Da anni RADIO 100 PASSI si batteva perchè il casolare dove fu assassinato Peppino Impastato diventi un luogo di memoria, questo contro la volonta di un proprietario con il quale neglia anni si sono avuti ripetuti contrasti.

All’impegno di casa Memoria e della famiglia radio 100 passi ha affincato una costante attività per chiederne l’esproprio, già sei anni fa con una petizioneche che raccolse oltre ottantamila firme.

Successivamente ci fu l’impegno dell’allora ministro della giustizia Andrea Orlando e del senatore della commissione antimafia Vaccari ma purtroppo il governo cadde prima che la procedura andasse in porto. Tra i primi a raccogliera la sollecitazione fu l’allora presidente regionale della commissione antimafia, oggi presidente della Regione Sicilia.

APPRENDIAMO ORA la seguente notizia:
La Giunta regionale, su proposta del presidente Nello Musumeci, ha approvato gli atti necessari per procedere all’espropriazione dell’edificio (e del terreno circostante) in cui la mafia assassinò nel 1978 Peppino Impastato.
A tale fine è stata impegnata la somma di 106.345 euro necessari per l’acquisizione dell’immobile, dichiarato cinque anni fa di “interesse culturale”, in cui fu consumato il sacrificio del giornalista siciliano, attivista dell’estrema sinistra. La stima del valore è stata effettuata dal Dipartimento regionale delle Infrastrutture, mentre al Dipartimento dei Beni culturali è stata affidata la procedura espropriativa dell’immobile, di proprietà privata.

Nell’edificio rurale, in territorio di Cinisi, fu eseguita la condanna a morte di Peppino Impastato.


“Con il provvedimento assunto dal Governo regionale – ha dichiarato il presidente Musumeci – manteniamo l’impegno assunto, anche da me in prima persona, al tempo in cui guidavo la commissione Antimafia, nei confronti della famiglia Impastato e di tutta la comunità regionale. Quell’edificio diventerà bene pubblico e accessibile alla fruizione di tutti. Peppino Impastato rappresenta un simbolo della Sicilia onesta che ha combattuto, e deve continuare a combattere, la criminalità mafiosa e il malaffare. Una figura che, oltre le diversità delle appartenenze politiche, costituisce un esempio di denuncia e di coraggio, soprattutto per le giovani generazioni”.

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