di Accursio Peralta

Nel corso dell’ultima seduta congiunta della Commissioni consiliari Attività Produttive e Bilancio è emersa nuovamente la necessità di dotare il Comune di un regolamento organico, capace di contrastare concretamente il fenomeno della desertificazione commerciale del centro storico e di sostenere le attività economiche esistenti, favorendo al contempo nuove aperture.

Il presidente della Commissione Attività Produttive, Giuseppe Catanzaro, ha correttamente evidenziato il ritardo dell’amministrazione comunale nella predisposizione della relativa bozza regolamentare, sottolineando come il Consiglio comunale non possa programmare adeguatamente le risorse economiche da destinare al settore senza conoscere la linea che l’amministrazione intende adottare sul commercio cittadino.

Si tratta di un rilievo assolutamente legittimo e utile, che testimonia l’attenzione della Commissione verso una problematica ormai evidente a tutti: il progressivo impoverimento commerciale del centro storico non rappresenta soltanto una questione economica, ma anche sociale, culturale e urbana.

Proprio per questo, però, si ritiene che il ruolo del consigliere comunale non debba limitarsi esclusivamente alla denuncia delle mancanze amministrative.

La funzione del Consiglio comunale, sia di maggioranza che di opposizione, dovrebbe essere anche propositiva: suggerire soluzioni concrete, predisporre strumenti amministrativi e mettere l’amministrazione nelle condizioni di poter valutare idee già strutturate e immediatamente applicabili.

Del resto, questo ruolo trova preciso fondamento anche nelle norme che disciplinano le funzioni dei consiglieri comunali. L’articolo 42 del Decreto Legislativo n. 267 del 2000 (Testo Unico degli Enti Locali) attribuisce infatti al Consiglio comunale funzioni di indirizzo politico-amministrativo e di programmazione generale dell’ente. Non si tratta quindi soltanto di un organo di controllo o di critica dell’azione amministrativa, ma di un soggetto chiamato a contribuire concretamente all’elaborazione degli indirizzi strategici della città.

Allo stesso modo, l’articolo 43 del TUEL riconosce ai consiglieri comunali il diritto di iniziativa su ogni questione sottoposta alla deliberazione del Consiglio, attraverso la presentazione di proposte, mozioni, ordini del giorno e atti di indirizzo. Ciò significa che il consigliere comunale non soltanto può, ma dovrebbe utilizzare pienamente gli strumenti regolamentari e politici a sua disposizione per avanzare proposte amministrative concrete.

La presente riflessione non vuole rappresentare una critica, ma una considerazione più generale rivolta a tutti i consiglieri comunali, il cui impegno è sempre meritevole, ma che troppo spesso si limitano — forse anche per le dinamiche della politica moderna — a muovere critiche all’operato dell’amministrazione poco accompagnate da alternative concrete e praticabili.

Eppure proprio qui emerge il valore aggiunto dell’attività consiliare. Perché presentare una proposta articolata, predisporre una bozza regolamentare o formalizzare una mozione di indirizzo propositiva significa esercitare fino in fondo il proprio ruolo politico con contenuti anche amministrativi.

In passato, quando ho avuto l’onore di ricoprire il ruolo di consigliere comunale, ho sempre ritenuto che la critica dovesse necessariamente accompagnarsi alla proposta. Per questo motivo, accanto agli interventi politici, cercavo spesso di predisporre testi regolamentari, atti di indirizzo e proposte operative da mettere concretamente al servizio dell’amministrazione comunale.

Anche perché, paradossalmente, persino nel caso in cui l’amministrazione decidesse di non recepire quei suggerimenti, il consigliere ne trarrebbe comunque un vantaggio politico e amministrativo. Chi propone una soluzione concreta, infatti, può sempre rivendicare in futuro di avere indicato una strada alternativa. In altri termini, può legittimamente dire: “lo avevo detto”.

Sul tema del commercio nel centro storico, ad esempio, il Consiglio comunale potrebbe già avanzare una proposta completa di regolamento contenente alcuni principi fondamentali oggi adottati in molte realtà italiane.

Tra i punti più importanti vi dovrebbero essere:
• il principio di equilibrio merceologico, per evitare la concentrazione eccessiva delle stesse attività commerciali;
• limitazioni all’insediamento di attività omologanti che impoveriscono l’identità urbana del centro storico;
• la salvaguardia dei servizi di prossimità utili ai residenti;
• l’istituzione di un Albo comunale delle botteghe storiche;
• la tutela dell’artigianato tradizionale e delle attività identitarie della città;
• il censimento dei locali sfitti per monitorare concretamente il fenomeno della desertificazione commerciale;
• incentivi per nuove aperture e per il riutilizzo degli immobili chiusi;
• una disciplina armonica di insegne e vetrine per migliorare il decoro urbano;
• l’utilizzo temporaneo dei locali sfitti per eventi culturali, laboratori artigianali, coworking e iniziative commerciali temporanee.

Si tratta di strumenti ormai diffusi in molti comuni italiani e che potrebbero rappresentare anche per Sciacca una base concreta da cui partire.

La politica amministrativa più utile, infatti, non è quella che si limita a denunciare i problemi, ma quella che tenta di costruire soluzioni. Una città cresce quando il confronto politico riesce ad essere non soltanto conflitto, ma anche proposta, visione e capacità amministrativa.

L’auspicio è dunque che il lavoro avviato dalla Commissione Attività Produttive possa evolversi rapidamente in un confronto concreto tra Consiglio comunale e amministrazione, affinché il futuro regolamento sul commercio del centro storico non sia soltanto un atto formale, ma un vero strumento di rilancio economico, sociale e urbano per la città.

Accursio Peralta