È stata definita come una visita storica quella che il Commissario UE per la pesca e gli oceani, il cipriota Costas Kadis, ha reso ieri al Comune di Sciacca e alla sua marineria, prima volta di un commissario europeo (e alla pesca) in Sicilia.

A favorirla sono stati anche i buoni uffici dell’eurodeputato di Forza Italia Marco Falcone e dell’Avv. Fabrizio Di Paola, già sindaco di Sciacca, che già avevano propiziato e guidato la delegazione della marineria siciliana nell’incontro svoltosi a Bruxelles con il commissario europeo, un anno addietro. Già in quell’occasione Costas Kadis aveva evidenziato un atteggiamento sensibile aperto all’ascolto, al confronto e al dialogo, promettendo che sarebbe venuto in Sicilia.

Promessa puntualmente mantenuta e la scelta di Sciacca ci appare comunque significativa. E anche a Sciacca il Commissario europeo della pesca ha privilegiato la dimensione dell’ascolto, profondamente interessato.

Ad attenderlo, in aula consiliare, c’erano tra gli altri il sindaco e il presidente del consiglio comunale di Sciacca, che hanno fatto gli onori di casa, il vice presidente della commissione europea della pesca on. Milazzo, l’eurodeputato Falcone, i deputati regionali On. Catanzaro e On. Lupo, numerosi consiglieri comunali e un pubblico assai numeroso di associazioni e operatori della pesca e della marineria di Sciacca e della Sicilia.

Ad aprire i lavori è stato non a caso l’Avv. Fabrizio Di Paola, a conferma del ruolo importante da lui svolto nella realizzazione di questa importante visita istituzionale, immediatamente seguito dagli interventi del sindaco Termine e del presidente Messina, che ha sottoposto al Commissario un contenuto redatto dai consiglieri comunali.

Ci appare importante, per il loro contenuto, riportare interamente il testo di due interventi: quello (congiunto) delle tre Cooperative per la Pesca della marineria di Sciacca e quello del sindaco Fabio Termine. Due interventi di taglio diversi, ma entrambi assai significativi in relazione alle problematiche e alle oroooste dissipiate all’attenzione del Commissario Kadis:

“Signor Commissario,

Le sottoscritte organizzazioni della pesca, in rappresentanza della marineria di Sciacca e nell’ambito delle rispettive attività di rappresentanza del comparto, desiderano innanzitutto rivolgerlLe un sincero benvenuto e ringraziarLa per la Sua presenza a Sciacca. Il nostro ringraziamento si estende a quanti hanno reso possibile e organizzato la Sua visita. La consideriamo un’occasione di particolare rilievo per avviare un confronto concreto e costruttivo sulle prospettive della pesca siciliana e, più in generale, delle marinerie del Canale di Sicilia.

La marineria di Sciacca conta circa 120 imbarcazioni da pesca: 90 unità di maggiori dimensioni, con stazza compresa indicativamente tra 30 e 100 GT, ed un’età media piuttosto elevata, e 30 unità dedicate alla piccola pesca costiera. Il comparto assicura occupazione diretta a circa 400 pescatori, cui si aggiunge un indotto di rilevante importanza economica e sociale, formato da maestranze specializzate, artigiani, commercianti e 14 imprese di trasformazione del pesce azzurro, con oltre 500 addetti diretti. Negli ultimi decenni la nostra marineria ha inoltre registrato un significativo ricambio generazionale: oggi una parte consistente dei marittimi ha circa quarant’anni e una lunga prospettiva lavorativa nel settore.

Nella marineria di Sciacca si praticano diverse tipologie di pesca: lo strascico, che rappresenta l’attività prevalente e interessa quasi la metà delle imbarcazioni operanti tra 20 e 40 miglia dalla costa; la pesca a volante a coppia, praticata da circa otto o nove coppie di unità; la pesca a cianciolo; e la piccola pesca artigianale.

Nel corso dei decenni caratterizzati dai programmi di demolizione dei natanti, la marineria di Sciacca ha mantenuto pressoché stabile la propria consistenza anche mediante l’acquisto di unità provenienti da altri compartimenti. Oggi, tuttavia, tra i pescatori prevalgono preoccupazione e incertezza per un settore gravato da vincoli crescenti e da una redditività sempre più ridotta.

Alla luce di tale quadro, desideriamo sottoporre alla Sua attenzione alcune questioni generali e, successivamente, 

le principali criticità della marineria di Sciacca e del Canale di Sicilia.

