Oggi, verso mezzogiorno e mezzo, mi sono ritrovato in piazza Scandaliato con il mio nipotino, riscaldati dal sole di una bella giornata.
Lui ha tre anni e mezzo, è molto curioso e non rinuncia mai a dire la sua.
Mi ha portato al bar, dalla sua amica Susanna, ci siamo seduti e ha ordinato un succo di frutto alla pera con accompagnamento di patatine.
Quando siamo usciti per riprendere la nostra passeggiata e le nostre quattro chiacchiere in piazza (si fa per dire, con lui di chiacchiere se ne fanno molte di più…) mi ha condotto verso la villetta di San Domenico con l’intento dichiarato di trovare qualche fiorellino giallo (l’acetopomella) da raccogliere per portarli alla sua mamma.

Nella villetta i fiorellini gialli li ha trovati e durante l’improvvisata raccolta del dono per la mamma mio nipote se ne è improvvisamente uscito con una frase spontanea che mi ha lasciato senza parole:
“Nonno, questa villetta è molto bella, ma è anche molto sporca!”
Mi sono guardato attorno con maggiore attenzione e mi sono reso pienamente conto di come avesse ragione: qui e là, sparsi per terra, rifiuti di vario genere, con prevalenza di lattine.
Da adulto, mi sono vergognato.
In quel momento ho pensato a quanto sarà difficile, nel tempo, fargli comprendere l’importanza di aver cura della pulizia degli spazi pubblici, l’importanza della cura del bene comune. E magari si abituerà a fare anche lui come fanno in tanti, e non si accorgerà neanche più della sporcizia che imbratta tanti luoghi della nostra città.
Gli ho risposto che erano stati dei ragazzini monelli e lui allora mi ha detto:
“Nonno, perché non puliamo noi?”
Non c’è nulla di inventato in quel che vi ho raccontato.
Sono andato via dalla piazza confidando in cuor mio che quando lui sarà grande anche gli spazi verdi della nostra città potranno essere puliti come quelli di ogni posto civile.
E, tenendolo per mano, ho anche immaginato e sperato che da grande sarà un cittadino attivo che si batte in difesa del bene comune ed anche, perché no, un giornalista come il nonno.