Da commercialista, davanti a un bilancio comunale, sono abituato a partire dai numeri e soltanto dopo arrivare alle considerazioni politiche.

È una precauzione che, nel caso del bilancio di previsione finanziario 2026/2028 del Comune di Sciacca, appare particolarmente opportuna.
Perché una cosa è il giudizio sull’efficacia dell’amministrazione Termine, altra cosa è il giudizio sul documento contabile appena approvato.

Un’amministrazione che fatica a trasformare i programmi in risultati
Sul questi punto, francamente, le perplessità non mancano.
L’amministrazione non sembra essere stata sufficientemente efficace nel trasformare la programmazione in opere realizzate in tempi ragionevoli. Molti interventi vengono riproposti, rimodulati o trascinati da un esercizio all’altro.
Via Ghezzi e Villaggio Pescatori ne sono esempi emblematici: interventi già presenti nella precedente programmazione che hanno richiesto tempi lunghi per arrivare alla fase operativa. Lo stesso discorso, con modalità diverse, può essere fatto per i capannoni del Carnevale.
Il problema, dunque, non è necessariamente l’assenza di programmazione, ma la capacità di trasformare la programmazione in risultati concreti.
Ed è una critica seria, forse più seria della generica definizione di “bilancio fallimentare”.

Il bilancio 2026 non è la negazione di quello 2025
Il nuovo documento non rappresenta una rivoluzione rispetto al bilancio di previsione 2025/2027.
La struttura finanziaria presenta significativi elementi di continuità e anche diverse opere sono la prosecuzione di una programmazione già avviata. Il confronto, inoltre, va fatto correttamente: il bilancio 2025/2027 è stato il documento di riferimento anche per la gestione del 2026 fino all’approvazione dell’attuale bilancio, attraverso le successive variazioni intervenute nel corso dell’esercizio.
E c’è un dato contabile che merita attenzione: il risultato di amministrazione presunto indicato nel precedente bilancio era negativo per circa 824 mila euro, mentre il rendiconto 2025 si è chiuso con un avanzo di circa 546 mila euro.
Naturalmente questo non significa che i conti del Comune siano diventati improvvisamente virtuosi. La situazione finanziaria rimane rigida, le risorse vincolate e accantonate sono consistenti e il nuovo bilancio prevede un significativo ricorso all’indebitamento.
Ma una cosa è certa: i numeri non raccontano una frattura radicale tra il bilancio di ieri e quello di oggi.

La domanda al Campo Largo
Ed è qui che il giudizio del Campo Largo merita una riflessione.
Gli stessi consiglieri che oggi definiscono il bilancio “fallimentare” erano, fino alla rottura politica con il sindaco, parte integrante del progetto amministrativo di Termine. Alcuni di loro erano anche componenti della Giunta.
Il bilancio 2025/2027 era dunque anche il loro bilancio.
Se oggi quello nuovo è diventato improvvisamente irricevibile, sarebbe interessante capire quali fondamentali scelte contabili siano cambiate al punto da giustificare un giudizio così radicalmente diverso.
Perché, a guardare i documenti, la discontinuità più evidente non sembra essere finanziaria.
È politica.

Il vero autogol dell’amministrazione
Paradossalmente, però, proprio qui emerge anche una responsabilità

dell’amministrazione.
Il centrodestra ha presentato e fatto approvare emendamenti tutt’altro che marginali: risorse per la scuola Mariano Rossi, per la pubblica illuminazione, per la pista di atletica, per i marciapiedi, per la viabilità, per la sicurezza della scala a zig-zag, per le società sportive, per gli interventi sociali e per i loculi cimiteriali.
Non sono, quindi, i “pannicelli caldi” evocati dal Campo Largo.
Si può discutere se siano tutte priorità condivisibili e se le relative coperture siano le migliori possibili. Ma sono interventi che riguardano problemi reali e immediatamente percepibili dalla cittadinanza.
E allora la domanda da porre alla Giunta è un’altra: perché alcune di queste esigenze non erano già state intercettate dalla sua proposta di bilancio?
Se la scuola Mariano Rossi aveva bisogno di 300 mila euro, se la pubblica illuminazione necessitava di maggiori risorse, se la pista di atletica rappresentava una priorità, se marciapiedi e collegamenti pedonali necessitavano di interventi, perché è stato il centrodestra a portarli nel bilancio?
Qui l’amministrazione ha commesso, a mio avviso, un errore non soltanto amministrativo ma anche politico.

