di Christian Orlandini, classe 3°A PT-ISS Amato Vetrano, articolo partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”

A Santo Stefano Quisquina c’è un posto che ti mette in pace col mondo. È l’Eremo di Santa Rosalia, un ammasso di pietre e storia incastrato tra i boschi dei Monti Sicani. Non è solo una meta per devoti; è un posto dove il tempo rallenta davvero.
La storia di una scelta coraggiosa
Tutti conosciamo Santa Rosalia come la patrona di Palermo, ma prima dei festeggiamenti in città, lei era solo una ragazza nobile che decise di mollare tutto. Nel XII secolo si rifugiò qui, in una grotta umida e stretta, vivendo da eremita per dodici anni. Entrare in quella grotta oggi fa un certo effetto: è piccola, buia, ma trasmette una forza pazzesca. Ti fa chiedere come abbia fatto a resistere lì per così tanto tempo.
Oltre la grotta: un convento sospeso nel tempo
L’eremo che vediamo oggi è stato costruito intorno alla grotta secoli dopo. È un posto particolare, quasi un labirinto:
• Ci sono le celle degli eremiti, piccolissime, che ti fanno capire quanto fosse dura la loro vita.
• C’è la chiesa, che è bella ma senza essere troppo sfarzosa, con un altare che sembra spuntare direttamente dalla roccia.
• E poi c’è la cripta, un luogo un po’ cupo ma che ha un fascino incredibile.
Perché andarci oggi?
Non serve essere credenti per apprezzare la Quisquina. Il bello sta anche nel viaggio per arrivarci: si attraversa un bosco fittissimo dove l’aria è sempre fresca, anche quando giù in paese si muore di caldo.
Negli ultimi tempi l’Eremo è diventato una tappa fissa per chi percorre la Magna Via Francigena. È bello vedere camminatori da tutta Europa che arrivano qui, magari stanchi, per godersi il silenzio e, perché no, un pezzo di quel formaggio locale che è la fine del mondo. Alla fine, la Quisquina ti insegna una cosa semplice: a volte, per ritrovarsi, bisogna avere il coraggio di stare un po’ da soli e lasciare il caos fuori dalla porta.
Christian Orlandini, classe 3°A PT-ISS Amato Vetrano, articolo partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”