Ieri pomeriggio ho casualmente rimesso piede nella nostra villa comunale, una volta bella e importante, e l’ho trovata più che mai imbruttita e, direi, quasi del tutto abbandonata.

Un autentico strazio civico, di quelli che ti fanno davvero piangere il cuore di cittadino che vuol bene alla propria città e che non sopporta il sostanziale abbandono di cose belle che necessiterebbero di cura efficace ed amorevole.

Il problema è ormai di vecchia data, non investe soltanto l’attuale amministrazione (che anch’essa, almeno finora, non ha prodotto alcun risultato apprezzabile, se non un pluriannunciato progetto di riqualificazione della recinzione, del quale peraltro non si intravede alcun inizio dei lavori): sembra quasi un sortilegio malefico, nessuna amministrazione comunale, di nessun colore politico, riesce ad affrontare il problema di riavviare la nostra villa comunale su una strada di recupero del suo antico splendore, come se questa problematica fosse del tutto impossibile da affrontare e risolvere.

Una problematica che ha aspetti diversificati, ma il principale è sicuramente quello relativo alla parte arborea e floreale, nella sostanza abbandonata al suo destino nonostante l’esternalizzazione avviata dalla giunta Termine per la sua manutenzione ordinaria.

Non sono sicuramente un esperto di verde e di piante, ma non occorre essere esperti per capire che la componente arborea della villa è sempre più esigua e differente, basta andarci a fare un giro per capirlo,

Il senso di abbandono vi regna sovrano: il custode non ha neanche un rubinetto di acqua nel quale lavarsi le mani dopo aver pulito le aiuole, i motori e le pompe della grande vasca si sono di nuovo guastate, l’acqua è stagnante e gli zampilli che uscivano dalle rocce non ci sono più, le oche si sono ridotte a tre, l’impianto di irrigazione è interamente fuori servizio, l’orologio all’ingresso non funziona, il cancello di ingresso è bloccato e il custode deve farsi aiutare da almeno due persone adulte per chiuderlo e aprirlo, nove lampioni della parte posteriore che si affaccia sul mare non funzionano, i gabinetti che continuano a rimanere chiusi, le condizioni delle statue degli uomini illustri di Sciacca gridano vendetta e ti fanno comprendere come una città che non riesce a portare rispetto neanche per la propria storia è una città che ha perso la bussola della propria identità.

Alcune foto, più delle parole, possono dare un’idea reale della situazione a chi in villa comunale non è abituato ad andare:

Una sola cosa ci è sembrata curata a dovere, ed è giusto dirla: i sacchetti nei cestini porta rifiuti, che giornalmente vengono sostituiti:

Dopo tanti, anzi tantissimi anni, che se ne discute, dopo le innumerevoli proteste e iniziative del Comitato Pro Villa Comunale, ad oggi la Villa Comunale di Sciacca Ignazio Scaturro versa in uno stato di evidente agonia. E proprio lì vicino ci sta un parco termale (di proprietà regionale) che, a prescindere da un auspicabile miglior futuro nell’ambito del rinnovato complesso termale di Sciacca, è chiuso da oltre un decennio e che la nostra città è riuscita a farsi espropriare senza batter ciglio e senza mai riuscire ad elevare un grido di protesta.

Questa è purtroppo a Sciacca la situazione attuale di ville e giardini.