Riceviamo e pubblichiamo con vivo interesse la riflessione del Giudice Nello Bongiorno in merito al nostro recente approfondimento sull’antropologia del Carnevale e della Quaresima. L’intervento del giudice, figura di profonda sensibilità culturale e giuridica, ci offre l’opportunità di elevare il dibattito. Il suo sguardo lucido ci aiuta a comprendere come il rito non sia solo memoria, ma struttura portante del nostro vivere comune.

Cara Filena (ma questo commento e’ esteso a tutta la Redazione di Servire Sciacca ,
leggendo stamane il tuo commosso ringraziamento per gli apprezzamenti fatti al tuo piccolo, e davvero straordinario , saggio di Antropologia Culturale , Storia dell’Arte e altro , anch’io avverto un moto di commozione insieme all’orgoglio di vedere che , anche nella mia Citta’, c’e’ qualcuno che sa parlarci di certi grandi Maestri -seppur quasi sconosciuti- quali Brueghel , Bosch o Sebastian Brandt (ma chi era costui ?) riuscendo perfino a “metterli in ideale connessione” con l’arcinoto e spesso abusato “CARPE DIEM”, prima parte di uno stesso emistichio cui fa seguito il meno noto : “Quam minimum credula postero” che il buon Orazio regalera’ (oltre che al prof. Keating nel film L’attimo fuggente) al Magnifico Lorenzo per il suo Inno carnascialesco sui “Trionfi di Bacco” invitando a stare lieti perche’ “Di doman non v’e’ certezza” .
E trattando del Carnevale viene ricordata la potente riflessione di Michail Bachtin, lo studioso riconosciuto come uno degli autori di riferimento sull’argomento sempre “oscillante tra la R egola e la Trasgressione” o , riprendendo l’iconologia del dipinto di Brueghel , tra il piacere godereccio del tempo di festa e la Quaresima simboleggiata nella cultura cristiana nel rito delle ceneri con quell’evidente riferimento all’ammonimento del “Pulvis es et in pulverem reverderit” di Genesi 3 , 19.
Ulteriore pregio del “piccolo e denso” saggio e’ di non fermarsi solo ai precetti biblici o alle citazioni tardomedievali sulla ” liceita’ di pazziare una volta l’anno” e alle riproposizioni letterarie rinascimentali sul tema , ma a testimonianza di una ininterrotta continuita’ letteraria sia nel tempo che nello spazio, va ben oltre fino ad arrivare ai nostri giorni e in aree culturali lontane ricordando la recente assegnazione del Nobel all’ungherese Laszlo Krasznahorkai con quel suo ripetuto mantra (ammiccante sia a Dostoevskij che all’ Imperativo kantiano) per ammonire che ” Quando ormai nulla e’ importante , ogni nefandezza e’ possibile” perche’ , appunto , a nessuno importa piu’ delle regole !
E infine, anche per dissipare ogni sospetto di piaggeria , vorrei fare un piccolo appunto critico alla brava Autrice segnalandole un imperdonabile “saltum letterario” proprio laddove tratta del “cote’ penitenziale” e omette di menzionarne il riferimento piu’ pregnante (oltre al decisivo e gia’ citato “Pulvis…” di Genesi 3) che e’ anche un pilastro fondamentale (ma per qualcuno e’ “il pilastro”) di tutta la poesia moderna , ovvero quel “Mercoledi’ delle Ceneri” di T.S. Eliot , potente mix di poesia , ritualita’ e drammaturgia del pensiero , in cui il sommo poeta “moderno e dantesco”,gia’ nell’incipit della prima strofe, dice di rivolgersi “Alla posterita’ del deserto e ai Frutti della zucca “, versi che non sono solo una “dedica” ma un Memento d’incredibile forza suggestiva anche oggi , anzi “specie” oggi che il carnevale e’ finito (o quasi ?) , SANREMO sta per cominciare , mentre le bombe in vari luoghi della Terra , continuano a cadere .

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Di FILENA RIZZUTO

Sono esperta in comunicazione internazionale e mi occupo di ospitalità di lusso.In questi anni ho capito che in vacanza la vera ricchezza è scoprire le cose semplici e genuine del paese in cui si è ospiti. Per questo adoro condividere le tradizioni, la bellezza e il buon cibo e racconto piccole storie che fanno grande la nostra storia, provando a stuzzicare il piacere della scoperta di Sciacca e delle "cose" di Sicilia.