Il Consiglio Comunale di Sciacca è stato ufficialmente sciolto per decreto regionale.
L’amministrazione della città rimane quindi esclusivamente in mano alla giunta Valenti, da qui fino alla fine del mandato quinquennale del Sindaco che non mostra alcuna intenzione di dimissioni.
Sull’argomento abbiamo già espresso alcune nostre considerazioni e oggi ospitiamo una riflessione su facebook di Giuseppe Catanzaro, al quale abbiamo chiesto autorizzazione di pubblicarla su questo Blog perché ci sono sembrati interessanti i contenuti:

“Consiglio comunale ufficialmente sciolto. Fino ad ora non ho espresso nessun parere sull’episodio. Oggi voglio dire la mia.

Tre passaggi hanno, nei fatti, secondo me, decomposto l’organo e la sua funzione: una maggioranza che dopo pochi mesi non è più stata maggioranza, la mancanza della diretta televisiva e il mito della mozione di sfiducia che ha monopolizzato il dibattito.

Senza maggioranza, ogni voto era passibile di quel famoso “bene verso la città”, che poi si è trasformato nel bene verso i precari e poi nel bene (o nel male) verso il Sindaco, da palesare ora o mai più.

Una mancanza della diretta TV che ha permesso ad ognuno di farci un’idea sul consiglio, spesso tutta nostra, senza aver seguito i fatti, come quando non ti guardi la partita ma siccome non si è vinto, l’allenatore è scarso.

Una mozione di sfiducia lanciata nel modo e nel momento, forse, più sbagliato, in un momento in cui probabilmente si aveva bisogno di dimostrare qualcosa che poi, purtroppo, non si è dimostrata affatto, visto che i numeri per renderla efficace non c’erano e probabilmente non ci sarebbero mai stati.

Abbiamo dedicato molto tempo, come città, a capire quando il Sindaco sarebbe stato sfiduciato: a noi cittadini pareva interessare solo questo. Nel frattempo, ci stavano consiglieri che lavorano, che si impegnavano nelle commissioni, ma niente, siamo stati ossessionati dall’unico interesse supremo: la sfiducia.

Nessuno può e potrà biasimare questo nostro legittimo chiedere ai consiglieri:” Ma quando la cacciate?”, perché evidentemente poggiava su motivazioni probabilmente valide, tuttavia, questa nostra prerogativa ha oscurato tutto il resto, ha monopolizzato un dibattito che nel frattempo vedeva ogni consigliere nella posizione di dover votare atti verso i quali non era, nel merito, d’accordo.
Alla fine, non si è capito più nulla, e tutto si è sciolto, compreso l’equilibro democratico di una città orfana di una rappresentanza per due anni.

Adesso, il vero tema è, inevitabilmente, da dove, da cosa ripartire e perché. Ora che nei nostri quartieri i problemi rimangono, ora che “finalmente” quei consiglieri comunali “non capaci di dare una svolta”, non ci sono più.

Spero sia questo il tempo per capire che una città si cambia quando tutta la città ha chiaro cosa costruire, piuttosto che cosa distruggere. Spero sia il tempo giusto per avere chiaro che abbiamo toccato il livello più basso forse della nostra storia, e che il demerito è di tutti, a livelli e con responsabilità diverse.

A chi pensa che non c’è più niente da fare perché ormai nulla si capisce più, mi sento di dire che c’è da partecipare, da sentirsi un po’ tutti “consiglieri comunali” perché, dopotutto, la mozione di sfiducia in porto è andata, ma non verso il sindaco, ma verso il nostro entusiasmo di credere in una città che possa cambiare.
C’è da prendere come esempio i comitati di quartiere e le associazioni che si sbracciano, e i cittadini onesti e corretti, rispettosi delle regole, ogni giorno.

Allora, è tempo di ripartire e credere nella possibilità di costruire qualcosa di importante, tipo un futuro dove il tema non è “la Valenti” ma la nostra città, la nostra possibilità di rimanere qui o di tornare, la nostra speranza di vivere in un posto dove si vive bene, in tutti i sensi.

C’è molto, molto da cui imparare, per evitare di rileggere un consiglio comunale utile a tornare di nuovo a votare, e nient’altro. Che poi, se ci pensiamo, è un paradosso pazzesco sul quale, inevitabilmente, ci tocca riflettere. Tutti, nessuno escluso.”

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