di Ignazio D’Asaro, classe V D del Liceo Classico “T. Fazello”, partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”

Se qualche anno fa avessimo chiesto ai cittadini di Sciacca di esprimersi in merito al tratto identitario per eccellenza della città, tutti avrebbero risposto: “Il Carnevale”.

Al giorno d’oggi, per molti saccensi, o sciacchitani che dir si voglia, non è più così. Che ciò risenta dello spostamento della festa mascherata dal centro storico, sfondo memorabile di decine e decine di edizioni, al più periferico quartiere della Perriera? 

In effetti, si sente spesso ripetere in giro una frase che suona quasi come un ritornello: “Il Carnevale alla Perriera non è più la stessa cosa!”.

Ebbene, se il Carnevale nella nuova location non è più “la stessa cosa”, vuol dire che è venuta meno l’ “identità” stessa della festa e, di conseguenza, anche il senso di riconoscimento dei cittadini in essa: non dimentichiamo che il termine “Identità” deriva dal latino “Idem”, il quale, non a caso, significa “La stessa cosa”.

In altre parole, aver cambiato la location ultra secolare del Carnevale ha significato mutarne l’essenza.

Ecco quindi che esso non viene più percepito come un tratto identitario cittadino: anzi, fra coloro che hanno vissuto le storiche edizioni degli anni passati, si è quasi insinuato un sentimento di “alterità” nei confronti di questa storica ricorrenza, oramai non più capace di unire il popolo saccense.

Eppure, se da una parte sono numerosi i nostalgici della vecchia location, dall’altra tanti giovani saccensi, che non hanno avuto la possibilità di interiorizzare lo spirito carnascialesco tradizionalmente legato al centro storico, si dichiarano entusiasti per questa festa, percependola come propria.

Fra l’altro, come affermato dall’assessore al turismo Francesco Dimino, lo spostamento dell’evento e la privatizzazione della gestione dello stesso permettono di registrare importanti entrate nelle casse comunali, da investire poi in eventi e manifestazioni suscettibili di arricchire il cartellone dell’estate saccense.

Sarebbe a questo punto legittimo chiedersi se la nostalgia non stia giocando brutti scherzi, se essa non costituisca un limite allo sviluppo della città. E se questo spostamento del Carnevale dal centro storico alla Perriera non vada semplicemente accettato come la naturale evoluzione di una festa, che come schiacchitani deve continuare a renderci fieri.

Tuttavia, passeggiando per le vie del centro storico, la sera del martedì grasso, quando il Comune ha voluto che vi si svolgesse quest’anno una sfilata dei gruppi mascherati, mi sono sentito dire: “Anche se a voi ragazzi questo può sembrare poco, per noi la cornice del centro storico rimane veramente suggestiva; vedere i gruppi sfilare ed i bambini lanciare coriandoli e divertirsi, avendo uno sfondo unico come quello di piazza Angelo Scandaliato, non ha eguali”.

In effetti, anche io ho potuto respirare un’aria diversa, un’atmosfera che, per un diciottenne come me, era senz’altro insolita, ma allo stesso tempo estremamente familiare ed intima. Insomma, anche se solo per una serata e seppur senza carri allegorici, è stato possibile fare un tuffo in un passato che, a giudizio di tanti, deve anche essere il “nostro” futuro.

Del resto, come ho avuto modo di apprendere in un confronto col maestro Pippo Graffeo, pilastro della tradizione carnascialesca di Sciacca, per comprendere appieno lo spirito della nostra festa basta semplicemente tornare alle sue origini. 

È vero che l’organizzazione della manifestazione all’interno del circuito di Via Allende, oltre a semplificare la gestione della sicurezza, permette alle maestranze di avere un più ampio margine di libertà e creatività nella realizzazione dei carri allegorici, creando quasi un “Paese delle Meraviglie”; ed è anche vero che ciò consente alla città di acquisire maggior rilievo a livello turistico, con maggiori introiti economici: in tal senso Sciacca si eleva al livello di altre importanti realtà carnascialesche, come del resto i numeri di presenze registrati già nel primo weekend della festa dimostrano.

