di Luca Mulè, classe 4F IISS Calogero Amato Vetrano, articolo partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”

Anni fa un agguato mafioso tolse la vita a Vincenzo Mulè. una delle tante vittime innocenti di una violenza senza pietà

Vincenzo Mulè era mio cugino.

Nato a Cattolica Eraclea il 23 luglio 1965, era un ragazzo semplice, conosciuto da tutti per il suo carattere gentile e per l’animo buono.

Cresciuto in un ambiente legato alla terra, trascorreva gran parte delle sue giornate in campagna. La mattina si alzava presto, come era abituato a fare fin da piccolo, e portava il bestiame a pascolare, spesso nei pressi del fiume Platani, un luogo per lui familiare e rassicurante.

Quel giorno, che sembrava iniziare come tanti altri, Vincenzo si recò in campagna con la sua solita serenità.

Non c’era nulla che facesse presagire ciò che sarebbe accaduto di lì a poco.

Durante la giornata incontrò alcune persone del posto, tra cui Liborio Terrasi, Domenico Francavilla e Mariano Virone.

Quando vide arrivare un trattore, con la spontaneità tipica della sua età, chiese un passaggio per attraversare il fiume, senza immaginare minimamente il pericolo imminente a cui stava andando inconsapevolmente incontro.

All’improvviso, la tranquillità di quella giornata venne spezzata. Un’auto sopraggiunse a grande velocità, dirigendosi verso il gruppo. In pochi istanti, si scatenò una violenta sparatoria: una pioggia di proiettili colpì senza distinzione tutti i presenti, trasformando quella giornata serena in una scenario di terrore e morte.

L’obiettivo dell’agguato era Liborio Terrasi, ma la logica spietata della mafia non lasciò scampo a nessuno.

Dietro quell’attacco vi era un ordine preciso: Totò Riina aveva incaricato Giovanni Brusca di eliminare non solo il bersaglio, ma anche tutti i possibili testimoni.

Una decisione crudele, che condannò a morte anche chi, come Vincenzo, si trovava lì per caso, ignaro e innocente.

Tra le fiamme e il caos di quei momenti, Vincenzo Mulè perse la vita.

La sua morte rappresenta una delle tante tragedie causate dalla violenza mafiosa, che ha spezzato vite innocenti e segnato profondamente intere comunità.

La sua storia è oggi un simbolo del prezzo pagato da chi, senza alcuna colpa, si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Ricordare Vincenzo significa non solo rendere omaggio alla sua breve vita, ma anche mantenere viva la memoria di tutte le vittime innocenti della mafia, affinché simili tragedie non vengano mai dimenticate e possano servire da monito per le generazioni future.

Luca Mulè, classe 4F IISS Calogero Amato Vetrano, articolo partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”