di Massimo D’Antoni su Tele Monte Kronio

«È l’ultima chiamata, l’occasione irripetibile per restituire vita alle Terme di Sciacca, rimaste chiuse per oltre un decennio».

È con questo tipo di riflessione, che punta evidentemente a rimarcare la delicatezza del momento, che ha deciso di rompere il silenzio il raggruppamento temporaneo di imprese che fa riferimento alla Terme di Saturnia Spa, impresa leader del termalismo che fa capo al manager Massimo Caputi, ex numero uno di Federterme, oggi alla guida di Federturismo di Confindustria. Che, di fatto, punta a fare chiarezza sul proprio progetto e sui recenti passaggi istituzionali, a partire dall’esito della Conferenza di servizi preliminare che ha tracciato la rotta.

In un comunicato diramato nel primo pomeriggio di oggi si fa notare come, nonostante i paletti e le prescrizioni posti da enti come la Soprintendenza o l’Autorità di Bacino, il piano presentato al bando per manifestazioni d’interesse abbia incassato pareri favorevoli strategici da parte di ARPA, Distretto Minerario e Azienda Idrica.

Precisa così, Terme di Saturnia Spa, che la propria proposta punta su un maxi-investimento complessivo superiore a ottantadue milioni di euro, di cui oltre quarantacinque milioni di risorse interamente private.

“Nel progetto – si aggiunge – rientra non solo la riqualificazione del perimetro termale e la creazione di 132 posti di lavoro a regime, ma anche tredici milioni di opere pubbliche a beneficio della città“.

Tra queste spiccano quella che è stata chiamata “Terrazza del Tramonto”, ma anche nuove piazze, camminamenti panoramici e il recupero delle ville comunali, pensate per cucire il complesso termale nel tessuto urbano di Sciacca.

Ma è anche sul fronte dell’ex ospedale di Sciacca che Saturnia punta a fare chiarezza. Precisando che la struttura di via Figuli non rientra nel partenariato pubblico-privato, ma è frutto di una segnalazione fatta nella direzione della necessità di un parcheggio pubblico e aree verdi, mentre la sanità punta a trovare spazio con un centro termale accreditabile con il SSN. 

Dopo l’accesso agli atti, Massinelli & partners consulting ha riacceso la polemica contestando la procedura e la scelta della Regione. Marcello Massinelli ha messo sul piatto un confronto economico basato su un canone annuo più elevato e su un investimento di 99 milioni con una struttura alberghiera, definita “di senior living”, nell’ex ospedale. Ma la Regione ha già giudicato la proposta di Massinelli non idonea né fattibile, escludendola per mancata rispondenza ai fabbisogni pubblici. 

Mentre i legali di Massinelli valutano nuove mosse al Tar, Terme di Saturnia va dritta per la sua strada, evidenziando come il vero pericolo, adesso, sia che le battaglie legali e il polverone mediatico finiscano per bloccare tutto per l’ennesima volta. 

“A perdere, in caso di stop, non sarebbe il privato, ma un intero territorio che non può permettersi di perdere l’ultimo treno per la rinascita“, rimarca infatti il gruppo guidato da Caputi.

Un avvertimento lanciato all’indomani del nuovo affondo del raggruppamento concorrente che, ottenuto l’accesso agli atti del progetto (inizialmente negato per ragioni di segreto industriale), è tornato a contestare l’esclusione della propria proposta a favore di quella di Saturnia. 

Massinelli rivendica la maggiore convenienza della sua offerta che, a parità dei 46 milioni di fondi pubblici disponibili, garantirebbe un canone annuo di oltre 800 mila euro contro i 10 mila stimati da Saturnia, oltre a 99 milioni di investimenti privati e 600 posti letto.

Ma per la Regione Siciliana quel piano non risponde ai fabbisogni del territorio. E ora la partita si gioca sul filo di lana: tra carte bollate e visioni opposte, Sciacca rischia di veder sfumare, forse per sempre, la sua risorsa più grande.

MASSIMO D’ANTONI