Quattro giovani raccolgono il testimone di uno dei luoghi simbolo di Sciacca e scommettono sul futuro della città
Ci sono luoghi che non sono soltanto luoghi.
Con il passare degli anni diventano parte della geografia sentimentale di una comunità: luoghi nei quali si sono incontrate generazioni, consumati amori e amicizie, discusse partite e campagne elettorali, raccontate gioie e malinconie. Luoghi che, nel bene e nel male, finiscono per appartenere alla città più dei loro stessi proprietari.
Il Bar Scandaglia è certamente uno di questi.

Ed è per questo che la decisione di quattro giovanissimi professionisti della ristorazione di raccoglierne il testimone e assumere la titolarità del Bar Terrazza Scandaglia non può essere considerata soltanto una nuova iniziativa imprenditoriale: è, in qualche modo, una pagina della storia di Sciacca che si riapre.

Sono Francesco Crimi, Valerio Fini, Alice e Giada Bressan, quattro giovani con percorsi differenti e professionalità complementari, provenienti da esperienze maturate nella ristorazione italiana e internazionale.
Arrivati a Sciacca quasi per caso, durante una vacanza, sono rimasti conquistati dalla città fino a trasformare quella che poteva essere soltanto una parentesi in un progetto di vita.
Crimi, cuoco siciliano originario di Salemi, porta una formazione maturata in importanti realtà della ristorazione; Fini è sommelier, mentre le gemelle Bressan si occupano rispettivamente di sala e pasticceria.
Il loro progetto si chiama VELA: quattro professionalità diverse che hanno trovato nel mare di Sciacca il vento con il quale prendere il largo, con la gestione dell’omonimo Ristorante, immediatamente adiacente al Bar Scandaglia.


Ora quelle quattro vele hanno scelto di misurarsi anche con un nome che, nella nostra città, non ha bisogno di spiegazioni: Bar Scandaglia.
Dal primo novembre partiranno lavori di ristrutturazione e riqualificazione, con l’obiettivo di valorizzare il Bar Terrazza Scandaglia e il luogo panoramico in cui è ubicato.




L’intenzione è quella di riaprire tra la fine di novembre e i primi giorni di dicembre, con una proposta rinnovata. Ma più dei lavori colpiscono le parole con cui i quattro giovani hanno presentato il progetto:
“Crediamo molto in questo progetto, ma soprattutto crediamo in Sciacca, nelle sue potenzialità e in tutto ciò che il nostro territorio può offrire».
È una frase che merita attenzione. Perché investire in un’attività commerciale è una scelta economica; investire in una città è una scelta di fiducia. Quattro professionisti che hanno conosciuto altre realtà hanno deciso di compiere il percorso inverso: sono arrivati a Sciacca e hanno scelto di restare. Hanno visto ciò che talvolta noi saccensi rischiamo di non vedere più: la straordinaria bellezza di questo luogo, il mare, il porto, i tramonti, il patrimonio storico e culturale e, soprattutto, le potenzialità ancora inesplorate di una città che può offrire molto a chi abbia il coraggio di investirvi.