Questioni generali e Politica comune della pesca

Tra i nostri pescatori è diffusa la percezione che alcune decisioni europee abbiano prodotto effetti particolarmente penalizzanti per il settore. L’applicazione della Politica comune della pesca (PCP) è spesso awertita come eccessivamente rigida, soprattutto con riferimento ai sistemi di monitoraggio e controllo a bordo, alla chiusura prolungata di ampie aree marine e alla distribuzione delle risorse finanziarie tra acquacoltura e pesca di cattura. Questa distanza tra le istituzioni e gli operatori alimenta sfiducia e rende più difficile condividere gli obiettivi delle politiche europee.

A nostro avviso, tali misure non considerano adeguatamente la specificità e l’insularità della Sicilia né le peculiarità del Mediterraneo. Si tratta di un bacino semichiuso, caratterizzato da elevata biodiversità e da condizioni profondamente diverse da quelle degli oceani del Nord Europa. Inoltre, numerosi Paesi terzi operano nelle stesse aree senza essere soggetti al medesimo quadro normativo dell’Unione europea, con conseguenti disparità nei costi, nelle condizioni di lavoro e nei controlli, che penalizzano le comunità costiere europee.

Chiediamo pertanto un cambio di prospettiva nelle politiche europee, che rimetta al centro il pescatore quale soggetto direttamente interessato alla tutela dell’ecosistema marino. La pesca artigianale e quella d’altura in Italia hanno subito una forte contrazione, aggravata dall’aumento dei costi del carburante, dalle tensioni internazionali e dagli effetti dei cambiamenti climatici. Le dificoltà economiche e le iniziative di protesta registrate negli ultimi anni testimoniano il crescente disagio del settore.

In tale prospettiva, riteniamo prioritario avanzare le seguenti richieste:

  •   Incremento delle risorse destinate ai pescatori: revisione delle misure di intervento e maggiore flessibilità, sia nell’attuale programmazione sia in quella futura;
  •   Semplificazione normativa e amministrativa: razionalizzazione dei controlli a bordo e maggiore considerazione delle condizioni concrete del lavoro marittimo;
  •   Dimensione delle maglie delle reti: verifica e adeguamento delle misure in relazione alle specifiche aree e tipologie di pesca, sulla base delle evidenze scientifiche riguardanti la fauna itica locale;
  •   Gestione delle emergenze climatiche: istituzione di strumenti straordinari di sostegno per fronteggiare le anomalie meteomarine e la diffusione di specie aliene;
  •   Arresto definitivo delle attività: gestione più efficiente delle misure, su base volontaria e con indennizzi adeguati, per gli armatori che scelgono di uscire dal settore.

Rinnovo e ammodernamento della flotta

In particolare, la flotta peschereccia italiana è tra le più vetuste e presenta un ritardo di competitività rispetto agli altri Paesi dell’Unione europea, con un’età media dei pescherecci pari a 35 anni. L’esigenza di sostituire o ammodernare le imbarcazioni obsolete è fortemente avvertita dagli imprenditori del settore, che finora si sono rivolti al mercato delle unità usate, la cui disponibilità è ormai limitata e che, in molti casi, non risultano coerenti con le sfide della transizione ecologica e tecnologica. La vetustà della flotta peschereccia italiana determina un basso livello tecnico, progettuale e tecnologico a bordo, con conseguenze negative sulla produttività e sulla sicurezza. Linee d’acqua inadeguate e modalità di conduzione non ottimizzate possono determinare consumi elevati di carburante e, conseguentemente, maggiori livelli di emissioni inquinanti. Le motorizzazioni navali a minore impatto ambientale sono state introdotte solo in tempi relativamente recenti e questa transizione non ha ancora coinvolto in misura adeguata le unità da pesca italiane. Inoltre, il limitato livello tecnico-progettuale incide sulla sicurezza a bordo: gli infortuni dell’equipaggio possono essere favoriti da vie di circolazione inadeguate e da movimenti eccessivi dell’imbarcazione.

Il settore sta attraversando una fase evolutiva, caratterizzata dalla crescente consapevolezza della necessità di avviare un processo di modernizzazione e innovazione tecnologica delle imprese armatoriali. Ad oggi, tuttavia, il quadro normativo europeo non consente di realizzare pienamente questa evoluzione.

Specificità del Canale di Sicilia e proposte operative

Con riferimento al Canale di Sicilia, desideriamo sottoporre alla Sua attenzione le seguenti criticità.

