La manifestazione pubblica annunciata per sabato 25 luglio in Piazza Angelo Scandaliato, intitolata “Basta crudeltà, giustizia ora”, impone alcune riflessioni, che trascendono il coinvolgimento emotivo suscitato dalla vicenda dei quattro cuccioli di cane morti a Sciacca.

È doveroso premettere che il diritto di riunione costituisce una delle libertà fondamentali riconosciute dall’art. 17 della Costituzione della Repubblica Italiana. La libera manifestazione del pensiero, garantita dall’art. 21 Cost., rappresenta uno dei cardini dello Stato democratico e nessuno può mettere in discussione il diritto dei cittadini di esprimere, in forma pacifica, la propria richiesta di giustizia.

Parimenti, è fuori discussione che il maltrattamento degli animali costituisca un fenomeno che deve essere contrastato con assoluta fermezza, e non a cado recenti modifiche legislative hanno rafforzato la tutela del benessere animale.

Tuttavia, proprio il rispetto dello Stato di diritto impone che ogni diritto fondamentale sia esercitato nel rispetto degli altri diritti costituzionalmente garantiti.

La vicenda che ha originato la manifestazione riguarda, allo stato degli atti, una responsabilità individuale ancora oggetto di accertamento giudiziario per quanto riguarda i risvolti penali.

L’art. 27, primo comma, della Costituzione sancisce che «la responsabilità penale è personale».
Non si tratta di una formula di stile, bensì di uno dei principi cardine della civiltà giuridica italiana.

Ciò significa che nessuna responsabilità può essere estesa dalla sfera personale a quella di una comunità, di una categoria economica, di una città o di una regione, soltanto perché il fatto si è verificato entro il loro territorio.

Ed è proprio sotto questo profilo che emerge una legittima preoccupazione.
Da giorni la vicenda ha assunto purtroppo una dimensione mediatica nazionale, che la dice tutta su alcuni aspetti purtroppo molto negativi della comunicazione via social.

Sui social network si leggono infatti, con crescente frequenza, espressioni gravemente offensive rivolte non soltanto al presunto autore dei fatti, ma alla città di Sciacca, ai suoi cittadini e, perfino, all’intera Sicilia.

Una era e propria deriva comunicativa che appare non solo insopportabile ma anche incompatibile con i principi costituzionali di uguaglianza (art. 3 Cost.), di personalità della responsabilità penale (art. 27 Cost.) e con il dovere di reciproco rispetto che dovrebbe caratterizzare il confronto pubblico.

In questo contesto assume particolare rilievo la dichiarazione dell’Assessore comunale Agnese Sinagra, la quale ha chiarito che il Comune di Sciacca non è promotore della manifestazione, non ha partecipato alla sua organizzazione e non ne ha concordato le modalità.

Tale precisazione merita attenzione, non già perché possa incidere sul diritto dei promotori di organizzare il presidio, bensì perché evidenzia come l’iniziativa appartenga esclusivamente alla sfera organizzativa privata.

Ciò impone alle Autorità competenti una particolare attenzione nella valutazione degli aspetti connessi alla sicurezza, all’ordine pubblico e alla gestione degli spazi urbani.

È noto che la disciplina delle manifestazioni pubbliche attribuisce al Questore le competenze in materia di ordine e sicurezza pubblica, mentre il Sindaco, quale autorità locale e ufficiale del Governo per le attribuzioni previste dall’ordinamento, è chiamato a collaborare istituzionalmente affinché il regolare svolgimento della vita cittadina sia assicurato nel rispetto delle norme vigenti.

Il punto, dunque, non è se la manifestazione debba o meno svolgersi.
Il punto è un altro.
È se il luogo e le modalità prescelte rappresentino, nel concreto, il migliore punto di equilibrio tra i molteplici interessi pubblici coinvolti.

Piazza Angelo Scandaliato costituisce il cuore pulsante del centro storico di Sciacca.
Nella serata di sabato essa rappresenta uno dei principali luoghi di aggregazione cittadina e turistica, attraversata quotidianamente da numerosi visitatori italiani e stranieri e interessata da eventi, attività culturali e iniziative economiche che contribuiscono all’immagine della città.

Nella previsione, peraltro annunciato, che il presidio richiami un consistente numero di partecipanti provenienti anche da altre realtà territoriali, le Autorità competenti sono chiamate a valutare ogni profilo inerente alla sicurezza, alla viabilità, alla fruizione degli spazi pubblici, alla tutela delle attività economiche e alla serenità dei cittadini e dei visitatori.

Analoga attenzione merita la circostanza, riferita da alcuni operatori commerciali, secondo cui taluni esercizi del centro storico starebbero valutando la chiusura anticipata delle proprie attività per timore di disagi o comunque di tensioni.

Qualora tali indiscrezioni trovassero conferma, esse rappresenterebbero un ulteriore elemento di riflessione, poiché la libertà di manifestazione deve sempre armonizzarsi con la libertà di iniziativa economica privata, riconosciuta dall’art. 41 della Costituzione, e con il diritto degli operatori a svolgere serenamente la propria attività.

Ugualmente rilevante è un ulteriore profilo.
Gli obiettivi dichiarati dagli organizzatori – ottenere giustizia per i cuccioli, sensibilizzare l’opinione pubblica e sollecitare maggiori controlli – appaiono, nella loro formulazione astratta, pienamente condivisibili.

Occorre tuttavia evitare che la percezione pubblica della manifestazione finisca, anche involontariamente, per alimentare quella sovrapposizione tra responsabilità individuale e responsabilità collettiva che tanti effetti negativi ha già prodotto nel dibattito mediatico nazionale.

Le istituzioni locali, peraltro, hanno già assunto iniziative concrete, annunciando la costituzione di parte civile nel procedimento penale e l’adozione di ulteriori strumenti amministrativi volti a rafforzare il rispetto degli obblighi gravanti sui proprietari di animali.

Ne consegue che il messaggio pubblico dovrebbe restare fermamente indirizzato verso l’accertamento delle responsabilità individuali e il rafforzamento della tutela degli animali, evitando qualsiasi lettura che possa essere interpretata come una censura nei confronti della comunità saccense nel suo complesso.

Per tali ragioni, appare auspicabile che le competenti Autorità valutino, nell’ambito delle rispettive attribuzioni e nel pieno rispetto della normativa vigente, ogni soluzione organizzativa idonea a garantire il miglior contemperamento possibile tra il diritto costituzionale di manifestare, la tutela dell’ordine pubblico, la sicurezza urbana, la piena fruizione del centro storico, la continuità delle attività economiche e la salvaguardia dell’immagine della città.

Qualora tale equilibrio potesse essere meglio assicurato mediante una diversa collocazione logistica dell’iniziativa, tale valutazione rientrerebbe esclusivamente nelle prerogative delle Autorità competenti e non costituirebbe una limitazione della libertà di manifestazione, bensì un’applicazione del principio di proporzionalità che governa ogni bilanciamento tra diritti di pari rango costituzionale.

La vera sfida, oggi, consiste nel dimostrare che una comunità può condannare con fermezza ogni forma di crudeltà senza consentire che il manifestare diventi occasione di contrapposizione, di generalizzazione o di delegittimazione di un’intera città, la nostra città.