Nel giorno in cui si assegna a Sciacca il “Premio Giornalistico Enzo Porrello”, vogliamo ricordarlo con un Suo articolo di particolare attualità.

Il 18 febbraio 2005 Enzo Porrello pubblicava su l’8 e 1/2 – Il settimanale di Sciacca una delle sue tante storie che hanno per protagonista “Il Signor Giovanni”, delicata ad un personaggio di Sciacca, Don Guglielmo Canino, che (ed è questa l’attualità, domani sera (26 settembre 2026) il Circolo l’UNIONE di Sciacca ricorderà con uno specifico evento:

Questo è l’articolo di Enzo Porrello, intitolato “L’ultimo puparo”

Il Signor Giovanni spesso si chiedeva: ma l’opera dei pupi affascina ancora?

Egli si ricordava di quando era giovane, e di quel vecchio magazzino di Piazza Purgatorio dove don Guglielmo Canino, il puparo, aveva allestito il suo teatrino.

Era una stanza piena di fumo e di gente anziana che amava esaltarsi alle vicende di Orlando, Angelica e Rinaldo.

C’era chi tifava ora per questo ora per T’altro personaggio mentre un vecchio pianino manovrato dal figlio del puparo dava le battute ad effetto. Memorie che si perdevano nella notte dei tempi.

Il Signor Giovanni ricordava anche come finì quell’eроса e Герореа eroica dei paladini di Francia: il vecchio puparo, un giorno in cui forse era stanco di ripetere sempre le stesse cose, o in cui forse capì che ben presto il pubblico sarebbe stato distratto da altri spettacoli, vendette tutti i suoi pupi ad un americano e così fini negli anni ’40 l’ultimo puparo di Sciacca.

Ma giorni fa il Signor Giovanni fu attratto da un articolo di giornale. Il titolo era: “A Roma tutti pazzi per i pupi di Cuticchio”. Per chi non lo sapesse Mimmo Cuticchio è tra i più popolari, se non il più grande puparo dei nostri tempi. Egli aveva allestito nel Teatro Valle uno spettacolo lirico tutto particolare intitolato “Don Giovanni all’opera dei pupi”, una finestra (come diceva il giornale) aperta sulla poesia, incantando con le sue creature mosse da abili fili una platea assorta, silenziosa e che alla fine dello spettacolo è esplosa in applausi calorosi. Bene, amici lettori, Mimmo Cuticchio con la sua intelligenza aveva capito che ad ognuno di noi piace restare bambini, affidandosi all’opera lirica per ampliare e attualizzare i suo repertorio. E fu a questo punto che il Signor Giovanni, che aveva saputo sempre conservare gli scritti che gli erano piaciuti, andò a rileggere un brano che un suo vecchio amico e poeta di Valverde (Catania), Angelo Scandurra, aveva scritto tanti anni prima e che gli aveva regalato quando il Lyons Club di Sciacca aveva organizzato un premio di poesia che aveva avuto molto successo, e al quale lo stesso Scandurra aveva partecipato da vincitore. Il brano si intitolava: “Monologo d’amore di un pupo“. Chissà perché il Signor Giovanni lo volle associare a questi suoi ricordi lontani del vecchio puparo di Sciacca e alle recenti attualità alle quali Cuticchio ha dato vita.

Questo brano diceva:

“Ti amo… ti ho amato… non voglio scordarti, non posso distruggere gli attimi eterni degli sguardi, la luna pallida di verità, il sole con le braccia allargate, tremanti… le allodole in bilico tra le nubi… quel canto, quel bisbiglio di acque e di torrenti… ti amo… non posso scordarti!… Le lingue dei cipressi, sferzanti canti d’uccelli, stormi di farfalle, primavere di vento, era d’aprile? No, non era d’aprile, non ricordo… Ricordo le margherite, le lucciole accendersi, la criniera del mare, la balera inzuppata di sogni… Chopin… notturni d’amore e di rugia-da… Le lampare… correva il tempo del-l’estate. E poi mi chiedevo: Ma chi sei? Un pupo… un pupo d’argilla… non ti stendere al sole, incalliresti, non tuffarti nel cielo. Abbi la forza di illuderti, resta un pupo. Sarai un pupo che detesta la politica, un pupo che detesta il sole accecante e veritiero, che detesta la luna languida, un pupo che detesta l’infamia degli uomini, un pupo che detesta se stesso! Un pupo che ama, ama, un altro pupo d’argilla con le labbra truccate“.

ENZO PORRELLO