di Anna Maria Marciante, classe IV D I.I.S. “CALOGERO AMATO VETRANO”, articolo partecipante al “Premio giornalistico Enzo Porrello”

A circa trenta chilometri dalla costa di Sciacca si trova uno dei fenomeni naturali più curiosi e affascinanti della storia europea: l’Isola Ferdinandea, una terra che compare dal mare per poi scomparire nuovamente sotto le onde.

Quella che potrebbe sembrare una leggenda è invece un fatto storico documentato.

Nel 1831 una violenta eruzione vulcanica sottomarina fece emergere dal mare una nuova isola, attirando l’attenzione di scienziati, marinai e governi europei.

Per alcuni mesi questa piccola terra diventò oggetto di contesa tra diverse potenze, prima di essere inghiottita di nuovo dal Mediterraneo.

Ancora oggi la Ferdinandea esiste, ma è nascosta sotto la superficie del mare e continua a rappresentare uno dei fenomeni geologici più affascinanti del Mediterraneo.

In realtà non si tratta di una vera isola stabile, ma della cima di un vulcano sottomarino situato sul Banco Graham, uno dei numerosi rilievi presenti nello Stretto di Sicilia.

Questa parte del Mediterraneo è caratterizzata da una complessa struttura geologica. I fondali non sono uniformi, ma presentano numerosi rilievi sottomarini chiamati banchi o secche, che si innalzano dal fondo del mare anche di centinaia di metri. Alcuni di questi rilievi arrivano molto vicino alla superficie e, in determinate condizioni, possono addirittura emergere formando temporaneamente nuove isole.

Il Banco Graham è uno dei più importanti di questi sistemi. Si tratta di un vasto complesso vulcanico formato da diversi coni sottomarini che si innalzano da fondali profondi tra i 250 e i 500 metri.

La Ferdinandea rappresenta la parte più alta di questo sistema vulcanico.

Il giorno in cui nacque un’isola

Nell’estate del 1831 i marinai che navigavano nel Canale di Sicilia notarono qualcosa di insolito. Il mare sembrava ribollire e dalla superficie si alzavano colonne di fumo e cenere. Alcuni raccontarono di aver visto l’acqua diventare scura e di aver sentito forti boati provenire dal fondo del mare.

Si trattava dell’inizio di una potente eruzione vulcanica sottomarina. Nel giro di pochi giorni grandi quantità di lava, cenere e frammenti di roccia iniziarono ad accumularsi sul fondale fino a emergere sopra il livello del mare.

Davanti agli occhi increduli dei marinai nacque una nuova isola. La terra appena emersa appariva scura, fumante e instabile. Nel giro di poche settimane raggiunse circa 60 metri di altezza sopra il livello del mare e una circonferenza di diversi chilometri.

La notizia si diffuse rapidamente in tutta Europa. Giornali, accademie scientifiche e governi iniziarono a parlare di questa nuova terra comparsa improvvisamente nel Mediterraneo.

La contesa delle bandiere

La nascita dell’isola scatenò subito una curiosa competizione tra diverse potenze europee. La posizione della nuova terra, infatti, era strategica per il controllo delle rotte commerciali del Mediterraneo.

Il Regno delle Due Sicilie, che all’epoca governava la Sicilia, fu tra i primi a rivendicare l’isola e la battezzò Ferdinandea in onore del re Ferdinando II di Borbone.

Gli inglesi arrivarono poco dopo e piantarono la loro bandiera, ribattezzando l’isola Graham Island.

I francesi la chiamarono invece Île Julia, perché era emersa nel mese di luglio.

Anche la Spagna mostrò interesse per questa nuova terra, che poteva rappresentare un punto strategico nel Mediterraneo.

Per alcuni mesi la Ferdinandea diventò quindi oggetto di una vera e propria disputa internazionale. Navi militari, studiosi e ufficiali navali visitarono l’isola per studiarla o rivendicarla.

Tuttavia la natura avrebbe presto deciso diversamente.

Un’isola troppo fragile

Nonostante la sua spettacolare nascita, la Ferdinandea era destinata a non durare a lungo. La sua struttura era infatti composta quasi interamente da materiali vulcanici molto fragili come cenere, lapilli e tufo.

Questi materiali sono facilmente erodibili dall’azione delle onde. Le correnti marine e le tempeste iniziarono rapidamente a consumare le coste dell’isola, portando via grandi quantità di materiale.

Nel giro di pochi mesi la superficie dell’isola si ridusse sempre di più. Alla fine del 1831 la Ferdinandea scomparve completamente sotto il livello del mare, proprio come era apparsa.

La piccola terra che aveva attirato l’attenzione di tutta Europa era sparita quasisenza lasciare traccia.

Un vulcano ancora attivo

Anche se l’isola non è più visibile, il vulcano che l’ha generata esiste ancora. Oggi la cima del cratere si trova a circa otto metri sotto il livello del mare.

Questo significa che, in teoria, una nuova eruzione potrebbe far riemergere l’isola

in futuro. Proprio per questo motivo la zona è attentamente monitorata da geologi e vulcanologi.

Un tesoro nascosto sotto il mare

L’area in cui si trova la Ferdinandea non è importante solo dal punto di vista geologico. Lo Stretto di Sicilia è infatti uno dei principali hotspot di biodiversitàdel Mediterraneo, “punto caldo” caratterizzato da livelli di biodiversità biologica particolarmente elevati e allo stesso tempo minacciato da perdita di habitat e specie.

I rilievi sottomarini, come i banchi e le secche, creano ambienti ideali per lo sviluppo della vita marina.

Le zone più superficiali sono spesso ricoperte da praterie di Posidonia oceanica, una pianta marina fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi mediterranei. Le sue praterie offrono rifugio e nutrimento a moltissime specie di pesci e invertebrati.

A profondità maggiori si sviluppano comunità coralligene, spugne, gorgonie e coralli profondi, tra cui il prezioso Corallium rubrum, il corallo rosso del Mediterraneo.

Le spedizioni scientifiche nei fondali

Nel corso degli anni l’isola fantasma ha continuato ad affascinare studiosi, subacquei e appassionati di storia. Proprio per questo, nel 2000, alcuni subacquei italiani hanno deciso di compiere un gesto simbolico: hanno collocato una targa di marmo sulla cima del vulcano sottomarino. La targa si trova a circa otto metri di profondità e riporta un messaggio che rivendica simbolicamente la sovranità italiana sull’isola nel caso in cui dovesse riemergere in futuro. Il gesto non ha un valore giuridico ufficiale, ma rappresenta un modo curioso e suggestivo per ricordare la storia della Ferdinandea e la sua appartenenza geografica alla Sicilia.

Negli ultimi anni gli scienziati hanno intensificato gli studi sui fondali dello Stretto di Sicilia. Tra il 2014 e il 2015 l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha condotto importanti campagne di ricerca sui banchi della zona.

Le spedizioni si sono svolte a bordo della nave oceanografica Astrea. Utilizzando veicoli sottomarini telecomandati (ROV), gli studiosi hanno esplorato i fondali e raccolto migliaia di immagini.

Le ricerche hanno permesso di identificare oltre 150 specie marine e diversi habitat protetti. Gli scienziati hanno inoltre individuato emissioni di gas dal fondale e depositi minerali ricchi di ossidi di ferro, segni della presenza di attività idrotermale sottomarina.

Questi studi hanno confermato che i banchi dello Stretto di Sicilia rappresentano veri e propri laboratori naturali dove geologia e biologia si intrecciano.

Sotto le acque del Mediterraneo la Ferdinandea continua a esistere, silenziosa. E forse, un giorno, il vulcano che la generò potrebbe tornare a risvegliarsi, riportando alla luce quella misteriosa isola che per un breve momento fece parlare tutta Europa. Anche se nascosta sotto le acque del Mediterraneo, la Ferdinandea rimane un luogo carico di storia, scienza e mistero, capace di attirare l’attenzione di studiosi, subacquei e appassionati di tutto il mondo.

É stato interessante ed affascinante approfondire le mie conoscenze riguardo a quest’isola misteriosa poco distante da Sciacca, anche perché la tutela e la salvaguardia del territorio non possono prescindere dalla conoscenza di quest’ultimo.

Anna Maria Marciante, classe IV D I.I.S. “CALOGERO AMATO VETRANO”, articolo partecipante al “Premio giornalistico Enzo Porrello”