IL VIDEO DELLA PRESENTAZIONE: Renato Modica dialoga con Alice Titone:

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ARTE E CULTURANOTIZIE E ATTUALITA’

RENATO MODICA E IL SUO “I RECLUSI DI VIA CIMABUE”

DiNINO PORRELLO

Domenica 7 agosto, al cortile Orchidea della Badia Grande, Renato Modica presenterà la sua prima pubblicazione intitolata “I RECLUSI di Via Cimabue” dialogando con Alice Titone (ore 20).

Renato Modica è un mio caro amico, mi legano a lui rapporti fraterni fin da quando, ragazzi, eravamo scout.

Faccio questa premessa perché qualcuno potrebbe ragionevolmente pensare che quanto mi appresto a dire sulla prima pubblicazione che Renato ha dato in questi giorni alle stampe può essere influenzato da questa dichiarata amicizia e stima.

Nulla di tutto questo, anche perché chi mi conosce bene sa che non riesco a dire una cosa diversamente da come la penso.

Renato Modica, per chi non lo conoscesse, è stato insegnante di diritto per 33 anni nella scuola superiore di Sciacca ed è andato recentemente in pensione grazie a “quota cento”.

Senza dire niente a nessuno, e inizialmente nascondendolo alla sua stessa famiglia, Renato ha iniziato a metter giù per iscritto i suoi pensieri esperenziali sul mondo della scuola e alla fine ha deciso di farne un libro, incoraggiato anche dall’amico Giuseppe Recca (il giornalista), quando un editore siciliano specializzato nel comparto si è dichiarato disponibile a pubblicarlo (NULLA DIE – NUOVO ATENEO).

In realtà non è un libro, ma un pamphlet, intendendosi con questo termine tecnico “una breve pubblicazione, scritta con intento polemico o satirico, in cui l’autore prende posizione contro qualcuno o qualcosa”.

Bene, il titolo di questo “pamphlet”, “I RECLUSI di via Cimabue”, e il primo rigo del sottotitolo, “Manuale di sopravvivenza nella scuola 2.0”, già suggeriscono che il contenuto polemico o satirico è rivolto proprio a quel mondo della scuola nel quale l’autore, anche se nella vita avrebbe voluto fare tutt’altro, entrò con un raro concorso ordinario, rimanendone poi “recluso”. Una scuola che negli ultimi quarant’anni è stata, secondo Renato, peggiorata da troppe riforme inutile o dannose: sanatorie per i precari, modifiche continue degli esami di maturità e variazioni sul tema della didattica, tanto per dirne solo alcune, mentre per renderla migliore potevano servire una migliore selezione dei docenti ed edifici scolastici adeguati e sicuri.

Vorrei a questo punto brevemente commentare due aspetti di “I RECLUSI di via Cimabue”: come è scritto e il suo contenuto.

E’ scritto in modo godibilissimo, in una forma espressiva che sprigiona nel migliore dei modi quello spirito ironico, sarcastico e anche irriverente nel quale, e chi lo conosce lo sa benissimo, Renato Modica è un autentico maestro, anzi sarebbe meglio dire un professore di università. In senso buono, si intende: quando Renato si mette a parlare a raffica su un argomento diventa un efficacissimo spettacolo pirotecnico di parole intelligenti e divertenti e questo talento lo possiede evidentemente anche nella scrittura, con il risultato che la lettura risulta gradevole, scorrevole e divertente…

E adesso passo al contenuto, che è l’aspetto a mio avviso più importante. L’autore ha infatti un grandissimo merito che attiene alla verità delle cose, ossia quello di dire ciò che in molti pensiamo sulla scuola e che solo qualcuno si azzarda a dire sotto voce, ma che nessuno osa affermare pubblicamente, in particolare tra gli addetti ai lavori del mondo scolastico che invece tante volte stanno lì a prendere troppo sul serio i connotati poco importanti della “nuova scuola”.

Renato Modica, dopo un efficacissimo prologo, passa in rassegna alla sua maniera, uno dopo l’altro, tutti gli aspetti che hanno caratterizzato la vita della scuola negli ultimi decenni: l’autonomia scolastica; la concorrenza tra scuole; POF – PTOF e ridimensionamento; la Buona Scuola di Renzi; il CLIL; gli esami di riparazione; gli organi collegiali; le nuove tecnologie; il rapporto professori-alunni: Amore e Odio; i viaggi di (d)istruzione; il diamoci del tu: la condotta; l’alternanza suola-lavoro: cronaca di una disfatta annunciata?; la (non) carriera degli insegnanti; la carriera (?); i cinquecento euro: l’uovo di Colombo; gli esami di stato; la centralità della scuola (sipario).

Su ognuno di questi aspetti l’autore scrive salacemente e in assoluta libertà di pensiero quello che quasi nessuno dice ma che ha il gusto buono della verità: una scuola portata alla sfascio o quasi da riforme inadeguate, tante volte inutili, spesso anche dannose.

Per riportare un pò tutti alla realtà delle cose non sarebbe male rendere obbligatoria la lettura di questo pamphlet innanzitutto al Ministro della Pubblica Istruzione, poi ai dirigenti scolastici, al personale insegnante, alle famiglie degli alunni e agli stessi alunni, perché è solo partendo dalla verità, sia pure vista dall’autore attraverso gli occhi della satira e dell’ironia, che si può cominciare a ricostruire qualcosa di buono.

Quando è andato in pensione, in un breve messaggio via computer (causa distanziamento…) ai suoi colleghi, Renato Modica ha detto loro di essere stato educato, come scout, a lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato, ma che in realtà nella sua vita di insegnante ciò gli è stato reso di fatto impossibile, avendo dovuto lasciato la scuola ben peggiore di come l’aveva trovata. E dice tutto, in questo senso, la dedica iniziale de “I RECLUSI di Via Cimabue”: Alla Scuola Superiore italiana, che persiste e resite, nonostante riforme e riformatori.

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