1.  Zone di restrizione della pesca

Il regolamento (UE) 2019/982, che ha dato attuazione, tra le altre, alla raccomandazione GFCM/42/2018/5, e il successivo regolamento (UE) 2023/2124 disciplinano tre zone di restrizione della pesca nel Canale di Sicilia, nelle quali è 

vietata la pesca con reti a strascico:

  •   Est del Banco Avventura
  •   Ovest del Bacino di Gela 
  • Est del Banco di Malta.                                   

Tali zone sono state istituite per proteggere habitat essenziali per il nasello e il gambero rosa mediterraneo. Secondo le osservazioni maturate dagli operatori della marineria, tuttavia, la chiusura totale e prolungata ha favorito, in tali aree e in quelle adiacenti, una maggiore presenza di specie demersali e bentoniche predatrici, tra cui razze, gattucci e spinaroli, con possibili effetti sulla disponibilità delle specie commerciali. Riteniamo pertanto opportuno che tali dinamiche siano oggetto di specifico monitoraggio scientifico. Il regolamento (UE) 202312124 non stabilisce una scadenza automatica delle restrizioni e demanda l’eventuale revisione delle misure alle valutazioni della GFCM e alle evidenze scientifiche disponibili. Chiediamo che sia valutata, sulla base dei risultati del monitoraggio e nel rispetto degli obiettivi di conservazione, la possibilità di una riapertura stagionale e programmata, anche a rotazione, di tali aree. Cio consentirebbe di contemperare la sostenibilità biologica con quella economica e sociale delle imprese di pesca. Le chiediamo pertanto di promuovere un approfondimento della questione nelle sedi europee e internazionali competenti.                       

2. Governance mediterranea condivisa concorrenza ed eolico offshor. 

Riteniamo necessario rafforzare una governance mediterranea condivisa, capace di promuovere regole armonizzate e condizioni operative più omogenee nell’intero bacino. Tale processo deve coinvolgere entrambe le sponde del Mediterraneo: le marinerie siciliane ed europee a nord e quelle dei Paesi del Nord Africa a sud. Occorre superare le attuali disparità operative, determinate da differenti costi di gestione, discipline del lavoro e livelli di controllo, attraverso strumenti di collaborazione e cooperazione transfrontaliera. L’obiettivo deve essere una gestione equa e sostenibile delle risorse marine, fondata sul rispetto condiviso delle norme ambientali, sulla tutela degli stock ittici e sulla dignità del lavoro dei pescatori, indipendentemente dal Paese di appartenenza. Durante i periodi di arresto temporaneo applicati alla flotta italiana, nelle acque internazionali del Canale di Sicilia operano imbarcazioni battenti bandiera di Paesi terzi, in particolare tunisine, soggette a regole e controlli non sempre equivalenti a quelli europei. Chiediamo quindi che l’Unione europea intensifichi il dialogo in sede GFCM per assicurare misure comparabili, controlli efficaci e condizioni di concorrenza più eque in tutto il Mediterraneo. A questa esigenza si aggiunge la progressiva destinazione di spazi marini alla realizzazione di impianti eolici offshore. La riduzione delle aree tradizionalmente disponibili per la pesca può incidere sui ricavi delle imprese, già fortemente diminuiti negli ultimi vent’anni. Chiediamo che le decisioni in materia di pianificazione dello spazio marittimo siano assunte con il coinvolgimento effettivo delle marinerie e che l’Unione europea preveda misure dirette e adeguate di compensazione per le perdite economiche documentate. Considerata la presenza di diversi progetti eolici nel Canale di Sicilia, riteniamo indispensabile valutarne con attenzione gli effetti cumulativi sulla pesca e sulle comunità costiere. 

Signor Commissario, auspichiamo che la Sua visita a Sciacca rappresenti l’inizio di un dialogo stabile e proficuo. 

La marineria di Sciacca è pronta a contribuire a una pesca sostenibile, purché la tutela dell’ambiente proceda insieme alla sostenibilità economica e sociale delle imprese e dei lavoratori del settore. RingraziandoLa ancora per l’attenzione, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Questo è invece il testo del discorso del sindaco Fabio Termine:

”Signor Commissario Costas Kadis,
autorità, rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni di categoria, operatori della pesca, signore e signori, desidero innanzitutto rivolgere, a nome dell’Amministrazione comunale e della città di Sciacca, il più sincero benvenuto al Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis. La Sua presenza oggi nella nostra città assume per noi un significato particolare.

