Il 19 Agosto 2014 , durante un’esercitazione, sulle colline delle Marche ci fu uno scontro tra due Tornado. Persero la vita quattro giovani piloti e tra loro Giuseppe Palminteri, 36 anni, capitano navigatore di uno dei velivoli schiantati. Nato a Palermo ma cresciuto a Napoli, Palminteri aveva frequentato il liceo classico Garibaldi e l’università Federico II del capoluogo campano, per poi entrare in servizio al 6° Stormo “Diavoli Rossi” di Ghedi, in provincia di Brescia, dove svolgeva il ruolo di ufficiale navigatore. Durante le vacanze estive, Giuseppe, sin da bambino veniva a Sciacca con i genitori, Laura e Stefano. Lo conoscevo anche io. Era un giovane bellissimo e tanto affettuoso.

Ho chiesto alla Dott.ssa Ivana Dimino, sua amica personale, di ricordarlo.

“Giuseppe Palminteri era un mio Amico, è un mio amico, uno di quelli con cui nasci e che ti accompagna per la vita intera, se non fosse che a volte ad uno dei due non è concesso restare. Ma Giuseppe c’è sempre, un legame così intenso non si scioglie con la morte, si rafforza con l’assenza ed per questo che lui continua ad esistere nel mio cuore e nella mia memoria storica.
Pensare a Peppe mi ricorda da dove vengo, chi sono stata e chi sono, perché lui ha fatto parte della mia vita e di quella di chi, con lui e con me, ha condiviso momenti, serate, tuffi al mare, sms, sorrisi e qualche lacrima.


Era un giovane uomo appassionato, non solo del suo amato lavoro ma anche di quello, e di chi, gli faceva battere il cuore; desiderava sentire il suo cuore accelerare, amava le sfide, sentiva l’adrenalina muoversi dentro e spingerlo a prove sempre più importanti e non si fermava, non mollava la presa, c’era e restava, nonostante le fatiche di una vita tra terra e cielo.
Peppe amava il mare, il suo, il nostro mare di Sciacca, della renella, dove siamo cresciuti come si cresceva un tempo: in bici, guardando film horror, inventandosi gli scherzi, ridendo di ogni cosa, mettendosi in gioco.
C’era un fortissimo legame tra noi…con me, con la mia famiglia, con mio fratello Ignazio, che era anche suo fratello nel cuore, con mia sorella Irene, la piccola anche per lui, con mio padre, con cui osservava il mare, parlando dei suoi voli e con mia madre, che apprezzava il suo essere allegro e onesto.
Vederlo apparire davanti casa era l’alert per le nostre uscite: arrivava e prendeva sempre un fiore di gelsomino che tanto gli piaceva e, mentre si lamentava del nostro ritardo, era capace di ironizzare su ogni cosa. Mi son sempre detta che occorresse avere una grande intelligenza per farlo, e lui l’aveva.
Peppe aveva anche un velo di malinconia negli occhi, ma gli amici erano per lui balsamo e cura per ritrovare subito il sorriso.


Il suo aereo era la sua seconda pelle, il cielo il suo posto preferito, tanto quanto lo era il mare.
Abbiamo attraversato insieme infanzia, adolescenza, maturità, scelte di vita, successi e piccole sconfitte e ci guardavamo da lontano, per essere certi che andasse tutto bene, in quello scambio d’affetto fraterno e protettivo che ci legava e ci lega ancora…perché questo fanno gli Amici..non si perdono mai.

Onore a Lui, a Giuseppe, il mio Amico.”

Ivana Dimino, psicoterapeuta.

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