Quanto accaduto nei giorni scorsi lungo la strada che conduce alla spiaggia di Sovareto costituisce oggetto di una articolata nota politico-istituzionale rivolta alla cittadinanza a firma dei consiglieri comunali del movimento ControSistema, Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò.
Nella premessa vengono ricordati i fatti:
“La Polizia Municipale ha elevato 42 verbali per sosta vietata dopo che decine di bagnanti avevano lasciato l’auto lungo la carreggiata, restringendo la viabilità e creando ingorghi in un tratto già critico. Auto parcheggiate in curva, in prossimità dell’ingresso alla spiaggia e persino davanti agli accessi di emergenza: una situazione che, nelle ore di punta, ha messo a rischio la sicurezza e impedito il passaggio dei mezzi di soccorso. Il paradosso, segnalato da residenti e frequentatori della zona, è che il parcheggio privato a pagamento, situato a pochi metri dall’accesso alla spiaggia, è rimasto quasi vuoto per tutta la giornata, nonostante un costo contenuto (3 euro, comprensivi di una bottiglietta d’acqua o un caffè)”.


Nella valutazione del Movimento ControSistema, questo episodio non è un fatto isolato né un problema di semplice “inciviltà” degli automobilisti, ma la conseguenza diretta e prevedibile di anni di assenza di pianificazione da parte dell’amministrazione comunale sull’uso della fascia costiera.
La radice del problema viene indicata in un’amministrazione senza visione della città
Alla base di tutto, per il duo Brucculeri e Blò, c’è uno strumento che i cittadini conoscono poco ma che decide, di fatto, come si vive il mare a Sciacca: il PUDM, il Piano di Utilizzazione delle Aree Demaniali Marittime. È il documento con cui il Comune stabilisce come si usa la fascia costiera demaniale: dove vanno gli stabilimenti balneari, dove restano le spiagge libere, e – punto decisivo per la vicenda di Sovareto – dove vanno collocati i servizi collegati alla balneazione, in primis parcheggi e vie di accesso.
Il PUDM di Sciacca è, ad oggi, fermo in fase di “prevalutazione”: non è mai stato approvato in via definitiva dal Consiglio Comunale, ed è stato ritirato in attesa delle integrazioni necessarie. Anche i consiglieri Brucculeri e Blò hanno depositato le loro osservazioni, chiedendo che il piano preveda parcheggi pubblici accanto a quelli privati, da realizzare anche mediante esproprio per pubblica utilità, e l’allargamento delle strade di accesso al mare per garantire sicurezza e transito ai mezzi di soccorso.
Senza una previsione esplicita nel PUDM, nessun altro strumento urbanistico — nemmeno il Piano Regolatore Generale — può intervenire su queste aree. Dall’entrata in vigore della legge regionale che ha istituito il PUDM (L.R. 15/2005), sono le previsioni del PUDM a prevalere sulla disciplina urbanistica generale in materia di demanio marittimo, e nessuna nuova concessione può essere rilasciata se non in coerenza con quanto il PUDM stabilisce. In altre parole: se il PUDM non prevede parcheggi e viabilità, il PRG resta con le mani legate, qualunque sia la volontà politica del momento.
Rispetto a questo strumento, secondo i due consiglieri comunali ControSistema l’amministrazione comunale si è nelle sue proposte limitata a ridurre gli spazi di utilizzo pubblico della spiaggia, ampliando invece la superficie destinata agli stabilimenti balneari, senza mai affrontare in modo organico il tema dei servizi pubblici collegati: parcheggi, accessi, sicurezza.
E Sovareto è la fotografia di questa scelta.
Parcheggi: un obbligo di pianificazione, non un dettaglio tecnico
Il PUDM, osservano i due consiglieri comunali, non serve solo a distribuire le concessioni balneari: è la sede naturale per programmare i servizi complementari alla fruizione della spiaggia, tra cui le aree di sosta pubbliche, proporzionate al reale carico turistico stagionale.
