Nostro servizio particolare con il contributo di Viviana Rizzuto
La suggestiva cornice del Castello Luna ha ospitato ieri pomeriggio un interessante dibattito sul saggio di Giampiero Cannella “La cultura di destra non esiste” . Vi proponiamo il contributo di Viviana Rizzuto che ringraziamo
“Ci sono libri che si leggono per le risposte che offrono e libri che meritano attenzione soprattutto per le domande che pongono. La cultura di destra non esiste di Giampiero Cannella appartiene probabilmente a questa seconda categoria.

Il titolo è volutamente provocatorio. Invita a interrogarsi su un tema che attraversa da sempre il dibattito pubblico italiano: la cultura appartiene a qualcuno? Esiste una cultura “di destra” o “di sinistra”, oppure, per sua natura, dovrebbe sfuggire a ogni appartenenza?

Troppo spesso oggi discutiamo di cultura come se fosse uno spazio di schieramento. In realtà dovrebbe essere il luogo in cui le differenze si incontrano, si confrontano e, qualche volta, cambiano reciprocamente. Una cultura che non accetta il dissenso diventa rapidamente autoreferenziale. Una cultura che pretende di certificare chi possa parlare e chi no smette di essere uno spazio di libertà.La vera ricchezza di una comunità non è l’uniformità del pensiero, ma la qualità delle relazioni che riesce a costruire.


Per questo i territori rinascono quando cultura, cooperazione e partecipazione restituiscono senso ai luoghi. La crescita culturale non è un elemento accessorio dello sviluppo territoriale: ne è spesso la precondizione.
Troppo spesso riduciamo il patrimonio culturale a un insieme di beni, monumenti, musei o eventi. In realtà il suo valore più profondo è un altro: creare significati condivisi, permettere alle persone di riconoscersi in una storia comune e immaginare insieme un futuro possibile. È questo che lo trasforma in un potente generatore di relazioni e, quindi, anche di futuro sostenibile.
Un museo, un teatro, una biblioteca o un bene culturale non hanno valore soltanto per ciò che custodiscono. Diventano importanti quando riescono a creare relazioni, quando fanno incontrare persone che normalmente non si incontrerebbero. La cultura è prima di tutto un’infrastruttura relazionale. Non costruisce soltanto conoscenza. Costruisce fiducia. Costruisce legami. Costruisce comunità.

In un’epoca segnata da incertezza, frammentazione e crisi dei legami sociali, la cultura dovrebbe essere il luogo in cui idee diverse si incontrano, si mettono in discussione e si contaminano. Dovrebbe aiutarci a comprendere la complessità, non a dividerci in tifoserie.
Il problema, allora, non è capire se esista una cultura di destra o di sinistra. Il problema è chiedersi se la cultura serva ancora a mettere in discussione le nostre certezze o soltanto a rafforzarle. Nel secondo caso non produce conoscenza: produce propaganda. Il dibattito culturale diventa realmente pluralista e fecondo quando le idee vengono giudicate per il loro valore, senza etichette ideologiche e senza che qualcuno pretenda di stabilire, una volta per tutte, ciò che è “culturalmente legittimo”.
In un tempo segnato da polarizzazioni continue, la cultura dovrebbe restare uno dei pochi spazi nei quali il dubbio vale più dello slogan e l’ascolto conta più dell’appartenenza. Perché la cultura non è una bandiera da sventolare. È ciò che permette a una comunità di dare senso al proprio passato, comprendere il presente e immaginare insieme il futuro.”