Ai titolari dei due chioschi di rivendita pesce in piazza Don Luigi Sturzo e di quello poco distante in Via Cappuccini è stato richiesto nei giorni scorsi dagli agenti della Polizia Municipale di provvedere, a breve, allo smantellamento di queste strutture.



È quanto riferiscono i consiglieri comunali Brucculeri e Blò in una interrogazione consiliare rivolta al sindaco, affermando altresì che ai titolari di tali chioschi non è pervenuta alcuna comunicazione ufficiale, alcun atto formale o alcuna ordinanza di sgombero, o provvedimento scritto, da parte dell’Amministrazione comunale ovvero degli uffici competenti.
Sull’argomento, che appare collegato ai lavori di sistemazione urbana cui viene fatta oggetto la piazza Don Luigi Sturzo (ex piazza Belvedere), i due consiglieri comunali interrogano il sindaco per sapere:
– Quale sia la reale, esplicita e formale volontà dell’Amministrazione comunale in merito al futuro delle tre attività commerciali in questione (le due collocate in Piazza Don Luigi Sturzo e quella in Via Cappuccini), chiarendo in modo inequivocabile se le richieste avanzate debbano intendersi come una misura di carattere temporaneo, strettamente funzionale e circoscritta all’esecuzione e alla durata dei cantieri nella piazza, oppure se si configuri un disegno di sgombero definitivo e di cancellazione irreversibile di tali presidi economici; e se, in tale quadro, l’Amministrazione intenda specificare quali siano gli orientamenti complessivi che legano o coinvolgono anche l’attività di Via Cappuccini rispetto ai progetti di riqualificazione urbana dell’area circostante;
–Per quale ragione si sia totalmente elusa la normale e obbligatoria procedura amministrativa prevista dalle normative vigenti in materia di provvedimenti ablatori o incidenti su concessioni e attività economiche, preferendo il ricorso a informalità e ingiunzioni verbali tramite gli agenti della Polizia Municipale; specificando, in particolare, perché si sia omessa la comunicazione di avvio del procedimento ai sensi della Legge n. 241/1990 (negando così ai titolari il diritto al contraddittorio e alla presentazione di memorie scritte), perché non si sia provveduto all’adozione di un atto formale, scritto e motivato (quale un’ordinanza sindacale o una determinazione dirigenziale) recante i presupposti di fatto e di diritto, e quali garanzie di legalità e trasparenza l’Ente intenda ripristinare di fronte a un’azione amministrativa condotta in aperta violazione dei principi dello Stato di diritto.
– Se l’Amministrazione non avverta l’inderogabile dovere politico, morale e istituzionale di farsi carico del pesante impatto sociale ed economico derivante da questa gestione, aprendo immediatamente un tavolo di confronto urgente e trasparente con i titolari dei tre chioschi; e se non ritenga doveroso e improrogabile individuare e proporre soluzioni alternative e dignitose — quali una ricollocazione temporanea durante i lavori o l’individuazione di spazi idonei alternativi — per evitare che si consumi un drammatico pregiudizio economico per le famiglie coinvolte, la cui unica fonte di reddito verrebbe drasticamente azzerata da un giorno all’altro. Ciò, tenuto conto che questo approccio amministrativo approssimativo e informale rischia paradossalmente di ritorcersi contro la stessa Amministrazione, ritardando la regolare esecuzione dei lavori a causa dei prevedibili e gravosi contenziosi giudiziari che inevitabilmente paralizzeranno l’iter dell’opera pubblica.
Nell’interrogazione consiliare viene precisato che i due interroganti non intendono entrare nel merito della questione urbanistica o igienico-sanitaria — ovvero se i chioschi presenti in Piazza Don Luigi Sturzo e in Via Cappuccini siano o meno astrattamente compatibili con il decoro, l’igiene o la nuova configurazione dei luoghi — ma intendono concentrarsi rigorosamente sul metodo amministrativo adottato e sul rispetto delle garanzie di legge.
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