
NOSTRO SERVIZIO PARTICOLARE – INCONTRO CON IL REGISTA PAOLO SANTANGELO
C’è un pezzo di Sciacca che brilla su Amazon Prime Video, e non è un modo di dire: sono i lavori del regista Paolo Santangelo, un figlio di questa terra che, dopo gli anni trascorsi a Firenze, ha scelto con ostinazione di ritornare. La sua è una scommessa d’amore e di cinema: raccontare l’universale partendo dai volti della sua città, dalla sua luce unica e da storie che affondano le radici in questo territorio
Su queste pagine lo abbiamo raccontato più volte. Nel 2022 c’eravamo quando debuttò “A sciarra è p’a’ cutra” all’Arena Giardino della Multisala Badia Grande, quattro serate estive in cui Sciacca si è rivista sullo schermo e ha sorriso. Quel film portava la dedica ad Emilio Sorce, grande anima del teatro amatoriale saccense, figura che chi ha una certa età non dimentica. Oggi Paolo è su Amazon Prime Video, e questo, ribadiamolo, è motivo di orgoglio per tutti noi.
Per capire Paolo Santangelo bisogna tornare indietro. E’ proprio lui a raccontarci che c’è una stanza, nella sua memoria, che lui chiama la sua prima stanza. Il posto dove il cinema è entrato per la prima volta e non se ne è più andato. Da lì è nata una fame, di immagini, di storie, di film. Li divorava. Uno dopo l’altro, con quella concentrazione silenziosa di chi sta cercando qualcosa senza ancora sapere bene cosa.
Il momento che ha cambiato tutto arriva nel 1997. Giuseppe Tornatore viene a Sciacca, al Cinema Gaudium per presentare L’uomo delle stelle. In sala c’è anche il giovane Paolo. Tutti fanno domande al regista di Nuovo Cinema Paradiso. Paolo aspetta, poi va fino in fondo. Vuole sapere una cosa sola: come si diventa regista. Quella sera ha capito che non c’era altro da fare, doveva provarci. E quella stessa estate si trasferisce a Firenze per frequentare la scuola di cinema Immagina, dove successivamente ha insegnato montaggio e riprese.
Paolo Santangelo non parla di cinema come si parla di un lavoro. Parla di vocazione. Di missione, quasi. C’è qualcosa di missionario nel modo in cui porta avanti i suoi progetti, con pochi soldi, senza strutture alle spalle, ma con una convinzione che non si discute. Il sogno che lo muove è antico e semplice: raccontare l’essere umano attraverso le immagini. Perché il cinema, dice, racconta attraverso le immagini. Non attraverso le parole, non attraverso le spiegazioni. Attraverso quello che si vede.
Per imparare quella grammatica bisogna studiare, certo. Ma la scuola vera, quella che i corsi non danno, è l’ascolto. Nulla nasce dal nulla, ripete. Bisogna imparare ad ascoltare le persone, i luoghi, i silenzi. Prima di parlare, bisogna stare fermi e ascoltare. Solo dopo si può raccontare qualcosa che valga la pena raccontare.
In ogni suo film c’è Sciacca. Non come sfondo, come materia. Paolo attinge dal suo bagaglio di sensazioni, la luce tagliente di agosto, il vento che arriva dal mare, le facce dei vecchi seduti fuori dai bar, le campagne gialle d’estate. Tutto questo entra nei suoi film perché lui lo porta dentro da sempre, come qualcosa che non si può lasciare a casa.
La luce, in particolare, ha per lui un’importanza quasi ossessiva. Non è una questione estetica. È una questione di verità. Quella luce cambia le immagini, le fa respirare, le rende vive. E il territorio fa il resto, diventa personaggio, diventa racconto.
La sua visione sta da qualche parte tra Pasolini e Fellini. Da uno ha preso la crudezza onesta del reale, dall’altro la libertà di sconfinare nel sogno. Nei suoi film le due cose convivono senza stridere. E spesso è proprio in quella zona di mezzo, tra quello che è vero e quello che si sogna — che emerge qualcosa che assomiglia alla vita vera.
Paolo si autoproduce. Lo fa per necessità e per libertà insieme. Nessun produttore, nessun finanziamento, nessun compromesso. Ma questo significa anche portare tutto sulle spalle, e lui lo sa meglio di chiunque altro. Perché il cinema è l’arte più complessa che esiste. Non si può fare da soli. Ha bisogno degli altri, degli attori non professionisti che portano sul set la loro vita vera, delle persone del posto che aprono le porte di casa, dei collaboratori che ci credono anche quando il budget è zero e la fatica è tanta.
Dietro ogni risultato, ci sono sacrifici e anni di ricerca. Come Schopenhauer insegnava, è il dolore che affina la sensibilità. Un artista senza sensibilità non ha nulla da dire. La prospettiva cambia, dice Paolo, se cambi l’occhio anche solo di qualche grado. E lui quell’occhio lo ha sempre spostato, cercando l’angolo in cui le cose ordinarie diventano straordinarie.
