Una cittadina di Menfi, Ines Sutera, presidente di Algea ODV Sicilia, ha fatto pervenire al Tribunale per i diritti del malato di CittadinanzAttiva la seguente segnalazione.

“Mi rivolgo a Cittadinanzattiva perché ritengo che quanto accaduto a mio padre il 3 ottobre 2026 non debba rimanere soltanto un problema vissuto dalla nostra famiglia, ma possa rappresentare un’occasione di riflessione su una questione più ampia: il diritto concreto dei cittadini ad accedere alle cure, indipendentemente dal luogo in cui vivono.

Desidero inoltre precisare che, prima di rivolgermi a Cittadinanzattiva, ho già sottoposto quanto accaduto alle diverse istituzioni competenti e ai principali rappresentanti istituzionali, a livello locale, regionale e nazionale.

Ho scritto al Prefetto di Agrigento, al Questore di Agrigento, al Commissario Straordinario dell’ASP di Agrigento, all’Assessore regionale della Salute Dott. Marcello Caruso e al Dipartimento Strategico della Rete Ospedaliera Siciliana.

Ho inoltre portato la questione all’attenzione della Presidente del Consiglio dei Ministri On. Giorgia Meloni, del Ministro della Salute Prof. Orazio Schillaci, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di Sua Santità Papa Leone XIV.

Mi sono rivolta a tutte queste istituzioni non per chiedere un trattamento particolare per mio padre, ma per porre una domanda che riguarda ogni cittadino:

quale percorso deve concretamente seguire una persona anziana, fragile o comunque bisognosa di una prestazione specialistica urgente o non differibile quando l’assistenza necessaria non è disponibile nel proprio territorio, soprattutto nei fine settimana e nei giorni festivi?

Il 3 ottobre scorso mio padre, di 83 anni, ha avuto un problema di natura urologica. Il medico di base ci ha indicato di recarci presso un Pronto Soccorso, in quanto necessitava di un catetere a tre vie.

Ci siamo recati inizialmente presso il PTE di Menfi (AG), dove ci è stato riferito che il dispositivo necessario non era disponibile e che in quel momento non vi era un medico.

Siamo quindi andati al Pronto Soccorso di Sciacca (DEA di primo livello) dove ci è stato riferito che il servizio di urologia non era disponibile durante il fine settimana, ma soltanto dal lunedì al venerdì.

A quel punto siamo stati costretti a proseguire verso Palermo, dove mio padre era stato precedentemente sottoposto a un intervento di urologia oncologica presso l’ARNAS Civico di Palermo.

Siamo partiti intorno alle ore 11.00 e abbiamo trovato una soluzione soltanto intorno alle ore 20.00, affrontando circa 200 chilometri di viaggio, ulteriori costi e soprattutto un trasferimento lungo e difficoltoso per una persona di 83 anni già in condizioni di malessere.

La mia domanda è semplice, ma ritengo sia doverosa:

cosa deve fare un cittadino che, durante un fine settimana o un giorno festivo, necessita di una prestazione specialistica urgente o non differibile e non riesce a riceverla nel proprio territorio?

Non si tratta soltanto della disponibilità di un servizio di urologia.

La questione riguarda più in generale la disponibilità, presso i PTE e i Pronto Soccorso della provincia di Agrigento, dei dispositivi, dei presidi e dei materiali necessari, inclusi quelli eventualmente indispensabili per la gestione delle situazioni di emergenza e urgenza, per la gestione delle urgenze urologiche e, più in generale, delle emergenze e delle urgenze specialistiche.

Riguarda inoltre la presenza e la disponibilità dell’assistenza specialistica necessaria e l’esistenza di percorsi chiari e concretamente accessibili per il trasferimento dei pazienti quando una determinata prestazione non può essere garantita localmente.

Non è una richiesta che riguarda soltanto mio padre.

È una domanda che riguarda tutti gli anziani, le persone fragili, i pazienti cronici e le loro famiglie, soprattutto nei territori periferici dove le distanze dai grandi centri ospedalieri possono diventare un ulteriore ostacolo all’accesso alle cure.

Come Presidente di Algea ODV Sicilia conosco quotidianamente le difficoltà che molti pazienti incontrano nell’accesso alla sanità. Questa volta, però, ho vissuto personalmente, come figlia, una situazione che mi ha portato a chiedermi se un cittadino che vive in un territorio periferico debba necessariamente affrontare un viaggio di centinaia di chilometri per ottenere una prestazione specialistica che dovrebbe essere garantita attraverso un percorso assistenziale adeguato.

Per questo mi rivolgo anche a Cittadinanzattiva, nella convinzione che la tutela del diritto alla salute debba vedere coinvolti, ciascuno per il proprio ruolo e le proprie competenze, tutti i soggetti che operano a tutela dei cittadini.

Chiedo pertanto a Cittadinanzattiva di prestare attenzione a questa segnalazione e, qualora lo ritenga opportuno, di valutare se quanto accaduto possa essere ricondotto a una problematica più ampia relativa all’accesso alle cure specialistiche nei territori periferici e alle eventuali disuguaglianze territoriali nell’assistenza sanitaria.

Non chiedo privilegi.

Chiedo che nessun cittadino, soprattutto se anziano o fragile, debba trovarsi nella condizione di dover percorrere centinaia di chilometri per ricevere una prestazione sanitaria urgente o non differibile.

Ringraziando per l’attenzione, resto in attesa di un eventuale riscontro”.