Ospedale Giovanni Paolo II di Sciacca: la drammatica denuncia degli OSS. La Orazio Capurro ODV lancia l’allarme: “Turni notturni da incubo, pazienti a rischio e personale allo stremo”

La ORZIO CAPURRO ODV raccoglie e fa proprio, con un comunicato stampa, il grido di dolore lanciato da un Operatore Socio-Sanitario in servizio presso l’Ospedale “Giovanni Paolo II” di Sciacca.

L’Associazione, che da diversi anni si batte per tutelare i diritti degli operatori sanitari e dell’utenza nel Presidio Ospedaliero saccense, denuncia oggi “una situazione ormai insostenibile e logorante, che mette a rischio la dignità dei pazienti e la salute degli stessi lavoratori”.

Nella sua accorata nota, l’OSS descrive una realtà lavorativa che si trasforma quotidianamente in quel che viene definito come “un incubo di solitudine e responsabilità sproporzionate. Attualmente, durante i turni notturni, l’intero Ospedale è coperto da soli 4 OSS, distribuiti in modo drammatico”:

• 1 OSS in Medicina;

• 1 OSS in Ginecologia;

• 2 OSS in Pronto Soccorso.

L’operatore che ha effettuato la segnalazione, si trova a gestire da solo, nel turno notturno, più di 20 posti letto nella sua Unità Operativa. La situazione è aggravata dal fatto che, essendo gli altri reparti completamente sguarniti, l’unico OSS di turno viene costantemente chiamato a coprire le emergenze (e non solo) in altre aree, persino per semplici cambi di pannolone. Operatori costretti quindi a correre da una parte all’altra della struttura, da soli, con l’ansia di non arrivare in tempo e senza avere nemmeno un attimo per riposare o riprendere fiato.

Il grido d’allarme evidenzia due nodi cruciali che l’ODV chiede vengano risolti immediatamente:

1. Il mancato tempo pieno: Nonostante il bisogno disperato di personale per coprire i turni e garantire un’assistenza sicura, gli OSS sono ancora relegati a un contratto di 30 ore settimanali e non a tempo pieno, alcuni ausiliari perfino a 24 ore.

2. Il paradosso dei trasferimenti: Diversi OSS sarebbero stati trasferiti all’Ospedale di Comunità presso Santa Margherita di Belìce, una struttura che risulta però completamente, o quasi, senza pazienti. Il personale viene così sottratto ai reparti d’emergenza, che operano in trincea, per essere dirottato dove non vi è un carico di lavoro assistenziale.

La segnalazione evidenzia come, nonostante i sacrifici profusi, non si riesca più a garantire ai pazienti quella dignità e quell’assistenza che meriterebbero. Un senso di impotenza che sta diventando, in primis per i lavoratori fisicamente e anche psicologicamente logorante.

La ORAZIO CAPURRO ODV per conto degli OSS e dell’utenza chiede quindi un intervento urgente e risolutivo affinché si ponga fine a questa gestione “irragionevole” delle risorse umane, si aumentino le ore contrattuali al personale in servizio e si riorganizzino i trasferimenti, ridistribuendo gli OSS in primis laddove c’è una reale ed attuale necessità.

A chiusura della segnalazione inviata all’Associazione ORAZIO CAPURRO ODV, l’Operatore Socio-Sanitario ha voluto rivolgere un appello diretto alla classe politica e alle istituzioni:

“Sono veramente stanco. Ho i piedi doloranti, la mente affaticata e il morale a terra. Ho deciso di parlare perché credo ancora che la politica possa e debba aiutarmi, ascoltando la voce di chi sta in corsia e non solo di chi sta dietro a una scrivania. Chiedo che le istituzioni guardino dentro le mura del Giovanni Paolo II, che si rendano conto di come siamo costretti a lavorare e che intervengano subito. Non possiamo continuare a mandare avanti un Ospedale sulla salute psicofisica di pochi lavoratori stremati.”