Conoscere meglio quella che per i saccensi (abitanti di Sciacca) è il principale luogo di culto e cuore religioso e storico della città, significa scoprire uno dei luoghi più rappresentativi della storia, dell’arte e della spiritualità. Non è soltanto la chiesa Madre, il Duomo o la Matrice, dove viene custodita la Madonna del Soccorso, patrona della città, ma un monumento che racconta oltre nove secoli di vicende storiche, dalle origini normanne alle trasformazioni barocche, conservando preziose testimonianze dell’architettura medievale e importanti opere d’arte.


Ieri sera le porte della Basilica sono rimaste aperte al pubblico fino oltre la mezzanotte grazie all’Associazione Go Sciacca Go e alle socie e volontarie Beatrice Virgilio, Ninì Galluzzo, Ezia Bono, Giovanna Maria Craparo, Cinzia D’Amico Giusy Corbo, Alberta Falco e Luana Leonte, che hanno raccontato ai tanti visitatori la storia, l’arte e le curiosità.

Visitare e approfondire la conoscenza della Basilica significa anche comprendere l’evoluzione urbana e culturale di Sciacca. Le sue strutture, le opere d’arte, le iscrizioni, le cappelle e i monumenti funerari raccontano la storia delle famiglie, degli artisti e delle istituzioni che hanno contribuito alla crescita della città nel corso dei secoli


L’attuale elemento architettonico custodisce secoli di storia; la chiesa originaria viene attribuita al XI secolo ed era la chiesa di San Pietro in Castro, di origine bizantina, situata all’interno della cinta del Castello Vecchio. Poco più avanti, in epoca normanna, venne edificata una nuova grande chiesa nel quartiere Ruccera. La tradizione la attribuisce a Giulietta (Giuditta) la Normanna, figlia del conte Ruggero, anche se un’altra tradizione la fa risalire a Ruggero d’Altavilla come voto di ringraziamento dopo la conquista della Sicilia.
La dedicazione originaria non era alla Madonna del Soccorso, ma a Santa Maria Maddalena. Solo dopo la ricostruzione del XVII secolo la chiesa fu dedicata a Maria Santissima del Soccorso, proclamata patrona di Sciacca.
Nel 1656 il crollo di una parte della facciata rese necessaria una ricostruzione quasi completa. I lavori, diretti dall’architetto Michele Blasco, conservarono gli elementi medievali più importanti ma diedero alla chiesa l’aspetto prevalentemente barocco che presenta oggi.


Ieri sera l’attenzione non è stata per raccontare il culto alla Madonna del Soccorso, ma per dedicare spazio ai tesori che la Basilica custodisce all’interno: il monumento funebre in pietra calcarea di Antonio Gagini dedicato a Bartolomeo Tagliavia fondatore nel 1542 del Monastero di S. Giorgio de Candelora; la Madonna della Catena del Birrittaro, la Madonna di Monserrato una bellissima scultura in alabastro brunito, unica nel suo genere, scolpita da Domenico Gagini e commissionata dalla famiglia Tagliavia, il bellissimo fonte battesimale scolpito anche questo da Antonio Gagini e donato da Andrea Burgio nel 1491; ed ancora l’imponente corpo marmoreo dedicato al SS. Sacramento, per mano di Antonio Gagini tra il 1579 e il 1581 commissionato dalla famiglia Montaliana; un’apoteosi che svela l’azione trinitaria di Dio nella storia umana, specie dello Spirito Santo che è Amore. Per non tralasciare l’importante opera pittorica della navata centrale realizzata dal pittore saccense Tommaso Rossi (1799–1874), figlio del celebre affreschista Mariano Rossi.
La Basilica di Maria Santissima del Soccorso rappresenta quindi un patrimonio di straordinario valore storico, artistico e religioso. Conoscerla meglio significa valorizzare la memoria della comunità, apprezzarne il ricco patrimonio culturale e riscoprire un luogo che continua a essere un punto di riferimento per la fede, la cultura e l’identità di Sciacca.
L’iniziativa di ieri sera curata dall’Associazione Go Sciacca Go, si inserisce nell’ambito degli eventi per il IV° centenario della liberazione della peste della città per intercessione della Madonna del Soccorso e sarà ripetuta nuovamente il prossimo lunedì 10 Agosto dalle 20.30 alle 23.30.
Contestualmente nello stesso orario sarà possibile visitare anche il MUDIA Museo Diocesano in Vicolo Falanga, dove sono esposti gli ex voto offerti alla nostra Patrona e gli altri preziosi tesori della Basilica.

Nostra intervista a Cinzia D’Amico