Ha perso Ignazio Messina e volgendo lo sguardo all’indietro, diciamo tra febbraio e aprile, sarebbero stati davvero in pochi quelli disposti a scommetterci qualcosa su una eventualità del genere. Ma la politica, come la vita, ogni tanto ci riserva queste apparenti sorprese, alle quali peraltro Sciacca non è affatto nuova.

Stanotte Ignazio Messina non deve aver proprio dormito, ripassando nella sua mente l’intera campagna elettorale iniziata a fine gennaio e tutti gli errori commessi.

Sì lo so, è facile parlare di errori a giochi ormai chiusi, ma è questo il compito del commentatore politico, non può certo farlo a partita in corso.

Proprio così, gli errori commessi, perché una cosa che si può affermare senza timore di smentita è che il suo avversario non ha sbagliato una mossa, mentre lui di errori ne ha fatti tanti, troppi, nonostante la sua grande esperienza politica.

Ha perso “chi sa come si fa, con competenza” innanzitutto perché non ha saputo condire questa dichiarata competenza con quel sapore di sana e autentica passione politica (se non vogliamo chiamarla civica) che agisce come il sale e dà gusto alle cose.

Ignazio Messina ha interpretato la parte che conosce bene, quella del politico navigato di professione, dall’ oratoria brillante, ma non ha saputo infiammare i cuori dell’elettorato. Comiziare bene è una cosa, suscitare emozioni un’altra cosa ben diversa.

Ha fatto bene all’inizio, quando si è auto candidato alla guida della città scendendo in campo senza accordi preventivi (se non quello mal mascherato con Sciacca Terme Rinasce, che era già una sua creatura), ma ha poi fatto male quando ha iniziato ad allargare il suo “Patto per Sciacca” a tutti quelli che arrivavano per imbarcarsi sulla barca del favorito vincitore, per di più travestiti da forze civiche, e ha fatto malissimo quando ha perseverato nell’errore imparentandosi al ballottaggio con simboli politici che prima aveva sdegnosamente rifiutato. Ma forse a quel punto erano ormai forti i segnali della rimonta di Fabio Termine, i sonni non erano più tranquilli e bisognava cercare di correre ai ripari.

Questa grande e variegata alleanza non ha pagato in termini di voti, in particolare al primo turno , quando ad Ignazio Messina sono mancati pochi voti per l’elezione con il 40%, mantre le liste a lui collegate hanno raggiunto il 45% circa: la sconfitta quindi è maturata innanzitutto “in casa”.

Le proposte assessoriali sono apparse totalmente determinate dalle forze politiche che via via lo andavano sostenendo e anche l’immagine di questa assenza di autonomia decisionale da parte del candidato sindaco gli ha giocato a sfavore.

E poi quella sua collocazione politica sempre più di destra, anche se sappiamo tutti bene che nelle amministrative l’ideologia conta poco o nulla, ma comunque risultava contraddittoria per un “segretario di partito” che si era presentato al congresso del PD come un fautore del centro-sinistra.

Così come, alla fine, anche tanta contraddizione emergeva in quel rivendicare l’importanza dell’esperienza da parte di chi era stato eletto sindaco più giovane d’Italia, a soli 29 anni. Mentre contestava a Fabio Termine la giovane età, nello stesso tempo Ignazio Messina evocava elettoralmente l’immagine di quel giovane Messina “sindaco efficiente”, che si sapeva far rispettare, che era un efficace comunicatore e che realizzò alcune opere pubbliche come ad esempio la piazza di San Michele e il restauro delle Mura di Vega. Ma quel ricordo era ormai sbiadito dal tempo, intere generazioni non lo avevano vissuto e non riusciva a riscaldare gli animi.

E poi la gestione della presunte irregolarità nei seggi elettorali al primo turno. Qui il politico abile e navigato è letteralmente naufragato. Il comizio tenuto davanti al seggio elettorale della sezione nr. 28, all’indomani del fallito raggiungimento della fatidica quota del 40% al primo turno, è stato una sorta di “suicidio politico”, nell’impostazione e nei toni. Sono convinto che gran parte dei voti ancora liberi da condizionamenti, di quelli che avrebbero potuto ancora decidere di votarlo, li abbia persi in quel preciso momento, quando invece di rilanciare la sfida su un piano politico alto è scivolato sulla buccia della più becera contestazione, che non era proprio il momento né il caso di sbandierare, ma che avrebbe potuto portare avanti successivamente se davvero la riteneva necessaria e opportuna.

Anche nella propaganda elettorale e comunicazione sui social la battaglia è stata impari, assai più efficace e moderna quella di Fabio Termine, cui non ha potuto tener testa il maldestro tentativo di guizzo finale nel divulgare via social il suo anniversario di matrimonio, anche questo forse alla fine più controproducente che utile.

Che farà adesso Ignazio Messina? Se ne tornerà a Palermo abbandonando la città che aveva cercato di conquistare e che avrebbe voluto risollevare, oppure darà una mano in questo cammino di rinascita, mettendo a disposizione del bene comune le sue comunque indiscutibili doti e risorse politiche, nonché i voti della sua maggioranza di opposizione in consiglio comunale (15 consiglieri)?

Qui Ignazio si troverà nuovamente di fronte ad un bivio e per il bene della nostra città confidiamo che, una volta smaltito il doloroso contraccolpo immediato della sconfitta, sappia farsi condurre da una sua recuperata capacità di visione politica nella direzione più corretta e proficua per la città che pur gli ha voltato le spalle, negandogli la terza sindacatura.

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