di Davide Orlandini, Classe IIIA PT – ISS Amato Vetrano, articolo partecipante al “ Premio giornalistico Enzo Porrello”

Nel cuore dei Monti Sicani, a Santo Stefano Quisquina, esiste un luogo che tutti conosciamo di vista ma di cui pochi comprendono il valore profondo: lo stabilimento dell’acqua Vera Santa Rosalia. Per anni è stato un punto di riferimento sotto il nome Nestlé, e oggi, con una nuova veste, continua a essere il battito del cuore economico della nostra zona.

Tra sorgenti e speranze: un po’ di storia

Tutto nasce dalla Fonte Margimuto. Non stiamo parlando solo di “acqua in bottiglia”, ma di un’acqua oligominerale di altissima qualità che dal 2007 viaggia dalle nostre montagne alle tavole di tutta l’Isola. I numeri sono impressionanti: una produzione che sfiora i 250 milioni di litri l’anno in un impianto di 20.000 metri quadrati. Ma la cifra che mi sta più a cuore non riguarda i litri, bensì le persone. Questo stabilimento è un’ancora di salvezza per decine di famiglie e una promessa per noi giovani: la dimostrazione che non dobbiamo per forza fare le valigie per costruire un futuro.

Non solo fabbrica, ma custode dell’ambiente

Spesso pensiamo all’industria come a qualcosa che “toglie” al territorio. In questo caso, studiando da vicino la realtà di Santo Stefano Quisquina, ho scoperto che si può anche “restituire”. Lo stabilimento è stato tra i primi in Italia a ottenere la certificazione AWS (Alliance for Water Stewardship). In parole semplici? Significa che l’azienda non si limita a imbottigliare, ma si impegna a proteggere la sorgente e a collaborare con la comunità per non sprecare nemmeno una goccia. Inoltre, il passaggio a una proprietà italiana ha portato nuovi investimenti nel fotovoltaico, dimostrando che si può produrre energia pulita rispettando l’aria dei nostri monti.

Una riflessione personale: la ricerca dell’equilibrio

È inutile negarlo: quando una grande azienda gestisce un bene primario come l’acqua, è normale porsi delle domande. L’acqua è di tutti, è un diritto, ed è fondamentale che le istituzioni vigilino con estrema attenzione. Tuttavia, credo che la vera sfida per noi, futuri periti agrari, sia trovare l’equilibrio. Non possiamo dire no allo sviluppo e al lavoro, soprattutto nelle aree interne che rischiano lo spopolamento; ma non possiamo nemmeno permetterci di ferire la nostra natura.

La storia dell’acqua Vera Santa Rosalia ci insegna che quando c’è trasparenza e dialogo tra chi produce e chi vive il territorio, l’industria non è un nemico, ma un alleato. È questa la strada che voglio vedere: una Sicilia che cresce, produce e, soprattutto, resta fedele a se stessa.

Davide Orlandini, Classe IIIA PT – ISS Amato Vetrano, articolo partecipante al “ Premio giornalistico Enzo Porrello