La soluzione che i due di ControSistema hanno proposto in sede di osservazioni al piano è la seguente: prevedere parcheggi pubblici accanto a quelli privati esistenti, anche attraverso l’esproprio per pubblica utilità delle aree necessarie. È uno strumento, fanno osservare, pienamente legittimo (disciplinato dal Testo Unico sulle espropriazioni, D.P.R. 327/2001), che richiede però una cosa che oggi manca: una previsione chiara nello strumento di pianificazione che lo sorregga e lo renda difendibile anche in caso di contenzioso con i proprietari coinvolti.
Vie di accesso e sicurezza: un diritto, non una concessione
“Il diritto dei cittadini di raggiungere il mare non è un favore che il Comune concede: è un principio riconosciuto dalla giurisprudenza amministrativa più autorevole. Il Consiglio di Stato ha stabilito che il demanio marittimo è direttamente e inscindibilmente connesso al carattere pubblico della sua fruizione collettiva, cui è naturalmente destinato, rispetto al quale l’esclusività che nasce da una concessione costituisce un’eccezione, non la regola. È clausola necessaria di ogni concessione l’obbligo, per chi gestisce uno stabilimento, di consentire il libero e gratuito accesso e transito verso la battigia, anche ai fini di balneazione”.
Il principio affermato dal giudice amministrativo per l’accesso pedonale attraverso gli stabilimenti balneari, per Brucculeri e Blò vale, per estensione logica e non per automatismo giuridico diretto, anche a monte: se il Comune non pianifica strade adeguate e parcheggi pubblici sufficienti, il diritto di accesso al mare rischia di essere compresso in modo indiretto ma altrettanto concreto.
“Il Codice della Strada vieta espressamente la sosta sui dossi e nelle curve, oltre che ovunque essa determini intralcio alla circolazione, che è esattamente la situazione descritta a Sovareto, con auto in sosta in curva e in prossimità degli accessi. Quando questa infrazione si ripete sistematicamente, ogni fine settimana, nello stesso tratto, non si tratta più di indisciplina individuale ma della prova provata di una carenza strutturale che l’amministrazione conosce e non affronta. Le competenze sul demanio marittimo, del resto, sono state attribuite alle Regioni e in Sicilia sono esercitate dai Comuni costieri proprio attraverso lo strumento del PUDM: è quindi il Comune, tramite la pianificazione che gli compete, il soggetto tenuto a garantire che l’accesso alla costa avvenga in condizioni di sicurezza”.
La risposta del Comune non può essere la sanzione: è un salasso, non una soluzione
Di fronte a tutto questo, per Brucculeri e Blò la risposta dell’amministrazione comunale non può ridursi a una raffica di verbali. “Non è accettabile che il Comune, dopo anni di inerzia pianificatoria, scarichi il costo della propria mancata programmazione sui cittadini, trasformando una falla amministrativa in un’entrata di cassa. I cittadini pagano già, nei fatti, un prezzo per esercitare un proprio diritto: quello di accedere al demanio marittimo, cioè alla spiaggia. Lo pagano al parcheggio privato, unica alternativa strutturata esistente. E quando scelgono di non pagarlo, o non trovano posto, lo pagano una seconda volta — e molto più caro — con la multa. Un diritto costituzionalmente garantito si trasforma così in un doppio balzello: prima sul mercato privato, poi sulla sanzione pubblica”.
Il punto politico che i due consiglieri comunali sottopongono all’attenzione della città è il seguente: il Comune non può invocare la sicurezza come alibi per una repressione tardiva, quando è proprio l’assenza di pianificazione comunale — mancati parcheggi pubblici, mancato allargamento delle strade, PUDM fermo da anni — ad aver creato le condizioni di pericolo che oggi vengono sanzionate. Usare la sicurezza, causata dalla propria inerzia, come giustificazione per rimpinguare le casse comunali attraverso le sanzioni è una scorciatoia inaccettabile, che scarica sui cittadini il conto di scelte amministrative mai fatte.