Quindi è importante aprirsi alle nuove esigenze del contesto sociale e all’innovazione, non criticando ma mostrando amore nei confronti di questa festa, capace di portare Sciacca nel mondo e tutto il mondo dentro Sciacca.

D’altra parte, però, bisogna stare attenti a non confondere queste più che giustificate esigenze con l’omologazione: nell’era della globalizzazione, attraverso i social, è facile vedere le maestose sfilate dei carri che si svolgono in città come Viareggio o Acireale, e tentare di imitare una tradizione che, in realtà, non ci appartiene: il Carnevale di Sciacca è per sua natura una manifestazione identitaria. 

Sono migliaia i carnevali in tutta Italia, ma pochi identificano un paese e le sue tradizioni, come accade nella nostra città. Qui il Carnevale non ha mai avuto l’esigenza di spazi grandi e di enormi carri allegorici, in quanto storicamente è nato prima il copione, recitato sopra piccoli carretti (quelli che sarebbero poi diventati i carri) durante le antiche sfilate nella zona della ‘Chiazza’, sui quali i poeti e gli attori cercavano di ingraziarsi i bottegai al fine di ricevere cibo (salsiccia) e bevande (vino) per gli ‘schiticchi’, i famosi incontri conviviali che rappresentano uno degli aspetti più importanti di questa festa, intesa come evento comunitario. 

E, allora, quale può essere la soluzione a questa diatriba?

Come ci insegnano i Romani, “in medio stat virtus”: se scegliere fra le due location è difficile, allora scegliamole entrambe!

In che modo? Organizzando un Carnevale “diffuso”, che valorizzi entrambe le location e metta d’accordo tutti!

Si potrebbe, ad esempio, “restituire” il carnevale al centro storico, organizzandolo nel mese di febbraio, nei classici giorni che vanno dal giovedì al martedì grasso (anticipandone eventualmente l’inizio anche a qualche weekend precedente), per salvaguardarne il tratto identitario fondamentale e garantire la sopravvivenza dell’originario e autentico spirito del Carnevale di Sciacca. Ovviamente, andrebbero per questo ridimensionati i carri e adottate tutte le misure di sicurezza necessarie; ma, d’altronde, se alla presenza di migliaia di persone nel centro cittadino si svolgono grandi eventi come la processione della Madonna del Soccorso, perché il Carnevale non potrebbe riproporsi?

In tal modo, si darebbe spazio alle esigenze di chi ritiene che il vero Carnevale sciacchitano sia quello dei “poeti” che fanno satira nei confronti dei politici locali e quello degli attori che ne recitano i copioni in piazza Scandaliato, con lo sguardo rivolto verso il Palazzo di Città in cui quei politici agiscono; quello dei carri sviluppati in altezza che sembrano toccare il cielo e che, sfilando sullo sfondo dei grandi palazzi antichi (come lo Steripinto), donano agli occhi stupiti dell’osservatore una “cartolina” in cui storia, cultura, arte e fantasia si intrecciano meravigliosamente; quello dei gruppi mascherati composti da centinaia di persone e, soprattutto, quello dei nostri concittadini che non fanno parte dei gruppi, ma per ore e ore non smettono di ballare e divertirsi per le vie del centro, sulle note degli inni che raccontano la città.

Sarebbe, altresì, auspicabile riproporre una replica della manifestazione carnascialesca in estate, da svolgersi nel circuito della Perriera, circuito che, col suo affacciarsi sul lungomare della città, risulterebbe più congeniale alla bella stagione e che, a mio avviso, sarebbe in grado di attirare un elevato numero di turisti, permettendo al Comune di coprire le spese destinate anche all’evento tradizionale in centro storico.

Per farla breve, si tratterebbe di riprodurre nella nostra città il modello virtuoso dell’Atene classica, dove gli spettacoli teatrali che si svolgevano nel centro della polis, in occasione delle Grandi Dionisie, prevedevano dei rifacimenti messi in scena nei demi periferici, a distanza di qualche mese, durante le Piccole Dionisie.

In definitiva, si può concludere affermando che il segreto del successo sta nell’arte della mediazione: non ci può essere innovazione, senza rispetto della tradizione!

Ignazio D’Asaro, classe V D del Liceo Classico “T. Fazello”, partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”