La posa di nuovi cavi nel sottosuolo riaccende l’attenzione sulla tutela del suolo pubblico. Le marcature con vernice spray possono avere una funzione tecnica, ma è legittimo lasciarle senza precise garanzie sul loro utilizzo e sulla loro rimozione?

SCIACCA – In diverse zone della città sono in corso lavori per la posa di cavi nel sottosuolo stradale, apparentemente riconducibili a interventi sulle reti di servizi di pubblica utilità.

A richiamare l’attenzione non sono soltanto gli scavi e le opere di installazione, ma anche le numerose marcature di colore rosso tracciate con vernice spray sul manto stradale, sui marciapiedi e persino sui coperchi di tombini già esistenti.

Linee e simboli che, con ogni probabilità, servono a individuare il percorso delle condotte, i punti di accesso alle reti o le aree interessate dagli interventi. Una pratica che può rispondere a esigenze operative ben precise, ma che solleva anche una questione tutt’altro che secondaria: quali autorizzazioni regolano queste tracciature e quali obblighi sono previsti per la loro rimozione?

Una necessità tecnica non equivale a un’autorizzazione illimitata
È bene chiarirlo subito: il semplice impiego della vernice rossa non dimostra, di per sé, che l’impresa stia agendo illegittimamente. Le marcature tecniche possono essere necessarie per eseguire correttamente i lavori e prevenire interferenze con le infrastrutture già presenti nel sottosuolo.
Tuttavia, la circostanza che un intervento sia realizzato per conto di un gestore di servizi essenziali non significa che qualsiasi operazione accessoria sia automaticamente consentita.
Le attività che interessano strade e marciapiedi pubblici devono svolgersi nel rispetto delle autorizzazioni rilasciate dall’amministrazione competente e delle relative prescrizioni. L’articolo 21 del Codice della strada disciplina l’esecuzione dei lavori e dei depositi sulle strade, mentre le disposizioni regolamentari stabiliscono le regole da rispettare per la segnaletica temporanea dei cantieri.

Occorre, però, distinguere le marcature tecniche utilizzate dagli operatori per individuare i sottoservizi dalla segnaletica orizzontale temporanea destinata a disciplinare o guidare la circolazione. Per quest’ultima, il regolamento di esecuzione del Codice della strada prevede specifiche regole, tra cui l’impiego del colore giallo. Non è quindi corretto ritenere automaticamente applicabile tale prescrizione a qualsiasi segno tracciato sul manto stradale.

La questione deve essere valutata alla luce della funzione delle marcature, delle modalità con cui vengono eseguite e delle condizioni contenute nell’autorizzazione ai lavori.

Marciapiedi e tombini: il problema del decoro urbano
Se le tracciature interessassero esclusivamente le superfici destinate a essere scavate nell’immediato, la loro funzione potrebbe apparire evidente. Ma quando i segni si estendono anche ai marciapiedi e ai coperchi di tombini preesistenti, è legittimo chiedersi se tutte queste marcature siano effettivamente necessarie e se siano state previste nelle modalità operative autorizzate.
Il problema non riguarda soltanto l’estetica. I marciapiedi sono spazi pubblici destinati alla circolazione pedonale e devono essere mantenuti in condizioni adeguate. Anche la pavimentazione stradale e gli elementi di arredo e accesso alle infrastrutture fanno parte del patrimonio pubblico, la cui conservazione richiede attenzione da parte di chi vi interviene.
Una marcatura temporanea può essere giustificata dalle esigenze del cantiere. Diverso è il caso in cui i segni rimangano visibili a lungo dopo la conclusione dei lavori o non siano rimossi quando cessano di essere necessari.
Per questo, il tema centrale non è soltanto stabilire perché venga utilizzato il colore rosso, ma accertare se le tracciature siano autorizzate, necessarie e destinate a essere eliminate secondo le prescrizioni applicabili.

Il Comune chiarisca autorizzazioni e obblighi di ripristino
A questo punto sarebbe opportuno che il Comune di Sciacca verificasse la documentazione relativa agli interventi in corso, individuando l’impresa esecutrice, il soggetto committente e le condizioni previste per l’occupazione e la manomissione del suolo pubblico.
Sarebbe inoltre utile chiarire se l’autorizzazione comprenda espressamente le marcature sui marciapiedi e sui tombini, quali siano le indicazioni impartite per il loro utilizzo e se sia previsto un obbligo di rimozione al termine delle attività.
Si tratta di verifiche che non presuppongono necessariamente un comportamento illecito da parte dell’impresa, ma che rientrano nell’esigenza di assicurare trasparenza, corretto utilizzo del patrimonio comunale e rispetto delle regole.
Un chiarimento dell’amministrazione consentirebbe anche di evitare polemiche infondate, distinguendo le normali esigenze tecniche del cantiere da eventuali interventi non conformi alle autorizzazioni rilasciate.

Una domanda semplice, una risposta necessaria
La posa delle reti tecnologiche è indispensabile per l’ammodernamento dei servizi e per lo sviluppo delle infrastrutture cittadine. Ma innovazione e manutenzione non dovrebbero tradursi in un’attenzione insufficiente verso l’aspetto e la conservazione degli spazi pubblici.
La domanda che si pone a Sciacca è dunque semplice: le marcature rosse che compaiono su strade, marciapiedi e tombini sono tutte necessarie e contemplate nelle autorizzazioni rilasciate?
La risposta non può essere affidata a supposizioni. Spetta agli uffici competenti chiarire quali siano le regole applicabili, quali obblighi gravino sull’impresa e quali misure siano previste per il ripristino delle superfici interessate.
Perché il diritto di intervenire sulle infrastrutture pubbliche deve accompagnarsi alla responsabilità di rispettare e preservare gli spazi che appartengono all’intera comunità.