Leone era il nostro cane, mio e di mia moglie. Ma forse era anche un po’ il cane di tutti, per quanto era conosciuto. La sua morte ci procura un dolore immenso, aggravato dall’assenza, a Sciacca, di un luogo in cui poterlo salutare e custodirne il ricordo. E allora una vicenda privata diventa una questione pubblica.

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Leone era parte della nostra vita, delle nostre giornate, delle nostre abitudini. Era una presenza familiare, una di quelle che sembrano destinate a esserci sempre e che soltanto quando vengono meno ci fanno comprendere fino in fondo quanto spazio occupassero nella nostra vita e nel nostro cuore.
Ma Leone, forse, non era soltanto nostro.
A Sciacca lo conoscevano in tanti. Chi lo aveva incontrato, chi lo aveva visto passare, chi si era fermato a salutarlo, chi magari aveva scambiato con lui una carezza o un momento di simpatia.

E allora viene spontaneo pensare che Leone, pur appartenendo alla nostra famiglia, fosse diventato, in qualche misura, anche parte della collettività. Un piccolo pezzo della vita quotidiana della città, una presenza riconoscibile, capace di lasciare una traccia anche al di fuori delle mura domestiche.
Per questo oggi il dolore è ancora più difficile da raccontare. Perché quando se ne va un animale che abbiamo amato, non perdiamo semplicemente un cane.

Perdiamo un compagno, una presenza fedele, una parte della nostra storia. E quando ci rendiamo conto che non esiste nemmeno un luogo pubblico in cui potergli dare una sepoltura dignitosa, alla sofferenza si aggiunge un senso di impotenza che una comunità attenta dovrebbe almeno sforzarsi di comprendere.

È da questa esperienza personale che nasce una domanda rivolta a tutta Sciacca: perché nella nostra città non esiste ancora un cimitero per gli animali d’affezione?

Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un problema secondario, di una questione che riguarda soltanto chi possiede un cane o un gatto. Ma sarebbe un modo superficiale di guardare alla realtà.
Gli animali d’affezione fanno parte della vita di moltissime famiglie. Condividono con noi anni di esistenza, ci accompagnano nei momenti felici e in quelli difficili, diventano presenze familiari alle quali ci leghiamo profondamente. La loro morte è un evento naturale, ma il modo in cui una comunità permette di affrontarla riguarda anche la sensibilità e la qualità dei servizi che essa sceglie di offrire.

Chiediamo semplicemente che il nostro dolore venga riconosciuto per quello che è, e che nel rispetto delle leggi e delle risorse disponibili si possa disporre di un luogo dignitoso per salutare i nostri compagni di vita.

Quando ci si trova personalmente ad affrontare una situazione del genere, ci si rende conto che l’assenza di un servizio del genere non è un dettaglio burocratico: è una mancanza concreta, che pesa sulle famiglie, in un momento di fragilità.

Le leggi esistono. E il Comune aveva già previsto questa possibilità

La questione non è priva di riferimenti normativi.
L’articolo 23 della legge regionale siciliana 3 luglio 2000, n. 15, consente ai Comuni, singoli o associati, di realizzare cimiteri per animali d’affezione.
La legge regionale siciliana 3 agosto 2022, n. 15, contempla inoltre l’individuazione di aree idonee e la possibilità di concedere immobili comunali alle associazioni animaliste per iniziative di questo tipo, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa.
Esistono anche linee guida regionali per la gestione dei cimiteri per animali d’affezione, approvate con decreto presidenziale n. 559/GAB del 7 luglio 2022.

Ma c’è un elemento che rende la situazione di Sciacca ancora più significativa: il Regolamento comunale per il benessere degli animali, all’articolo 28, comma 2, prevede espressamente la possibilità di concedere terreni comunali recintati in comodato d’uso destinati a diventare cimiteri per cani, gatti e altri animali.

Insomma, la possibilità è già contemplata dalla normativa e dallo stesso regolamento comunale.

È vero: la legge non obbliga automaticamente ogni Comune a costruire un cimitero pubblico. Ma tra l’assenza di un obbligo assoluto e la rinuncia a prendere in considerazione un’esigenza concreta esiste una differenza sostanziale.
Se una possibilità è prevista dalle norme, se il regolamento comunale contempla uno strumento per renderla praticabile e se esiste una domanda da parte dei cittadini, è legittimo chiedere all’amministrazione perché non si sia ancora arrivati a una soluzione e quali ostacoli impediscano di farlo.