Il suo luogo del cinema non è uno studio professionale. È casa sua. Quel santuario intimo dove tutto comincia, dove si rimonta, dove si guarda e si ricomincia daccapo. Eppure, nonostante l’autosufficienza, il sogno grande c’è e non lo nasconde: vuole un produttore che creda davvero nel suo cinema. Vuole vincere un Oscar. Lo dice con il sorriso di chi è ottimista per natura, non per ingenuità.
La felicità, ripete, sta intorno a noi. Sta nella semplicità. Ed è forse questo il cuore di tutto il suo cinema, trovare qualcosa di grande in una vita che, vista da fuori, sembrerebbe piccola.
La storia di Paolo Santangelo come cineasta comincia nei primi anni Novanta, con i primi cortometraggi girati a Sciacca. Fin da subito arrivano i riconoscimenti. “Parametri di vetro” vince il premio per il miglior montaggio al festival di Montecatini nel 1998. “Assioma” si aggiudica il miglior corto al Sovereto Film Festival nel 2000. “Il mare” viene trasmesso su RAI nel 2000 e ottiene un contratto biennale per passaggi su RAI SAT.
Ma è “Pisci di broru” a segnare il vero salto. Il cortometraggio viene trasmesso su La7 e RAI SAT, vince il Premio Corto Siracusano, il festival di Brescello, l’Intel Centrino Duo Award a Taormina, il Premio Massimo Troisi, il NIFF di Cinecittà nel 2007, il Giardino dei Corti nel 2008, il premio europeo Guido Carletti per la miglior regia a Pescara, e il Cuveglio Film Festival nel 2009. Uno dietro l’altro, festival dopo festival, sempre con pochi mezzi e molta sostanza.
Seguono “Dall’alto dei loculi” e “La pecora marina”, entrambi trasmessi su La7, selezionati in festival internazionali tra cui Teheran e il festival Arcipelago di Roma. “La principessa del mare”, girato in pellicola Super 8, vince la miglior regia al Valdarno Cinema Fedic nel 2010 e viene proiettato in Francia come corto d’apertura di una rassegna cinematografica.
Sul fronte dei lungometraggi: “Pupi di zucchero” viene proiettato nelle sale siciliane. “Ritorno al mare” (2011) è selezionato al Valdarno Cinema Fedic e al Kimera Film Fest. “Sole Giallo” (2014) vince il premio per la miglior attrice, assegnato da Claudia Gerini al Festival del Patologico di Roma, ed è selezionato all’Overlook Festival internazionale.
“Il Gigante Pidocchio”

“Il Gigante Pidocchio” è ora su Amazon Prime Video, incluso nell’abbonamento. Chi non lo ha ancora visto si troverà davanti a qualcosa di difficile da mettere in una categoria. Non è un documentario, non è una commedia, non è finzione. È tutte e tre le cose, e forse nessuna.
Il protagonista è Gaspare Vitabile, pastore della campagna saccense, uomo grande di corpo e ancora più grande di sogni. Paolo lo ha trovato sui social, colpito dalla sua vitalità, e ha deciso di puntargli la telecamera addosso senza copione. Ne è uscito un ritratto onesto e tenero di un uomo che lavora con le pecore ma non smette mai di sognare in grande. Il film ha vinto la menzione speciale al Torino Film Festival 2018, sezione Italiana Doc, un riconoscimento che è valso a Paolo anche l’invito di Gigi Marzullo nel programma “Cinematografo” su Rai 1. Nel 2019 è stato poi selezionato al Taormina Film Festival. Oggi, su Prime Video, trova finalmente il pubblico largo che merita.
“La Leggenda dell’Oca Misericordiosa”

Un’ora e sei minuti di commedia scritta e diretta da Santangelo, con Nicola Puleo e il fedelissimo Gaspare Vitabile. Racconta qualcosa sul significato della natura umana, tema che Paolo non abbandona mai, con quella leggerezza ironica e surreale che è diventata la sua firma.
Il film ha già percorso mezzo mondo: selezionato al Palma Film Festival in Spagna, al Festival del Cinema di Salerno, al Lift-Off Global Network di Tokyo, al Babel Film Festival di Cagliari, premiato come Miglior Film al Dialog Film Festival in Italia, Menzione d’Onore al Liberty Film Festival di Atene, e poi ancora a Los Angeles Italia, al Beyond The Screen Festival e al Black Owl Festival nel 2026.
Sciacca è su Amazon Prime Video. E dietro quello schermo c’è un uomo che ha cominciato tutto in una stanza, con una fame di cinema e una domanda fatta a Tornatore una sera del 1997.
Aveva ragione a non mollare. Come ci ricorda Paolo Santangelo: NON SMETTETE MAI DI SOGNARE…. AMICI!