di Gisella Mondino
E’ di ieri sera la notizia della morte di Romano Luperini, docente di letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Siena, professore aggiunto presso l’Università di Toronto, ideatore e coautore di La scrittura e l’interpretazione, una storia della letteratura Italiana che dal 1996 è in adozione in molte scuole e università italiane.

La notizia della sua dipartita ci porta a riprendere alcuni punti di forza del suo insegnamento che riconosce nella lettura e interpretazione dei testi letterari e delle loro interpretazioni critiche una fucina di idee e di dibattiti sull’impegno militante di chi scrive, sull’impegno militante di chi legge e sulla necessità di costruire una nuova dimensione etica del fare politica.



Con la sua storia della letteratura ha sdoganato alcune interpretazioni critiche che vedevano prevalere il giudizio estetico su quello etico. Ci ha insegnato nuovi perimetri interpretativi dei classici italiani e straniere, ci ha aiutato a ridefinire la modernità, “epoca storica che è cominciata con la rivoluzione industriale e con l’affermazione economica e politica della borghesia e del sistema capitalistico e si prolunga sino ai nostri giorni.” e storicizzare la contemporaneità letteraria, che scorre liquida, obbligandoci a ridefinire i concetti di canone e di periodizzazione della letteratura del Secondo Novecento e del nostro Millennio.Ha creduto nell’importanza del dialogo e del confronto. Più volte, docenti ed alunni, lo abbiamo incontrato a Palermo per confrontarci sulla crisi della letteratura e della saggistica, del nuovo farsi del romanzo contemporaneo, del ritorno al realismo e della necessita dell’autobiografismo, tra fiction e non, tra Premi e Festival, continuando a credere nel potere della parola poetica libera ed eticamente impegnata, seppure consapevoli che a dominare siano le leggi del mercato dell’editoria. Ha continuato a credere nelle riviste letterarie e nella loro trasformazione digitale: “Il postmoderno coincide con la rivoluzione elettronica e con la nuova centralità che viene ad assumere la produzione di beni immateriali e in particolare del linguaggio. Le parole e i segni sostituiscono le cose” Tante generazioni di studenti di Sciacca, che oggi occupano posti di rilievo in contesti economici, culturali, sociali e politici, a Sciacca e non, sicuramente si ricorderanno di Romano Luperini e di quel suo richiamo della coscienza a vivere eticamente il proprio essere al mondo. O, almeno, così mi piace continuare a credere. Romano Luperini ci lascia una denuncia della crisi della letteratura, che è lo specchio della crisi della politica globale, nazionale e locale.
GISELLA MONDINO