Perché i cittadini rischiano la multa invece di pagare 3 euro? Una domanda che merita risposte
Per i consiglieri comunali estensori della nota le risposte possono essere le seguenti:
— Un diritto non si paga due volte. La spiaggia è demanio pubblico: raggiungerla è, nella percezione diffusa e nella sostanza giuridica, l’esercizio di un diritto collettivo, non l’acquisto di un servizio. Chiedere un pagamento per posteggiare a ridosso di un bene pubblico viene vissuto da molti cittadini come un pedaggio improprio imposto su qualcosa che dovrebbe restare accessibile — per quanto la cifra richiesta sia, in sé, modesta.
— Un’offerta pubblica gratuita insufficiente o assente. La sosta selvaggia diventa, di fatto, l’unica valvola disponibile nelle ore di punta, a prescindere dal prezzo del parcheggio privato.
— Un’abitudine consolidata da anni di assenza di controlli. Dove per stagioni intere la sosta lungo quella strada non è stata sanzionata, si è formata un’abitudine collettiva difficile da correggere con un’improvvisa stretta repressiva, priva di un’adeguata informazione preventiva e di un’alternativa pubblica pronta all’uso.
— Una reazione di rigetto verso la “monetizzazione” dell’accesso al mare. Anche un importo contenuto assume un peso simbolico quando viene percepito come un costo imposto su un diritto che si ritiene proprio: è un fenomeno di resistenza collettiva già osservato in altri contesti costieri italiani, dove la privatizzazione crescente degli arenili ha alimentato un forte senso di insofferenza verso ogni forma di pedaggio, reale o percepito, per raggiungere il mare.
— Calcolo costi-benefici legato alla comodità, non solo al prezzo. Se il parcheggio privato risulta più distante dall’accesso alla spiaggia rispetto ai punti dove si concentra la sosta vietata, la scelta di molti bagnanti è dettata anche da un calcolo di comodità immediata, non da un puro confronto tra 3 euro e l’importo della sanzione.
Nessuno di questi fattori giustifica la sosta in prossimità degli accessi di emergenza, precisano Brucculeri e Blò. Ma comprenderne le cause è indispensabile per non ridurre il problema a una questione di ordine pubblico, quando è, prima di tutto, un problema di pianificazione mancata.
Per tutto quanto sopra, le richieste delMovimento ControSistema all’amministrazione comunale sono le seguenti:
— Riportare in Consiglio Comunale il PUDM, integrandolo con le previsioni già formalmente suggerite: parcheggi pubblici gratuiti accanto a quelli privati, anche mediante esproprio per pubblica utilità, e allargamento delle strade di accesso al mare per garantire sicurezza e transito ai mezzi di soccorso.
— Coordinare tempestivamente questa integrazione con la procedura di VAS in corso, per evitare un ulteriore rinvio del piano e i conseguenti ritardi nella soluzione dei problemi strutturali.
— Individuare, nell’immediato e in via cautelativa, aree pubbliche gratuite di sosta già disponibili nei pressi di Sovareto, anche con un servizio-navetta nei giorni di maggiore affluenza, senza attendere i tempi lunghi della pianificazione per garantire la sicurezza dei cittadini.
— Rendere pubblici i dati sui proventi delle sanzioni elevate nelle zone costiere, con indicazione di come tali somme vengano reinvestite, a garanzia di trasparenza verso i cittadini.
— Aprire un confronto pubblico e trasparente con i cittadini e con le associazioni del territorio prima dell’approvazione definitiva del PUDM.
“Sciacca ha bisogno di un’amministrazione che pianifichi la città e il suo mare, non di un’amministrazione che sanzioni le conseguenze della propria inerzia“, è la conclusione della nota politico-istituzionale.