Sciacca è una città che ha costruito una parte fondamentale della propria storia, della propria economia e della propria identità sul mare. E poter accogliere qui il Commissario europeo responsabile delle politiche della pesca rappresenta un momento di grande valore istituzionale. Per questo, Commissario, voglio ringraziarLa sinceramente per avere scelto di essere qui, tra le nostre marinerie, tra i nostri pescatori, nei luoghi nei quali le politiche europee non vengono semplicemente discusse, ma producono ogni giorno conseguenze concrete sulla vita delle persone.

Sciacca è una città di mare. Ma soprattutto è una città di pescatori. La nostra marineria rappresenta una delle realtà più importanti della Sicilia e del Mediterraneo. Dietro ogni imbarcazione non c’è soltanto un’impresa. Ci sono famiglie, lavoratori, armatori, marinai, commercianti, una filiera economica intera e un patrimonio di conoscenze tramandato da generazioni. Per questo credo che una giornata come quella di oggi debba essere innanzitutto una giornata di ascolto.

Noi crediamo nell’Europa. Crediamo nella necessità di proteggere il Mediterraneo, di tutelarne le risorse e di garantire una pesca sostenibile. Ma crediamo anche che la sostenibilità ambientale non possa mai essere separata dalla sostenibilità economica e dalla sostenibilità sociale. Non possiamo costruire un mare più sostenibile lasciando indietro i lavoratori che quel mare lo vivono ogni giorno.

La transizione ecologica è una sfida necessaria, che condividiamo. Ma non può diventare una transizione contro il lavoro. Se chiediamo alle nostre marinerie di cambiare, di innovare, di ridurre determinati impatti, allora le istituzioni europee devono accompagnarle, sostenerle, ascoltarle e mettere a disposizione strumenti economici, tecnologici e normativi adeguati. Non possiamo chiedere sacrifici senza costruire contemporaneamente opportunità.

E soprattutto dobbiamo avere il coraggio di affrontare un altro tema. L’Europa non può pensare che una stessa regola possa produrre gli stessi effetti in tutti i mari europei. Il Mediterraneo non è il Mare del Nord. Il Mediterraneo non è il Baltico. Il Mediterraneo non è l’Atlantico. Sono diversi gli ecosistemi, sono diverse le specie ittiche, sono diverse le profondità, sono differenti i cicli biologici, le tecniche di pesca, le dimensioni delle imbarcazioni, la struttura delle imprese e persino la storia economica e sociale delle nostre comunità costiere.

E allora abbiamo bisogno di una politica europea comune, certamente, ma capace di rispettare le differenze territoriali. Essere europeisti non significa pensare che tutto debba essere uniforme. Al contrario. La forza dell’Europa sta proprio nella capacità di costruire regole comuni rispettando le differenze dei territori. Una normativa efficace nel Nord Europa non necessariamente produce gli stessi risultati nel Mediterraneo. E una misura pensata sulla base delle caratteristiche di una determinata flotta non può essere automaticamente trasferita a realtà profondamente diverse come quelle della Sicilia.

Per questo chiediamo una maggiore capacità di regionalizzazione delle politiche della pesca, una maggiore attenzione alle caratteristiche specifiche del Mediterraneo e un coinvolgimento ancora più forte delle marinerie nella costruzione delle regole. Perché negli ultimi anni i nostri pescatori hanno dovuto confrontarsi con limitazioni delle giornate di pesca, periodi e aree di chiusura, restrizioni sugli attrezzi, obblighi amministrativi, sistemi di controllo sempre più complessi. Molte di queste misure rispondono a finalità che comprendiamo e condividiamo. Ma quando una norma viene percepita come distante dalla realtà, quando chi lavora ogni giorno in mare non ne comprende le ragioni o ritiene che la propria esperienza non sia stata sufficientemente ascoltata, nasce una frattura. E quella frattura non riguarda soltanto il rapporto tra un pescatore e una norma. Diventa una distanza tra un cittadino e l’Europa. È proprio questo il divario che dobbiamo colmare.

L’Europa deve essere percepita non come una struttura lontana che decide da Bruxelles, ma come una comunità politica capace di stare dentro i territori. Capace di ascoltare prima di decidere. Capace di correggere una norma quando quella norma produce effetti diversi da quelli immaginati. Capace soprattutto di riconoscere che dietro i numeri, dietro le statistiche, dietro gli indicatori biologici, ci sono persone e comunità.

