di ENZO MINIO
Giuseppe Mazzotta, 72 anni, architetto, docente di materie tecniche e artistiche, è da sempre impegnato nella tutela dell’ambiente e nel volontariato.

Dal 2015 al 2024 è stato presidente del WWF Sicilia Area Mediterranea, di cui oggi è segretario. Svolge attività di servizio sociale nel Lions Club, dove nell’anno sociale in corso ricopre l’incarico di presidente della Zona Agrigento 3.

Animatore culturale e sociale, ha dedicato parte della propria vita anche all’impegno politico, sempre con spirito di servizio verso la comunità. Laureato in Architettura con 110 e lode al Politecnico di Torino, è consigliere dell’Ordine degli Architetti della provincia di Agrigento dal 1996, organismo di cui è stato anche presidente e nel quale oggi ricopre la carica disSegretario.

Come è riuscito a conciliare tante attività professionali e sociali?
È soprattutto una questione di indole. Dico sempre che è meglio essere impegnati che annoiati. In realtà non mi sono mai sentito stressato: avere tante cose da fare e affrontarle con uno spirito multitasking mi ha sempre dato grandi soddisfazioni. Vedere riconosciuto il proprio impegno dalle persone con cui si lavora è una gratificazione che ripaga di ogni fatica.

La sua esperienza di docente con i giovani quale è stata?
Alla scuola ho dedicato una parte importantissima della mia vita. Ho sempre avuto un rapporto intenso con gli studenti. Al Liceo Classico, ad esempio, disponevo di una sola ora settimanale di Storia dell’Arte; per questo cercavo di rendere ogni lezione coinvolgente, trasformandola quasi in un piccolo spettacolo, affinché gli argomenti risultassero comprensibili e affascinanti nel poco tempo disponibile. Naturalmente non è sempre stato tutto semplice: ogni professione presenta difficoltà e sfumature diverse. Tuttavia, salvo rarissimi casi di esplicita maleducazione, mi sono sempre trovato a mio agio con gli allievi, dai quali ho ricevuto moltissimo anche sul piano umano.

È stato dirigente dell’Ordine degli Architetti. Quale iniziativa ricorda con maggiore soddisfazione?
Sono consigliere dell’Ordine degli Architetti dal 1996 e mi sono sempre occupato di aggiornamento e formazione professionale. Trent’anni fa la figura dell’architetto veniva spesso percepita come quella di un tecnico “incompleto”, poco valorizzato rispetto ad altre professioni.
Dal 1999 al 2011 ho fatto parte di una commissione presso il Consiglio Nazionale degli Architetti a Roma, dove proposi un progetto innovativo: organizzare corsi destinati ai docenti delle scuole affinché conoscessero davvero la professione dell’architetto, spiegando che non è soltanto un tecnico, ma un professionista capace di unire competenze scientifiche, sensibilità artistica e capacità di coordinamento nella realizzazione delle opere.
L’iniziativa ebbe un grande successo in numerose città italiane, da Milano a Firenze, da Treviso a Bologna, fino a Sciacca, dove insegnavo all’Istituto d’Arte. Ricordo ancora il collegamento in videoconferenza tra le diverse sedi, una novità assoluta per quei tempi, e la “lectio magistralis” del professor Paolo Portoghesi dedicata al tema della bellezza. Oggi lo chiameremmo semplicemente webinar, ma nel 2000 rappresentava una piccola rivoluzione.

Da anni è impegnato nel WWF. Cosa ha cercato di trasmettere ai giovani?
Faccio parte del WWF dal 1991. Ho ricoperto incarichi locali e regionali; dal 2000 al 2004 sono stato consigliere regionale, mentre dal 2015 al 2024 ho avuto l’onore di presiedere il WWF Sicilia Area Mediterranea. Mi sono dimesso per favorire un ricambio generazionale, obiettivo che considero pienamente raggiunto.
In oltre trent’anni di volontariato ho incontrato migliaia di studenti, dai bambini della scuola dell’infanzia fino agli universitari, cercando di sensibilizzarli sulla fragilità dell’equilibrio ecologico del pianeta e sulla responsabilità che tutti abbiamo nella sua tutela.
Attraverso campagne di pulizia delle spiagge, iniziative nelle piazze, attività nelle scuole e manifestazioni pubbliche abbiamo sempre cercato di diffondere esempi concreti di civiltà e rispetto dell’ambiente. Credo che questa rivoluzione culturale abbia prodotto risultati importanti, anche perché oggi i cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti e non possono più essere negati.

È stato impegnato anche in politica?
Quando ci si impegna nel sociale, l’incontro con la politica è quasi inevitabile. Nel 2004, dopo la scomparsa del carissimo amico Leonardo Frenna, gli subentrai nel consiglio comunale di Ribera. Pur stando all’opposizione cercai sempre di avanzare proposte, soprattutto in materia di pianificazione urbanistica e governo del territorio.
Nel 2006 fui rieletto nelle liste della Margherita, poi confluite nel Partito Democratico. In quella consiliatura sostenni una giunta che realizzò numerosi interventi positivi, tra cui l’introduzione della raccolta differenziata porta a porta, una delle prime esperienze in Sicilia. L’esperienza amministrativa si concluse con la sfiducia al sindaco Antonino Scaturro.
Successivamente il Partito Democratico entrò in una crisi che, a mio avviso, continua ancora oggi, lasciando senza un punto di riferimento molti elettori laici e progressisti. Da tempo ho scelto di non occuparmi più di politica di partito, pur continuando a esercitare con convinzione il mio diritto di voto.

Cosa serve a Ribera per rilanciare l’economia?
Innanzitutto una burocrazia efficiente, moderna e realmente al servizio dei cittadini e delle imprese. Troppo spesso chi vuole investire si scontra con procedure lente e con un apparato amministrativo che scoraggia anziché favorire lo sviluppo.
Questo produce sfiducia, allontana gli investimenti e costringe tanti giovani ad andare via. Non è solo un problema locale, ma regionale. Servono dirigenti capaci di guidare la pubblica amministrazione con spirito manageriale, superando una logica puramente conservativa. La politica avrebbe gli strumenti per intervenire, ma troppo spesso finisce per mantenere lo status quo.

Ha qualche rimpianto?
Non ho particolari rimpianti. Credo di avere sempre agito al meglio delle mie possibilità, sia nella professione di architetto sia nell’impegno sociale e nella rappresentanza professionale.
L’unico rammarico riguarda la politica. Nel 2010 decisi di lasciarla quando vidi prevalere logiche che non condividevo. Da allora ho preferito dedicare tutte le mie energie alla professione, al volontariato e all’associazionismo.

Quale personaggio riberese ricorda con maggiore interesse?
Francesco Crispi rimane certamente il riberese più conosciuto nel mondo. Al di là dei giudizi storici e politici, rappresenta una figura che potrebbe contribuire a valorizzare l’immagine della città.
Tra i protagonisti della storia locale ricordo anche l’onorevole Santo Tortorici, che da sindaco seppe promuovere un modello di sviluppo capace di trasformare l’agricoltura riberese in un sistema organizzato e moderno.
Naturalmente sarebbero molti i concittadini meritevoli di essere ricordati, anche tra i viventi. Mi fermo a questi due nomi, con l’auspicio che Ribera possa ritrovare la capacità di offrire lavoro, opportunità e benessere ai giovani. La nostra città possiede tutte le potenzialità per tornare a essere un importante centro di sviluppo economico della Sicilia, come lo è stata in passato