Le bandierine
Perché nella politica locale conta anche chi riesce a dare un nome alle cose.
Una scuola sistemata, una pista di atletica recuperata, un marciapiede rifatto o una strada illuminata sono opere che il cittadino vede.
E chi può dire “questa opera l’abbiamo voluta e ottenuta noi” ne ricava inevitabilmente un dividendo politico.
È esattamente ciò che è riuscito a fare il centrodestra.
L’amministrazione conserva la responsabilità complessiva del bilancio, ma ha consentito ad altri di intestarsi alcune delle risposte più concrete ai problemi della città.
È probabilmente questo il vero errore politico della Giunta Termine: non aver anticipato quelle esigenze e non averle fatte proprie prima che altri le trasformassero nelle proprie bandiere.

E il Campo Largo?
Qui occorre essere precisi.
Il Campo Largo non ha votato contro il bilancio. Ha abbandonato l’aula e non ha partecipato al voto.
La sua è stata, quindi, una scelta di dissociazione politica, non un voto contrario espresso in aula.
Il comunicato degli ex alleati definisce comunque questa scelta una bocciatura politica del documento. Ed è perfettamente legittimo che sia così.
Ma proprio per questo diventa difficile sostenere che siamo esclusivamente di fronte a un giudizio tecnico-contabile.
Il Campo Largo non ha scelto di modificare il bilancio per correggerne le priorità. Ha scelto di non partecipare al voto, trasformando quella seduta nella certificazione della rottura definitiva con il sindaco.
Anche questa è politica.
E, sotto questo profilo, la scelta è coerente con quanto accaduto nell’ultimo anno.

Due opposizioni, due strategie
La notte del bilancio ha così prodotto una situazione politicamente singolare.
Il centrodestra ha utilizzato i propri numeri per modificare il documento, inserendo proprie priorità e votandolo.
Il Campo Largo ha scelto di non partecipare al voto, utilizzando il bilancio per sancire la fine del progetto politico al quale aveva contribuito.

L’amministrazione, nel frattempo, continua a governare ma si trova a dover fare i conti con una nuova geografia politica del Consiglio.
Il risultato è paradossale: la destra può rivendicare le opere che ha fatto inserire; il Campo Largo può rivendicare la propria distanza politica; la Giunta rimane responsabile dell’intero impianto amministrativo.

Una conclusione da commercialista
Il bilancio 2026/2028 non mi sembra, dunque, il bilancio di un Comune senza risorse o di un’amministrazione finanziariamente allo sbando.
Mi sembra piuttosto il bilancio di un Comune finanziariamente rigido e amministrativamente poco efficace, nel quale esistono risorse e possibilità di investimento, ma anche difficoltà evidenti nel trasformare tempestivamente le decisioni in risultati.
Ed è proprio su questo che l’amministrazione Termine dovrebbe essere giudicata.
Ma, allo stesso tempo, il giudizio del Campo Largo non può essere separato dalla sua storia recente.
Non è facile definire oggi “fallimentare” un impianto contabile e programmatico del quale, fino a ieri, si è condivisa la responsabilità politica.
Se il problema è che il progetto del 2022 è stato tradito, lo si dica chiaramente.
Se il problema sono invece i numeri del bilancio, allora si indichino numeri, capitoli, previsioni e scelte finanziarie che lo dimostrino.
Perché, alla fine, il bilancio può essere un cattivo bilancio senza essere necessariamente un bilancio fallimentare; e può essere un bilancio politicamente sgradito senza che i suoi numeri ne giustifichino la bocciatura.

Quella notte il Consiglio comunale non ha soltanto approvato un documento contabile.
Ha fotografato una nuova geografia politica: un’amministrazione che deve migliorare la propria capacità di governare e programmare, un centrodestra che ha imparato a trasformare i numeri in consenso e un Campo Largo che, uscendo dall’aula, ha scelto di trasformare il bilancio nella certificazione della fine di un’alleanza.
E forse è questa, più dei numeri stessi, la vera notizia politica del bilancio di Sciacca.