E qui comincia inevitabilmente il viaggio nella memoria, perché non si può raccontare il nuovo Bar Scandaglia senza ricordare ciò che il Bar Scandaglia è stato.
Il Gran Caffè Scandaglia è già documentato durante gli anni della Seconda guerra mondiale. Nella ricostruzione dello storico Nicola Virgilio sulla presenza dell’aeroporto militare di Sciacca tra il 1940 e il 1943, il locale viene ricordato tra i luoghi frequentati dai militari presenti in città, ai quali venivano serviti anche i tradizionali cannoli siciliani. Significa che, mentre l’Europa viveva gli anni terribili della guerra, nel cuore di Sciacca esisteva già quel caffè destinato ad accompagnare generazioni di cittadini.
Le radici del nome Scandaglia affondano però ancora più profondamente nella storia della città. Sotto la Piazza Angelo Scandaliato esiste il Giardino Scandaglia, legato alla famiglia omonima e affacciato sul porto e sul mare. Nel giardino si trova anche la sorgente tradizionalmente conosciuta come “acqua di l’occhi”, alla quale la memoria familiare attribuisce un particolare utilizzo da parte dei marinai saccensi. È una storia nella quale il nome Scandaglia appare intrecciato al mare, alla famiglia, alla piazza e alla vita stessa della città.
E forse è proprio la posizione a spiegare una parte della sua longevità. La terrazza guarda il porto e il mare e da quel punto privilegiato sembra quasi possibile leggere l’intera Sciacca: le barche, la costa, le case che risalgono verso il centro storico e, soprattutto, quei tramonti che sembrano essere stati creati apposta per quella terrazza.
Il Bar Scandaglia non è mai stato soltanto un esercizio commerciale. È stato un punto di osservazione sulla città e, contemporaneamente, uno dei luoghi nei quali la città si incontrava.
Tra le pagine più significative c’è quella dei fratelli Marino, che appartiene alla memoria gastronomica della Sciacca del passato. Le testimonianze ricordano Vincenzo Marino alla cassa del Bar Scandaglia, mentre il fratello Antonino, detto Nino, è legato soprattutto alla storia del Porticello e della ristorazione saccense. Più di cinquant’anni fa Nino Marino ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione della pizza a Sciacca, avendo appreso quest’arte durante un soggiorno a Firenze.
È difficile oggi comprendere quanto potesse essere innovativa quella scelta. La Sciacca di allora non era la città disseminata di pizzerie che conosciamo oggi. La pizza apparteneva soprattutto alla dimensione domestica: l’impasto preparato in famiglia e la teglia portata ai tradizionali forni a legna.
Poi la pizza cominciò a uscire dalle case, entrò nei locali e divenne occasione di incontro. La memoria cittadina colloca proprio nella stagione dei Marino uno dei passaggi fondamentali di questa trasformazione. il passaggio dalla pizza prevalentemente domestica alla pizza come prodotto della ristorazione moderna.
Non è soltanto una curiosità gastronomica, ma storia sociale. Perché cambiare il luogo nel quale si mangia significa spesso cambiare anche il modo nel quale ci si incontra e si vive la città.
E il Bar Scandaglia è stato esattamente questo: un luogo nel quale la vita di Sciacca si è incontrata. Per decenni, davanti a quei tavolini, sono passate generazioni di saccensi; si parlava di calcio e politica, di lavoro e affari, di amori e problemi quotidiani. Una delle testimonianze sulla storia calcistica saccense ricorda persino un episodio avvenuto davanti al Bar Scandaglia, confermando quanto il locale fosse entrato nella geografia quotidiana della città.
E, come accade a tutte le vere istituzioni cittadine, il Bar Scandaglia ha conosciuto stagioni diverse. È stato amato e criticato, celebrato e discusso; ha attraversato periodi di splendore e momenti meno felici, lasciando ricordi differenti e talvolta contrapposti. Ma è proprio questo che significa essere un’istituzione: un luogo anonimo non suscita nostalgia; un luogo che ha avuto un ruolo nella vita di una città porta con sé opinioni, passioni e ricordi. Il Bar Scandaglia è stato, nel bene e nel male, un pezzo di Sciacca.
La sua storia sembrò interrompersi quando il locale cessò la propria attività e, nel 2018, i suoi spazi vennero indicati come quelli dell’“ex Bar Scandaglia” in occasione di un’iniziativa gastronomica legata allo chef Natale Giunta e ad Azzurro Food. Ma i luoghi veramente importanti raramente scompaiono del tutto. Il nome rimase nei racconti, nelle fotografie, nei ricordi di chi vi aveva trascorso una sera, bevuto un caffè, mangiato una pizza, incontrato un amico o semplicemente guardato il mare. Rimase perché alcuni nomi, a forza di essere pronunciati per generazioni, finiscono per diventare patrimonio collettivo.
E oggi quella storia ricomincia.
La scelta dei quattro giovani assume allora un significato che va oltre la semplice apertura di un nuovo locale. È una staffetta tra generazioni: da una parte coloro che hanno conosciuto il vecchio Bar Scandaglia, con i suoi pregi e i suoi difetti, le sue luci e le sue ombre; dall’altra quattro giovani che quella storia non l’hanno vissuta e che proprio per questo possono guardarla con occhi nuovi, senza il peso della nostalgia ma con il rispetto che si deve a un luogo importante.
Il loro compito non sarà ricostruire il bar che fu. Sarebbe impossibile e, forse, anche sbagliato. Il loro compito sarà più difficile e più affascinante: creare il nuovo Bar Scandaglia.
Un luogo capace di parlare ai saccensi di oggi e a quelli di domani, ma anche a chi arriverà da fuori e scoprirà Sciacca per la prima volta. Un luogo nel quale la professionalità dei quattro giovani possa incontrare la bellezza del territorio, nel quale la gastronomia possa diventare strumento di promozione della città e nel quale quella terrazza possa tornare a essere pienamente vissuta.
Perché una terrazza sul mare non ha bisogno soltanto di essere restaurata. Ha bisogno di essere abitata.
Di tornare a riempirsi di voci, incontri, risate, musica, famiglie, giovani e visitatori. Ha bisogno, soprattutto, di tornare a essere parte della vita della città.
E allora forse la parola più appropriata non è nemmeno “riqualificazione”. È restituzione.
Restituire alla città un luogo della sua memoria. Restituire alla terrazza la sua funzione naturale di punto d’incontro. Restituire ai giovani la possibilità di sentirsi protagonisti della vita cittadina. Restituire a Sciacca uno di quei luoghi che, quando sono vivi, contribuiscono a rendere una città più bella non soltanto agli occhi dei turisti, ma soprattutto agli occhi dei suoi abitanti.
Per questo ai quattro giovani — Francesco, Valerio, Alice e Giada — non si può che rivolgere un augurio sincero: buon vento.
Il loro progetto porta già nel nome il simbolo della navigazione, e nessun luogo avrebbe potuto essere più appropriato di questa terrazza affacciata sul mare. Il mare di Sciacca è sempre lì, il porto è sempre lì, il sole continua ogni sera a tramontare davanti alla terrazza. La città, invece, cambia. E questi quattro giovani hanno deciso di cambiare con lei, portando professionalità, entusiasmo e coraggio.
Non chiediamo loro di riportare indietro il tempo, né di replicare il Bar Scandaglia che fu. Chiediamo qualcosa di più importante: di dare alla città un nuovo luogo da ricordare.
Perché è così che nasce la memoria: prima c’è un luogo, poi arrivano le persone, poi arriva il tempo e infine arriva il racconto.
Il Bar Scandaglia ha già alle spalle una lunga storia fatta di caffè, pizze, incontri, marinai, famiglie, giovani, imprenditori, discussioni, risate e tramonti.
Adesso è arrivato il momento di scrivere un’altra pagina.
Il passato non si cancella. Il futuro non lo rinnega. Lo raccoglie, lo trasforma e gli dà una nuova possibilità.
Èquello che oggi sta accadendo al Bar Scandaglia.
E, forse, è anche quello di cui Sciacca ha più bisogno.
Buon vento, ragazzi.
La città vi guarda.
E la terrazza, finalmente, torni a vivere!