“5,8 MILIONI DI EURO DI FONDI EUROPEI SPESI, MA IL MARE È ANCORA VIETATO. LE VASCHE DI CANTIERE HANNO LE GUAINE SFONDATE E I FANGHI FOGNARI VANNO DIRETTAMENTE A MARE.”
Inizia così il comunicato dei consiglieri comunali Brucculeri e Blò (Controcorrente) , che annunciano di aver presentano esposti a NOE CARABINIERI, Procura, ARPA e Commissione Europea per il perdurante inquinamento della spiaggia dello Stazzone.

Il mare ancora vietato a causa del rinnovo del divieto di balneazione in vigore (Ord. Sind. n. 15 del 28/04/2026) per il 5° anno consecutivo, dopo che l’opera fognaria da 5,8 milioni di euro è stata dichiarata completata a marzo 2026, ha fatto scattare la reazione dei consiglieri comunali del movimento Controcorrente, Brucculeri e Blò, che hanno preannunciato il deposito di quattro esposti formali presso: Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, la Procura di Sciacca, ARPA Sicilia e Commissione UE (tramite portale CHAP).

In essi viene denunciato il perdurante inquinamento ambientale della spiaggia dello Stazzone e la mancanza di interventi correttivi a due mesi dalla dichiarata conclusione dei lavori fognari.
Viene evidenziato come la spiaggia, chiusa alla balneazione per il quinto anno di fila, lo rimane anche quest’anno, nonostante i 5,8 milioni di euro di fondi pubblici europei spesi per la nuova rete fognaria, nonostante i comunicati istituzionali del marzo 2026 che annunciavano la fine del problema.

Il Sindaco ha firmato una nuova ordinanza di divieto il 28 aprile, pochi giorni prima dell’inizio della stagione balneare.
La documentazione fotografica raccolta dai due esponenti di Controcorrente, con geolocalizzazione certificata (Lat. 37.5052 – Long. 13.0755), “mostra pozze di acque nere stagnanti sulla battigia e, elemento di gravità eccezionale, vasche di cantiere con le guaine impermeabilizzanti in HDPE visibilmente lacerate e sfondate lungo i bordi”.

“Una vasca di stoccaggio fanghi fognari con il telo impermeabilizzante squarciato non è più un sistema di contenimento è un punto di sversamento continuo – argomentano Brucculeri e Blò -, per i quali i liquami fognari filtrano direttamente nel terreno sabbioso costiero, raggiungono la falda freatica superficiale e riemergono sulla battigia. Questo meccanismo idrogeologico spiega le pozze nere fotografate sulla riva. Non si tratta di un cantiere che funziona male: si tratta di uno sversamento attivo e continuativo di rifiuti speciali liquidi nel suolo pubblico costiero”.
“Sul piano giuridico la situazione fotografata configura potenzialmente – secondo i due consiglieri comunali – i reati di inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p., introdotto dalla Legge 68/2015 sugli ecoreati), scarico non autorizzato nel suolo (art. 137 D.Lgs. 152/2006), abbandono di rifiuti speciali liquidi (art. 192 D.Lgs. 152/2006) e omissione di atti d’ufficio (art. 328 c.p.) in capo ai responsabili degli enti preposti”.
Gli esposti identificano come soggetti per i quali si chiede l’accertamento delle responsabilità: il Sindaco pro tempore di Sciacca, il Responsabile del Servizio Tecnico comunale, il Direttore di AICA (Azienda Idrica Comuni Agrigentini), il Commissario Straordinario per la Depurazione della Sicilia e il Responsabile del cantiere.
“Non possiamo accettare che 38.000 cittadini di Sciacca vengano privati del diritto al mare per il quinto anno consecutivo, con la beffa di fondi europei già spesi e lavori già ‘completati’. O le istituzioni intervengono immediatamente, o lo faranno i magistrati”, dichiarano Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò.
Essendo l’Italia già stata condannata dalla Corte di Giustizia UE per il mancato rispetto della Direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane, e rientrando Sciacca tra gli agglomerati oggetto della procedura di infrazione (il che aveva permesso di finanziare con fondi comunitari la nuova rete fognaria), i consiglieri Brucculeri e Blò hanno presentato formale reclamo anche alla Commissione Europea tramite il portale CHAP, documentando lo scarto tra la dichiarazione di completamento dell’opera e la persistenza del divieto di balneazione.
COSA CHIEDONO I CONSIGLIERI COMUNALI DI CONTROCORRENTE:
Interventi urgenti entro 7 giorni
1 Svuotamento immediato delle vasche di cantiere con guaine lacerate tramite autospurgo autorizzato
2 Emissione di ordinanza sindacale urgente per la bonifica della pozza stagnante e l’interdizione fisica dell’area
3 Campionamento urgente delle acque e del suolo da parte di ARPA Sicilia con comunicazione dei risultati entro 72 ore
4 Pubblicazione dei verbali di collaudo della nuova rete fognaria e dei dati analitici delle acque scaricate
5 Avvio delle ispezioni televisive (CCTV) per identificare gli allacci abusivi residui non intercettati dai lavori