Forse le esigenze di chi vive con gli animali d’affezione sono rimaste troppo a lungo ai margini perché considerate secondarie. Forse è mancata una progettualità amministrativa. Forse non si è avvertita una pressione sufficientemente forte da parte della cittadinanza.
Oppure, più semplicemente, si è dato spazio ad altre priorità, senza rendersi conto di quanto questa mancanza possa pesare sulle famiglie interessate.

Non abbiamo elementi per sostenere che le istituzioni abbiano deliberatamente ignorato la questione. Tuttavia, è lecito interrogarsi su una tendenza che talvolta caratterizza la politica: ciò che coinvolge gruppi numerosi, organizzati e capaci di esercitare una pressione immediata trova più facilmente spazio nell’agenda pubblica; ciò che riguarda esigenze meno visibili rischia di essere rinviato, anno dopo anno.

Ma il valore di un bisogno non può essere misurato soltanto attraverso il numero di voti che è in grado di mobilitare.
Il rispetto per gli animali, per le relazioni affettive che si instaurano con loro e per il dolore delle famiglie che li perdono non dovrebbe dipendere dalla consistenza elettorale di una categoria di cittadini.
Le istituzioni sono chiamate a rappresentare la comunità nel suo insieme, comprese quelle persone le cui necessità non costituiscono una priorità per la maggioranza.

Un cimitero per animali non risolverà i problemi più gravi della città e nessuno pretende che debba essere anteposto a ogni altra esigenza. Ma non per questo deve essere relegato indefinitamente tra le questioni trascurabili.

In questo contesto va riconosciuto il merito del consigliere comunale Ambrogio, che nel marzo 2026 ha sollevato la questione attraverso una mozione finalizzata a promuovere la realizzazione di un cimitero per animali d’affezione a Sciacca.
È un’iniziativa che merita attenzione perché porta il problema dentro le istituzioni e sollecita una riflessione concreta sulle soluzioni possibili.

Individuare un’area idonea, verificare le prescrizioni sanitarie e urbanistiche, stimare i costi, valutare una gestione convenzionata o una collaborazione con associazioni animaliste: sono tutte strade che possono essere esaminate senza trasformare la richiesta in una pretesa irrealistica.
La questione, adesso, è capire quali passi siano stati compiuti e quali l’amministrazione intenda compiere.

Una mozione, per quanto importante, non basta se non produce conseguenze. Servono risposte, tempi, verifiche e una chiara assunzione di responsabilità da parte degli organi comunali.
Non sarebbe giusto attribuire automaticamente a una singola amministrazione tutte le responsabilità per una mancanza che può avere radici più lontane. Ma sarebbe altrettanto sbagliato utilizzare la complessità amministrativa come motivo per rinviare ancora una volta il problema.

Non chiediamo un privilegio. Chiediamo un luogo per ricordare.
Perdere Leone ci ha fatto comprendere, in modo dolorosamente concreto, che cosa significhi non avere a disposizione un luogo destinato a custodire il ricordo di un animale amato.

Non pretendiamo che le istituzioni possano comprendere fino in fondo ciò che Leone ha rappresentato per noi.
Vorremmo però che comprendessero almeno il significato della nostra richiesta.
Non chiediamo un privilegio personale. Chiediamo che Sciacca valuti seriamente la possibilità di offrire a tutte le famiglie un servizio dignitoso, regolamentato e accessibile, affinché nessuno debba affrontare la perdita del proprio animale senza poter contare su un luogo adatto per salutarlo. E forse questa richiesta riguarda anche tutti coloro che hanno conosciuto Leone, che lo hanno incontrato per strada, che lo ricordano e che oggi possono comprendere come un animale possa diventare parte della vita di una comunità.

E se la scomparsa di Leone servirà almeno a riportare l’attenzione su un problema che riguarda tante altre famiglie, allora dal nostro dolore potrà nascere qualcosa di utile per la città.

Sciacca non ha bisogno soltanto di dichiarare il proprio rispetto per gli animali. Ha bisogno di dimostrare, attraverso scelte amministrative concrete, che quel rispetto sa tradursi anche in servizi, attenzione e responsabilità.
Le leggi offrono strumenti, il regolamento comunale contempla una possibilità, un consigliere ha sollevato il problema. Adesso occorre che le istituzioni dicano con chiarezza che cosa intendono fare: per
tutti gli animali che hanno condiviso la vita dei cittadini di Sciacca e per tutte le famiglie che, prima o poi, si troveranno ad affrontare la stessa perdita.