
L’ipotesi di una ordinanza comunale volta a regolamentare la distribuzione e la somministrazione di bevande alcoliche nel centro storico di Sciacca, così come preannunziato dal nosto primo cittadino, appare, nel quadro attuale, una scelta che molti cittadini potrebbero ritenere opportuna.
La tutela della vivibilità urbana, il contrasto agli episodi di degrado e la necessità di garantire serenità a residenti, famiglie e operatori economici rappresentano esigenze reali, che meritano risposte concrete da parte dell’amministrazione.
Il centro storico di Sciacca è patrimonio identitario della comunità, luogo di incontro e attrazione turistica. Preservarne il decoro e la sicurezza significa tutelarne il futuro. In questo senso, un intervento mirato sugli orari di vendita e sui distributori automatici di bevande può costituire uno strumento utile, soprattutto nelle fasce serali e notturne, quando più facilmente si concentrano comportamenti problematici.
Tuttavia, ogni provvedimento amministrativo, per essere efficace e duraturo, deve poggiare su basi solide anche sotto il profilo giuridico. Un’ordinanza percepita come eccessiva, generica o discriminatoria rischierebbe infatti di essere contestata davanti al TAR, con il risultato di indebolire proprio l’obiettivo che si intende perseguire.
Per questo motivo, il Comune farebbe bene a seguire alcuni criteri essenziali.
Anzitutto, la motivazione. L’ordinanza dovrebbe essere preceduta da un’adeguata istruttoria: relazioni della polizia municipale, segnalazioni dei residenti, dati su schiamazzi, vandalismi, consumo incontrollato di alcolici o disturbo della quiete pubblica. Più il provvedimento sarà fondato su elementi concreti, più sarà difendibile.
In secondo luogo, la proporzionalità. Le limitazioni dovrebbero essere circoscritte al perimetro realmente interessato dai fenomeni critici e alle sole fasce orarie in cui tali criticità si manifestano. Misure generalizzate o valide senza limiti temporali potrebbero apparire eccessive.
Terzo punto, la parità di trattamento. Se si interviene sui distributori automatici, occorre spiegare chiaramente perché. La mancanza di controllo diretto sull’acquirente, la possibilità di accesso ai minori o l’assenza di presidio umano possono costituire ragioni oggettive. In assenza di tali motivazioni, una disciplina diversa rispetto ad altre attività commerciali potrebbe essere contestata.
Infine, l’innovazione. In luogo di un semplice divieto, l’amministrazione potrebbe valutare l’obbligo di sistemi di verifica dell’età per i distributori automatici, sul modello di quanto già avviene in altri settori. Sarebbe una soluzione moderna, meno invasiva e potenzialmente più efficace nel contrasto alla vendita ai minori.
In definitiva, l’iniziativa del Comune merita attenzione e, nei suoi obiettivi, può trovare largo consenso. Ma perché produca risultati concreti e resista a eventuali ricorsi, serviranno equilibrio, buon senso e precisione tecnica. Le buone ordinanze non sono quelle più severe, ma quelle meglio scritte.