ServireSciacca si propone come “sportello ascolto”

L’Anci Sicilia ha lanciato una rete regionale di sportelli di ascolto dedicati ai giovani. Un progetto semplice, almeno nelle intenzioni: creare un appuntamento fisso ogni mese nel quale i ragazzi possano incontrare direttamente assessori, consiglieri comunali e rappresentanti delle consulte giovanili, portando idee, bisogni, proposte e anche criticità.

Sono 51 i Comuni siciliani che hanno deciso di partire con questa sperimentazione. Ci sono grandi centri come Catania, Messina, Ragusa e Caltanissetta, ma anche tanti piccoli comuni dell’Isola e città a noi vicine come Castelvetrano, Mazara del Vallo, Menfi, Petralia Soprana, Polizzi Generosa, Salemi, Sambuca di Sicilia, San Giuseppe Jato.

Sciacca, però, non compare nell’elenco della rete regionale di ascolto giovani. Ed è proprio quest’assenza che impone una domanda pubblica: in un contesto nel quale si parla spesso della necessità di avvicinare i giovani alle istituzioni, il Comune di Sciacca ha valutato la possibilità di aderire? E quali sono le ragioni per le quali si è scelto di non partecipare a questa prima fase?

La domanda assume un peso ancor maggiore se guardiamo alla realtà che ci circonda.
I giovani hanno bisogno di spazi nei quali sentirsi ascoltati, ma soprattutto di luoghi nei quali possano avere la percezione concreta di essere parte attiva della comunità.

Non basta dire ai ragazzi che devono impegnarsi, rispettare le regole, partecipare alla vita sociale e avere fiducia nelle istituzioni. Occorre anche creare occasioni nelle quali possano incontrare quelle istituzioni senza dover necessariamente passare attraverso una richiesta formale, un’associazione o un partito.

L’iniziativa dell’Anci parte proprio da questa idea: andare incontro ai giovani, anziché aspettare che siano loro ad andare incontro alle istituzioni.
Ed è un principio che dovrebbe interessare particolarmente anche Sciacca.

Una città che vuole investire sul proprio futuro dovrebbe interrogarsi su come coinvolgere le nuove generazioni, come intercettarne il disagio, come valorizzarne le idee e come offrire loro occasioni di protagonismo.

Anche perché quando mancano luoghi di confronto e partecipazione, il rischio è che la distanza tra giovani e istituzioni diventi sempre maggiore.

E allora la domanda non è soltanto: “Perché Sciacca non ha aderito?”. La domanda più importante diventa: “Che cosa stiamo facendo a Sciacca per ascoltare davvero i nostri giovani?”

Sarebbe semplicistico pensare che un singolo sportello possa risolvere problemi complessi. Non è questo il punto.
Il punto è creare piuttosto una rete di relazioni. Dare ai ragazzi la possibilità di parlare con un amministratore. Consentire loro di presentare un progetto. Chiedere cosa manca nei quartieri, negli spazi pubblici, nella cultura, nello sport, nella formazione. Ascoltare chi pensa di andare via e chiedergli perché. Ma anche ascoltare chi vorrebbe restare e capire quali condizioni servirebbero per costruire qui il proprio futuro.

La partecipazione non può essere soltanto uno slogan. Deve diventare una pratica.

Per questo sarebbe interessante conoscere la posizione dell’Amministrazione comunale di Sciacca: esiste la volontà di entrare successivamente nella rete?

L’Anci Sicilia ha infatti chiarito che l’iniziativa rimane aperta e che anche altri Comuni dell’Isola potranno aderire successivamente. Dunque non è troppo tardi. Sciacca può ancora scegliere di esserci.

E forse, al di là dello specifico progetto dell’Anci, sarebbe opportuno che la città aprisse una discussione più ampia sulle politiche giovanili. Perché se chiediamo ai nostri ragazzi di sentirsi parte integrante della comunità cittadina, dobbiamo prima dimostrare loro che questa comunità è disposta ad ascoltarli. E ascoltare i giovani non significa soltanto occuparsi dei loro problemi quando diventano emergenze. Significa incontrarli prima. Prima del disagio. Prima della disaffezione. Prima che decidano che qui non c’è spazio per loro.

Per questo l’assenza di Sciacca da quella lista di 51 Comuni non dovrebbe essere archiviata come un semplice dettaglio amministrativo.

Negli anni si è parlato di Consulta Giovanile e la richiesta è stata rinnovata dagli stessi giovani nel corso della cerimonia di assegnazione del “Premio Giornalistico Enzo Porrello”. I giovani presenti e che hanno partecipato con i loro elaborati hanno messo in evidenza e chiesto pubblicamente che si dasse loro uno spazio dove incontrarsi, dove fare, creare, proporre e anche denunciare le mancanze, per costruire insieme un modello che li aiuti a rimanere nella città, con spazi di aggregazione per sport e cultura, musica, ma anche lavoro e formazione. Ma soprattutto un’occasione per avere quel rapporto diretto con chi ci governa e li governa.

E noi di ServireSciacca lanciamo oggi una nostra piccola iniziativa rivolta ai giovani che ci leggono con una serie di domande…
“Sciacca ascolta i suoi giovani?”
“Se tu fossi assessore alle Politiche Giovanili di Sciacca, quale sarebbe la prima cosa che faresti?”
Cosa ti manca in particolare a Sciacca:,Spazi per lo sport? Luoghi di aggregazione? Eventi musicali e culturali con target giovanile? Opportunità di formazione e lavoro? Più attenzione alla sicurezza pubblica? Ascolto da parte delle istituzioni? Oppure qualcos’altro?

Fateci sapere, anche rispondendo con un commento.

Da parte nostra proveremo a trasformare le Vostre risposte in proposte per l’amministrazione, presente e futura.

Perché una città che vuole costruire il proprio futuro deve prima di tutto dare ai giovani la possibilità di costruire quel futuro sentendosene parte attiva.