di Accursio Peralta
L’articolo pubblicato all’inizio del mese di giugno su queste pagine aveva un obiettivo preciso: dimostrare, attraverso una lettura tecnico-economica, come il mercato ittico non rappresenti soltanto un’incompiuta amministrativa, ma una delle più importanti occasioni di sviluppo economico che Sciacca abbia lasciato inespressa negli ultimi venticinque anni.

Le notizie diffuse in queste ore confermano che quella riflessione non era affatto teorica.
L’Amministrazione comunale ha infatti riavviato formalmente il procedimento per l’attivazione del mercato ittico e, soprattutto, ha chiarito che sarà il Consiglio Comunale a dover scegliere il modello di gestione della struttura.
Si tratta di un passaggio fondamentale.
Per la prima volta dopo anni di rinvii, il dibattito esce dalla fase delle intenzioni ed entra nella fase delle decisioni.
Una scelta che non riguarda soltanto il mercato
La decisione che il Consiglio comunale sarà chiamato ad assumere non riguarda semplicemente l’affidamento di una struttura pubblica.
Riguarda la visione economica della città.
Riguarda il futuro della marineria.
Riguarda la capacità di Sciacca di trattenere sul proprio territorio il valore aggiunto generato da uno dei comparti produttivi più importanti della propria economia.
Nel precedente intervento avevamo stimato, con criteri prudenziali, che il pescato della marineria saccense possa generare un valore commerciale annuo compreso tra 30 e 50 milioni di euro.
Avevamo altresì evidenziato come un mercato pienamente operativo possa produrre ricavi da servizi stimabili tra i 700.000 euro e oltre un milione di euro l’anno, oltre ai benefici indiretti derivanti dall’indotto economico, occupazionale e turistico.
Si tratta di valutazioni che oggi assumono ancora maggiore rilevanza, poiché il Comune dovrà scegliere quale modello gestionale sia più idoneo a trasformare tali potenzialità in risultati concreti.


Le tre opzioni sul tavolo
Secondo quanto reso noto dall’Amministrazione, il Consiglio comunale sarà chiamato a valutare tre differenti modelli di gestione.
La prima ipotesi è quella della gestione pubblica, attraverso un’azienda speciale o una società in house.
È una soluzione che garantisce il massimo controllo pubblico e consentirebbe di reinvestire eventuali utili nello sviluppo del porto e della filiera ittica, richiedendo però una struttura organizzativa efficiente e una rigorosa sostenibilità economica.
La seconda è la gestione mista pubblico-privata, nella quale il Comune mantiene il controllo strategico affidando però la gestione operativa ad un partner selezionato.
È probabilmente il modello che meglio riesce a coniugare interesse pubblico e competenze imprenditoriali, purché venga costruito attraverso un piano industriale serio e trasparente.
La terza è la gestione privata mediante concessione, strada già tentata negli anni passati attraverso procedure che, tuttavia, non hanno prodotto i risultati sperati.
La circostanza che i precedenti avvisi siano andati deserti costituisce un elemento che il Consiglio dovrà necessariamente valutare con attenzione.
Riproporre un modello che non ha trovato operatori interessati rischierebbe di prolungare ulteriormente una situazione di stallo che la città non può più permettersi.
Il coinvolgimento delle cooperative
L’assessore Francesco Dimino ha ribadito l’auspicio che la gestione possa essere assunta dalle cooperative della pesca locali.
È una prospettiva certamente condivisibile sotto il profilo del radicamento territoriale.
Occorre tuttavia ricordare che le cooperative non rappresentano una quarta modalità di gestione.
Esse potranno eventualmente essere protagoniste all’interno del modello che il Consiglio comunale riterrà di adottare, sia esso pubblico, misto o in concessione.
L’aspetto realmente importante è che gli operatori della marineria vengano coinvolti non soltanto come utilizzatori della struttura, ma come parte integrante del progetto di rilancio.
Il tema che non può essere ignorato: i finanziamenti regionali
La recente notizia giornalistica ha riportato anche un elemento di particolare rilievo: il rischio che il Comune possa essere chiamato a restituire una parte dei finanziamenti regionali utilizzati per la riqualificazione del mercato ittico.
Su questo punto è opportuno mantenere il massimo rigore.
È noto che un dirigente del Dipartimento regionale della Pesca abbia pubblicamente richiamato l’attenzione sul possibile rischio di revoca del contributo in caso di persistente inutilizzo della struttura.
L’Amministrazione comunale, per contro, ha escluso l’esistenza di un pericolo immediato.
Le due posizioni meritano entrambe rispetto.
Proprio per questo sarebbe auspicabile che il Consiglio comunale, prima di assumere qualsiasi decisione, acquisisse tutta la documentazione relativa al finanziamento regionale, verificando puntualmente:
• l’importo effettivamente finanziato;
• le clausole contenute nel decreto di concessione;
• gli obblighi di destinazione dell’opera;
• i termini temporali previsti;
• le eventuali condizioni che potrebbero determinare una revoca, totale o parziale, del contributo.
Un dibattito consiliare fondato sugli atti e non sulle indiscrezioni rappresenterebbe la migliore garanzia di trasparenza nei confronti della cittadinanza.
Una scelta da compiere sulla base di un piano industriale
Qualunque sia il modello gestionale prescelto, una condizione appare imprescindibile.
La decisione non può essere assunta esclusivamente sulla base di valutazioni politiche.
Occorre un vero piano industriale.
Un documento che analizzi:
• i volumi di pescato;
• i costi di gestione;
• i ricavi attesi;
• il fabbisogno di personale;
• i servizi da offrire;
• le prospettive di sviluppo turistico;
• l’integrazione con la ristorazione e la filiera agroalimentare;
• le ricadute occupazionali;
• il punto di equilibrio economico-finanziario.
Solo così il Consiglio comunale potrà esercitare pienamente il proprio ruolo di indirizzo.
Il ruolo del Consiglio Comunale
È proprio questo il punto centrale.
Il Consiglio comunale non è chiamato semplicemente a scegliere tra tre modelli astratti di gestione.
È chiamato a decidere quale futuro intenda costruire per una delle infrastrutture economiche più importanti della città.
Una scelta di tale portata richiede un confronto pubblico, documentato e partecipato.
Richiede il coinvolgimento delle cooperative, degli armatori, dei pescatori, delle associazioni di categoria, dei professionisti, delle imprese della trasformazione, della ristorazione e di tutti quei soggetti che, quotidianamente, contribuiscono alla ricchezza della marineria saccense.
Una responsabilità verso la città
Per oltre venticinque anni il mercato ittico è stato il simbolo delle occasioni perdute. Oggi esiste finalmente la possibilità di voltare pagina.
Il Consiglio comunale ha il dovere di affrontare questa decisione con senso di responsabilità, sulla base di dati oggettivi e di una visione di lungo periodo.
Sciacca non ha bisogno di una semplice apertura formale del mercato.
Ha bisogno di un mercato che funzioni, che produca reddito, occupazione, servizi e sviluppo.
La città ha già atteso abbastanza.
Adesso è il tempo delle decisioni.
E, soprattutto, è il tempo che il Consiglio Comunale eserciti fino in fondo il proprio ruolo istituzionale, scegliendo il modello gestionale più idoneo non nell’interesse di una parte, ma nell’interesse esclusivo della comunità saccense
Accursio Peralta