Una strada lunga, impervia, tutta in salita: quella delle donne alla conquista dei loro diritti sacrosanti, della loro parità, della loro libertà. In questa giornata che non si definisce più “festa della donna” , in questo 8 Marzo 2026 in cui non si riceveranno più mimose, in questa ricorrenza in cui si sprecano aggettivi e in cui la retorica inonda il web, neppure noi vogliamo cadere nella trappola delle rievocazioni copiate e incollate da IA. Con parole molto semplici e con l’estrema sintesi che ci caratterizza vogliamo esprimere prima di tutto la nostra solidarietà alle donne che vivono sulla loro pelle la tragedia della guerra, siano esse le donne dell’Ucraina, dell’Iran , della Palestina, del Libano, del Sudan e di tanti altri scenari apocalittici in cui non soltanto le donne in prima persona pagano le conseguenze dell’aberrante e quasi demoniaca brama di potere di uno sparuto gruppo di governanti , come mogli, come madri, come figlie, ma calpestate e trattate come subalterne all’uomo, vivono una quotidianità umiliante e mortificante. In secondo luogo, in una giornata in cui wattsapp ci invia cartoline e aforismi che celebrano le donne, tutte noi siamo consapevoli che sono solo parole. Basti pensare ai femminicidi che devastano giorno per giorno un Paese che di definisce “civile” come il nostro. Basti pensare alle discriminazioni sui posti di lavoro. Basti pensare alle perverse politiche che condannano le madri a non fare più figli. Basti pensare alla subalternità all’uomo che dovunque e comunque penalizza le donne. Questo amaro in bocca non potrà essere cancellato nè dalle mimose nè dai baci di cioccolato.