di Maria Rita Giambalvo, classe  III C Liceo scientifico E. Fermi di Sciacca, articolo partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”

C’è un’immagine che si ripete ogni sabato sera sotto l’ombra dei palazzi storici di Santa Margherita: un gruppo di giovani che cammina avanti e indietro per la piazza, osservando sempre gli stessi volti, in attesa di un evento che non accade mai. 

Quella che una volta era la vivace “Città del Gattopardo” sembra oggi un guscio bellissimo ma vuoto, dove la noia è diventata un rumore di fondo assordante. 

La piazza non è più soltanto il cuore pulsante della comunità, ma è diventata il palcoscenico di una deriva sociale che noi giovani osserviamo, ogni sabato sera, con un misto di rabbia e rassegnazione.

Per chi ha quasi diciassette anni, il sabato rappresenta l’unica vera occasione di svago. Ma negli ultimi tempi, l’attesa per una serata spensierata si è trasformata in una scommessa sulla sicurezza.

Non è raro assistere a liti violente, spesso scatenate da futili motivi o alimentate da gruppi provenienti dai paesi limitrofi, che scelgono le nostre strade come terreno di scontro. 

La violenza fisica, però, è solo la punta dell’iceberg.

Quando mancano spazi di espressione, eventi o alternative stimolanti, la tensione sale. La piazza, da luogo di incontro e di scambio, si trasforma in un teatro di “possibili liti”, un ring dove si cerca di affermare una presenza che non trova altri sbocchi. Il risultato? Molti di noi, per cercare un po’ di vera spensieratezza, sono costretti a scappare fuori, a cercare divertimento altrove, alimentando quel circolo vizioso che sta rendendo Santa Margherita un “paese fantasma” per i giovani.

Non può essere questa l’unica eredità della nostra generazione. La soluzione non è solo “più controllo”, ma “più vita”.

La proposta non è chiedere che qualcuno faccia qualcosa per noi, ma che il paese ci permetta di riprendere i nostri spazi.

La mia idea è la creazione di una piazza attiva, che venga colmata da esperienze. Invece di ascoltare della musica, chiediamo che la piazza diventi calore, amicizia e sicurezza. chiediamo eventi che puntino alla qualità e non solo sul rumore, dove il talento dei ragazzi sia in primo piano, obbligando chi viene qui a rispettare il posto in cui si trova.

Se la piazza è viva di contenuti, non c’è spazio per la violenza. Se diventiamo noi gli organizzatori della nostra spensieratezza, non avremo più bisogno di scappare altrove per cercare un sabato sera che non ci lasci addosso solo amarezza.

Non vogliamo più guardare le solite liti sotto i soliti lampioni. Vogliamo un paese che torni a dialogare con i suoi figli più giovani, offrendo un motivo per non dover scappare ogni weekend. Perché un paese senza giovani non è solo un paese vuoto: è un paese senza futuro.

È ora di riaccendere le luci di Santa Margherita, ma con una scintilla diversa.

Santa Margherita non può restare solo un ricordo letterario stampato sui libri. È un organismo vivo che oggi soffre di solitudine.

La sfida che lancio alla società e ai miei coetanei è semplice: smettiamo di essere ombre che aspettano che il tempo passi. Torniamo a essere i padroni di casa di questo paese, perché se non lo facciamo noi, lo farà qualcun altro al posto nostro.

Maria Rita Giambalvo, classe  III C Liceo scientifico E. Fermi di Sciacca, articolo partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”