di Antonietta Garaffa e Salvatore Di Marca

Nostro servizio particolare

Ieri sera, nello scenario delle antiche colonne del Tempio di Hera, è andato in scena “Empedocle” opera ideata dal compositore Filippo Portera.
Lo spettacolo propone una fusione di musica elettronica, teatro e danza, offrendo una rilettura contemporanea della figura del filosofo agrigentino.
Empedocle è stato interpretato dall’attore saccense Franco Bruno, che con la sua intensa interpretazione, ha evidenziato un Empedocle tormentato, in un rito collettivo che in una società smarrita nell’odio,  ribadisce l’illegalità di tutte le guerre e tende all’Amore e alla convivenza pacifica di tutti i popoli. Un ruolo impegnativo per Franco, non nuovo in ruoli di questo livello artistico.

Il protagonista è stato affiancato da Rosi Mandracchia, Ilaria Bordenca, Sandra Marotta, Consilia Quaranta, Noemi Castronovo e Rosa Maria Montalbano che hanno interpretato i quattro elementi del concetto filosofico di Empedocle – terra, aria, acqua e fuoco – e il vulcano Etna e Italia.
Empedocle – Farmaco di pace” è un omaggio al pensiero di Empedocle pressoché dimenticato, soprattutto nella sua Agrigento. La base è data da alcune centinaia di frammenti originali da testi che contengono tematiche universali” spiega Portera. Un inno alla pace, alla libertà, all’amore, all’aiuto reciproco, alla diversità, alla convivenza pacifica dei popoli del mondo. Un progetto che toglie i detriti del tempo e trova un punto di forza nel “Corale della Pace” per coro e orchestra, vibrante chiusura del secondo atto. Interpretato dal “Coro Magnificat” composto da 60 coreuti, diretti magistralmente da Lidia Cavaleri, ha rappresentato il culmine emotivo dello spettacolo, valorizzato dall’esecuzione dell’orchestra.