I consiglieri comunali di Sciacca, Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò, già aderenti al movimento politico Controcorrente che fa capo all’on. Ismaele La Vardera e successivamente da esso allontanatisi, si rivolgono oggi al loro ex leader inviandogli la seguente lettera aperta in vista della sua tappa (domani) a Sciacca nel tour “Basta coi buchi nell’acqua”:
Egregio Onorevole Ismaele La Vardera,
Noi sottoscritti, Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò, in qualità di consiglieri comunali di Sciacca, avvertiamo il dovere politico e morale di rompere il silenzio.
All’origine della nostra adesione al movimento c’era una spinta profonda e sincera: lo spirito di rottura con il passato, fiduciosi di un reale cambiamento e speranzosi che tutto potesse finalmente trasformarsi.
Purtroppo, la realtà è stata un’altra, segnata da quel machiavellismo cinico in cui “il fine giustifica il mezzo”, dove si è disposti – pur di ottenere il massimo risultato elettorale – a sacrificare la verità ai cittadini.
Emblematica di questo modo di fare politica è la tappa del Suo tour “Basta coi buchi nell’acqua”, prevista a Sciacca il 24 luglio presso lo Scirocco Beach Bar di Contrada Foggia, organizzata per raccogliere firme a sostegno della Sua proposta di revoca della concessione a Siciliacque S.p.A.
Comprendiamo perfettamente l’esasperazione dei cittadini e dei giovani di fronte alla drammatica emergenza idrica che attraversa la nostra terra. Tuttavia, riteniamo doveroso evidenziare come la Sua iniziativa si traduca in uno slogan da spiaggia che rischia di trasformarsi nell’ennesima illusione per i siciliani.
1. Il prezzo dell’annuncio: decine di milioni senza copertura
La Sua proposta si basa sull’attivazione dell’Articolo 30 della Convenzione, ovvero la revoca dell’affidamento in gestione a Siciliacque per sopravvenute ragioni di pubblico interesse.
La norma, tuttavia, non è un atto simbolico: comporta precisi obblighi finanziari per la Regione:
• Il rimborso del valore residuale netto degli investimenti non ammortizzati effettuati dal gestore.
• Un indennizzo pari al 10% del “non eseguito”.
I dati pubblici indicano un piano di investimenti da 580 milioni di euro e interventi già realizzati per oltre 250 milioni.
Attivare la revoca oggi significa esporre la Regione Siciliana a un onere economico stimabile tra 140 e 150 milioni di euro.
Ai banchetti della Sua raccolta firme viene spiegato ai cittadini da dove si intende prelevare questa copertura di bilancio? È stata redatta un’istruttoria ufficiale o un Verbale di consistenza in contraddittorio, come prescritto dalla Convenzione, prima di lanciare la campagna?
2. Il giorno dopo: chi gestirà l’acqua di 1,6 milioni di siciliani?
L’acqua pubblica è un diritto e un bene comune imprescindibile. Ma la gestione pubblica richiede competenza, pianificazione e continuità:
• Nessun soggetto subentrante: La Sua proposta non indica quale ente o società pubblica abbia la capacità tecnica per assumere, dal giorno successivo alla revoca, la gestione di 13 sistemi acquedottistici interconnessi, dighe e impianti di dissalazione.
• L’ombra del caso Girgenti Acque: Il precedente del fallimento di Girgenti Acque ha dimostrato chiaramente cosa accade quando un gestore viene meno senza un piano di successione solido e credibile.
Invogliare i cittadini a firmare senza offrire garanzie sulla continuità dell’erogazione significa esporli al rischio concreto di rimanere letteralmente a secco.
3. Le cause reali della crisi ignorate dalla propaganda
La crisi idrica dell’agrigentino non si risolve cancellando un contratto con un annuncio unilaterale a mezzo stampa:
• Dai bilanci ufficiali emerge che Siciliacque vanta oltre 118 milioni di euro di crediti non riscossi dagli ATO e dai gestori locali insolventi.
• Tra questi figura la stessa AICA, il cui stato di sofferenza finanziaria e gestionale si ripercuote direttamente sui servizi ai cittadini.
La revoca dell’Art. 30 non incassa un solo euro di questi crediti, non risolve l’insolvenza strutturale dei gestori d’ambito e non interviene sul metodo tariffario stabilito da ARERA.
È un’operazione di “cheap talk” elettorale: un annuncio a costo politico zero a un anno dalle elezioni regionali del 2027, la cui cambiale inadempiuta ricadrà sui cittadini ad attenzione mediatica spenta.
4. Il “Gattopardo” dell’acqua pubblica
Cent’anni dopo il romanzo di Tomasi di Lampedusa, la politica siciliana continua a proporre la solita logica gattopardesca: sostituire un’etichetta o promettere una rottura per intestarsi il consenso del momento, lasciando intatti i vizi strutturali e l’assenza di controllo pubblico.
La vecchia classe politica impiegò anni a privatizzare il servizio senza strutturare organismi pubblici permanenti di monitoraggio degli investimenti. La “nuova” classe politica rischia di superare la vecchia solo nella velocità degli annunci, promettendo di rompere i contratti senza uno studio di fattibilità o un’istruttoria preventiva.
Un invito alla responsabilità
I cittadini di Sciacca e della Sicilia meritano trasparenza, non slogan ad effetto da firmare tra un aperitivo e l’altro. Per difendere davvero l’acqua pubblica servono:
• Un monitoraggio pubblico e rigoroso dell’avanzamento reale del piano investimenti.
• Un piano strutturato per risanare l’insolvenza degli ATO e di AICA.
• Un’analisi costi-benefici dettagliata prima di assumere decisioni che impegnano le casse regionali per centinaia di milioni di euro.
La invitiamo formalmente a trasformare questo tour in un momento di vero confronto istituzionale, presentando dati, numeri e coperture certe. La sete dei siciliani merita soluzioni di governo, non scorciatoie elettorali.
Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò
