo stanno praticando: l’obiettivo è risollevare la città, il clima politico deve essere quello della collaborazione nell’interesse della città, intendo svolgere questo ruolo nel migliore dei modi.

Anche i successivi interventi dei capi gruppo delle diverse componenti politiche (Bono, Campione, Blo, Bellanca, Bivona, Santangelo, Venezia, Curreri, Leonte, Maniscalco, Certa) sono improntati non solo agli auguri di buon lavoro al Presidente, al Sindaco e alla Giunta, ma anche al fatto che “questa sera si è scritta una bella pagina”, “noi vogliamo lavorare per la città tutti insieme”, “io-noi siamo dalla parte della città”, “tutti insieme per una nuova pagina politica”, “siamo 24 consiglieri di maggioranza”.

Per chi conosce la politica sembra tutto un pò sopra le righe, ma se son rose fioriranno e sicuramente si respira ormai la consapevolezza diffusa che occorre cambiare verso e avviare un nuovo modo di far politica per far rinascere la nostra città.

Si prosegue con l’elezione del vice presidente, anche in questo caso gli 8 si astengono, votano in 16, Alessandro Grassadonio della lista Onda viene eletto vice-presidente del Consiglio Comunale con 14 voti.

Alla fine il giuramento del nuovo sindaco Fabio Termine, che potete ascoltare e vedere cliccando sul link sottostante (scusate l’errore iniziale).

La seduta viene sospesa ed aggiornata al 27 luglio (ore 19) alle ore 23:48.

https://www.facebook.com/ServireSciacca/videos/1406240343222022/

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