La scienza deve certamente guidare le nostre decisioni. Ma accanto alla conoscenza scientifica dobbiamo valorizzare anche la conoscenza di chi il mare lo vive da quarant’anni.Il pescatore non deve essere considerato il problema.
Il pescatore deve essere parte della soluzione.Perché il primo interesse di un pescatore è che il mare continui ad avere pesce. È la condizione stessa perché quella attività possa essere consegnata ai figli e alle generazioni future.

Ma allo stesso tempo dobbiamo permettere alle nostre imprese di vivere. Oggi il settore affronta aumenti dei costi operativi, una redditività sempre più fragile, difficoltà nel ricambio generazionale, una pressione burocratica crescente e una competizione internazionale che spesso non avviene ad armi pari. E su questo dobbiamo porci una domanda molto semplice. Possiamo imporre alle imprese europee standard ambientali, sociali e di controllo sempre più elevati e contemporaneamente consentire che sul nostro mercato arrivino prodotti provenienti da Paesi terzi che non sempre rispettano condizioni equivalenti?

La sostenibilità deve essere anche equità. Le stesse garanzie che chiediamo ai nostri pescatori dobbiamo pretenderle, per quanto possibile, anche per i prodotti che entrano nel mercato europeo. Altrimenti rischiamo un paradosso: rendiamo sempre più difficile produrre in Europa e poi importiamo ciò che abbiamo reso impossibile produrre ai nostri stessi lavoratori. Questo non sarebbe né sostenibile né giusto. Per questo abbiamo bisogno di un nuovo equilibrio. Più sostenibilità, certamente. Ma anche più lavoro. Più tutela dell’ambiente, ma anche più tutela sociale. Più innovazione, ma anche strumenti per permettere alle imprese di innovare. Più controlli quando necessari, ma meno burocrazia inutile.

Più Europa, ma un’Europa più vicina.

Ed è proprio questo il valore della Sua presenza oggi, Commissario Kadis.

Essere qui significa portare l’Europa fuori dai palazzi istituzionali. Significa portarla dentro un porto mediterraneo. Significa incontrare direttamente uomini e donne che ogni mattina escono in mare e che spesso misurano concretamente gli effetti delle decisioni che assumiamo nelle istituzioni.

La Sua visita è quindi un segnale forte, che vogliamo riconoscere e apprezzare.

Perché il rapporto di fiducia tra le istituzioni europee e le comunità costiere si costruisce anche così: con la presenza, con il confronto, con la capacità di guardarsi negli occhi.

Sciacca vuole fare la propria parte. Vogliamo una pesca moderna, sostenibile e competitiva.

Vogliamo investire nella ricerca, nell’innovazione, nella qualità, nella valorizzazione delle produzioni locali, nella tracciabilità e nella capacità di raccontare il valore del pesce del Mediterraneo. Ma vogliamo farlo insieme ai nostri pescatori, mai contro di loro e mai senza di loro.

E allora il messaggio che oggi vorrei consegnare, da Sciacca, alle istituzioni europee è molto semplice. Noi non chiediamo meno Europa.
Chiediamo un’Europa migliore e più vicina. Un’Europa capace di proteggere il mare senza abbandonare chi del mare vive. Un’Europa che sappia accompagnare la transizione e non semplicemente imporla. Un’Europa che sappia distinguere le condizioni del Mediterraneo da quelle degli altri mari. Un’Europa che costruisca regole comuni, ma che abbia anche l’intelligenza di adattarle alla realtà.

Un’Europa nella quale un pescatore di Sciacca possa sentirsi non il destinatario passivo di una decisione, ma parte della comunità che quella decisione contribuisce a costruire. Perché l’Europa sarà davvero più forte soltanto quando ogni suo cittadino, anche dal porto più a sud del continente, potrà sentirla vicina.

Signor Commissario, La ringrazio ancora per essere oggi qui a Sciacca. La Sua presenza rappresenta un riconoscimento importante per la nostra città e per la nostra marineria. Ma rappresenta soprattutto un’occasione. L’occasione di ascoltarci, di comprenderci e di costruire insieme una politica europea della pesca che sia ambientalmente sostenibile, economicamente possibile e socialmente giusta.

Oggi Sciacca apre le proprie porte all’Europa. E chiede all’Europa di continuare ad aprire le proprie porte a Sciacca, alla Sicilia e a tutte le comunità del Mediterraneo.

Benvenuto a Sciacca, Commissario Kadis”.

Immediatamente prima di salire in aula Falcone e Borsellino, il Commissario Kadis di era soffermato nell’atrio superiore del palazzo comunale per rispondere alle domande dei giornalisti: