di MASSIMO GRAMELLINI sul Corriere della Sera

Fuori ai rigori, e magari ci fosse un Baggio con cui prendersela. Qui al limite c’è Cristante, ma che cosa vuoi mai dire a Cristante, povera anima?
Fuori dai Mondiali per la terza volta di fila e non esistono più nemmeno la rabbia e lo stupore di otto e quattro anni fa: solo rassegnazione e sconforto, solo le lacrime strazianti di Gattuso.

Siamo passati in vantaggio grazie a una papera del portiere avversario: lo schema che ci riesce meglio. Poi la partita è girata intorno a un intervento kamikaze di Bastoni – questo è il suo anno nero, un allenatore scaramantico non lo avrebbe fatto giocare – che ci ha costretti a giocare in inferiorità numerica.
C’erano tutte le premesse per un’impresa epica, o per un altrettanto epica fregatura, quale in effetti poi è stata: l’infinito Donnarumma che si allungava come il portiere del subbuteo, i nostri contropiedisti che anziché alla porta miravano ai balconi delle case circostanti. E noi, davanti al televisore, a porci interrogativi esistenziali: perché la Bosnia, con appena 3 milioni di abitanti, ha un fenomeno come Alajbegovic e noi con 60 milioni riusciamo a produrre al massimo Politano?
Adesso ci diranno che non si poteva fare di più, o che non si poteva fare niente. E chissà se Meloni, dopo Delmastro e Santanché, riuscirà a far dimettere anche Gravina. Intanto i nostri adolescenti saranno la prima generazione di italiani a crescere senza la memoria di un’estate azzurra ai Mondiali. Ci consoleranno Sinner e Antonelli, però non è la stessa cosa.